una fessura

“Ste…Pensavo che fossi arrabbiato con me”. Ho tirato un sospiro di sollievo.
“Arrabbiato per cosa? Ho visto che eri in un momento di difficoltà e ho capito che ti serviva un po’ di spazio. Non so esattamente perché, forse nemmeno tu, però era quello di cui avevi bisogno. Quindi…come procedono i preparativi?”.
“Bene”.

Non volevo parlare del matrimonio. Non volevo parlare di nulla in realtà. Mi bastava aver ristabilito il contatto con lui per capire che quel silenzio era stato indispensabile.
Ma non per andare avanti sulla mia strada, nonostante fosse evidente l’effetto di quel distacco sulle attività che, nelle settimane precedenti, non ero riuscita a portare a termine. Mi era servito per capire che non volevo rinunciare alla nostra amicizia.

“Ste” ho continuato “Mi sei mancato”.
“Anche tu, non sai quanto”.
“Non posso rinunciare al nostro rapporto. Non ha senso. O magari ha senso, non lo so. Ma non voglio”.
“Allora non devi”.

 Cosa può succedere? Nulla, mi sono detta.

Ma forse per il fatto stesso che mi fossi posta la domanda dovevo capire che quella era l’unica risposta sbagliata.

Perché se dentro di me avessi davvero pensato che non sarebbe successo nulla, il problema non me lo sarei nemmeno posto, il silenzio non ci sarebbe stato e non avrei mai perso l’entusiasmo per quel pezzo di vita che adesso – inspiegabilmente – osservavo da spettatrice. C’erano Gabriele, l’anello che avevo al dito, il colore dei fiori, le prove grafiche per gli inviti…e poi io, che muovevo tutti i pezzi di quel puzzle, ma con il distacco di chi non provava più il senso di appartenenza ad un mondo che aveva costruito con le proprie mani, dal quale tuttavia non poteva pensare di allontanarsi.

Ho cercato di autoconvincermi del fatto che sarebbe andato tutto secondo i miei piani e che fossi in pieno controllo della situazione.

Ma nell’istante in cui avevo deciso di non escludere Stefano dalla mia vita, avevo creato una fessura. Uno spazio solo per lui, diverso da quello che aveva sempre occupato.

la-fessura

Più volte, nel corso dei mesi successivi, mi sono chiesta Perché la vita mi ha fatto questo? Perché il nostro rapporto non è rimasto quello di sempre? Perché esistono questi scherzi del destino?

Ci si sente vittime delle circostanze, quando in realtà, ripensandoci, c’è un momento, un preciso momento, in cui NOI permettiamo a qualcuno di fare capolino in quella fessura.
Abbiamo il controllo di questo: possiamo decidere di non crearla.
Non abbiamo invece il controllo di quello che può succedere una volta che la persona ci entra davvero.