sulla mia strada

Le giornate trascorrevano veloci.
Io e Gabriele eravamo nel pieno del trasloco, che sembrava non finire mai. Stavamo spostando gli ultimi scatoloni dall’appartamento in cui avevamo vissuto per quattro anni a quella che sarebbe dovuta diventare la nostra vera “casa”. Pochi mesi prima avevamo comprato un attico in una zona che piaceva a entrambi. Dopo sei mesi di lavori di ristrutturazione, eravamo finalmente pronti a trasferirci, chiudendo la saracinesca sul tema affitti, proprietari pazzi, mobili insignificanti e temporanei perché tanto-non-sono-quelli-della-vita.

Ho preso due giorni di ferie in coda al fine settimana per cercare di fare un po’ di ordine. Seppure fosse già pieno di oggetti, vestiti e quadri, appoggiati in tutti gli spazi disponibili, quello spazio mi sembrava così grande e…freddo. Era un ambiente asettico e volevo provare a dargli una nuova anima.

Stefano mi aveva offerto il suo aiuto ma quel lunedì non si era fatto sentire.
Il martedì pomeriggio, rientrando in casa dopo pranzo, ho incontrato il portinaio, che mi ha allungato un pacchetto.
“L’ha portato un ragazzo, ha detto che il suo nome è scritto sul biglietto, era alto…con i capelli neri…talmente tanti che pensavo avesse in testa un casco!”

È stefano, ho pensato. Non avevo dubbi.

Mi sono seduta sul divano con quell’oggetto misterioso tra le mani. Per prima cosa, ho aperto la busta.

Se qualcuno mi chiedesse “Perché le stai scrivendo?”…probabilmente, in questo momento, non sarei in grado di rispondere.

Forse perché sento la partenza per Boston sempre più vicina – manca solo una settimana se ci pensi – o forse perché, in generale, l’ultimo periodo è stato un po’ movimentato e mi ha lasciato con tanti dubbi e domande, partendo da quella che più volte mi sono posto: “Perché hai ritrovato la serenità allontanandoti da me?”.

Non sono qui per avere delle risposte, solo per dirti che questo periodo ha disorientato (tanto) anche me e che adesso mi spaventa l’idea di partire, anche se da un lato penso che sia meglio così, almeno ho la certezza che non sarò mai un problema per te, vivendo ad un oceano di distanza.

Mi  sono reso conto di quanto sia legato a te e sinceramente non sono sicuro di capirne il motivo. So solo che vorrei poterti stare vicino, proteggerti, vederti felice e senza pensieri. Ricordati che per te ci sarò sempre, anche se per qualche anno non fisicamente. Non so ancora quando riuscirò a tornare in Italia, spero almeno una volta ogni sei mesi.

Nel pacchetto troverai una collana. Come sai sono un grande fan di Ligabue. Ti ho fatto incidere il titolo della sua canzone per me più significativa: sulla mia strada. Io ce l’ho tatuato sul polso. Ti auguro con tutto il mio cuore di trovarla, la tua strada. Probabilmente ci sei già riuscita. Se così non fosse, continua a cercarla, perché ti meriti il meglio che la vita possa offrire.

So che queste parole sono un po’ strane e indefinite – lo sono anche per me che le ho scritte – ma sono l’unico modo che ho per sentirti più vicina e per dimostrarti almeno una parte dell’affetto che provo per te.

Un abbraccio
Ste

Con gli occhi pieni di lacrime, mi sono appoggiata allo schienale, ho aperto il pacchetto e stretto la collana in una mano.

Non capivo come potesse avere scritto quella lettera, così vaga ma capace di colpirmi al cuore con una precisione millimetrica.

sulla-mia-stradaSi leggeva chiaramente la paura di perdermi, ma allo stesso tempo la forza di guardare avanti e lasciarmi andare libera verso quello che desideravo per me stessa. E questo è forse il gesto d’amore più grande che si possa fare per una persona.
Allo stesso tempo, mi legava per sempre a sé con quella frase, che poteva leggere tutti i giorni, indelebile, sulla sua pelle.
C’era molta più eternità in quel regalo che in tutti quelli che avevo ricevuto fino a quel giorno.

Pensavamo entrambi che le nostre strade fossero destinate a dividersi per sempre, quando in realtà stavamo solo percorrendo due sentieri a prima vista diametralmente opposti, ma che si sarebbero presto incrociati.