sulle montagne russe

“E quindi, dove preferisci andare?” mi ha chiesto Gabriele mentre piegava il maglione per poi adagiarlo delicatamente nel cassetto.
“Quando?” ho chiesto.
“Quando secondo te?”
“Non lo so. Ti riferisci al viaggio di nozze?”
“Sì, visto che ne stavamo parlando dieci minuti fa…”
“Ho visto le proposte dell’agenzia, non mi convincono, tra l’altro lo sai che non amo affidarmi completamente agli altri per l’organizzazione e…”
“Ti posso fare una domanda?”. Il suo tono era tranquillo, ma sapevo di essere nei guai. Gabriele non era solito interrompermi durante un discorso.
“Certo, dimmi…”
“Dove hai la testa?”
“Eh?”
“Rispondimi. Dove hai la testa da un po’ di tempo a questa parte? Pensi che non me ne sia accorto?”
“Hai ragione, scusa. Sono stressata. Ho troppe cose a cui pensare, in ufficio sono costantemente sotto pressione, quando torno a casa non mi fermo mai e a tutto questo si aggiunge il matrimonio che…”
“…che non dovrebbe essere un peso” ha concluso lui al posto mio.
“Non lo è.”
“Non sembrerebbe.”
“Non riesco a fare tutto da sola, ho bisogno della tua collaborazione.”
“Perché non me l’hai detto prima?”
“Speravo che ci arrivassi da solo.”
“Sì, vabbè.”
“Vedi? Mi fai proprio passare la voglia.”
“Ah sono io che te la faccio passare, eh?”
Non ho mai capito se si riferisse a qualcosa (o a qualcuno) in particolare, ma ho preferito troncare il discorso sul nascere, facendo l’unica cosa che avevo la certezza funzionasse: dandogli ragione. Era sempre stato così, tra di noi. In questo modo, non litigavamo mai, ma non ci confrontavamo nemmeno. Qualsiasi discorso rimaneva sospeso nell’aria, irrisolto.
“Comunque, mi piacerebbe andare ai Caraibi. Possiamo andare a Saint Martin e Saint Barth, in dicembre lì è alta stagione. Che ne dici?”.
Sapevo che l’idea l’avrebbe entusiasmato, perché si trattava di una meta che mi aveva proposto un paio di anni prima. Se fosse stato per me, avrei scelto il Brasile. Era quello il viaggio dei miei sogni. Ma l’avevo tenuto nel cassetto.
“Davvero ti va di andare lì?”
“Sì” ho risposto, con poca convinzione. Gabriele non si era accorto di nulla e dopo pochi minuti stava confrontando diverse tariffe aeree.
E’ giusto così, mi sono detta, per non ammettere a me stessa che, pur di farlo stare tranquillo, non ero riuscita a far valere la mia volontà nemmeno in quell’occasione. Anzi, che non eravamo proprio riusciti a discuterne insieme, come sempre del resto.

Ho buttato l’occhio sulla scrivania, notando che il led rosso del Blackberry era acceso.
Ricevevo talmente tante email che era davvero raro vederlo spento, ma in quel caso aveva colpito la mia attenzione perché erano le 11 di sera e avevo ricevuto poco prima l’approvazione definitiva di tutti i documenti da presentare la mattina successiva durante l’incontro con i responsabili marketing del Sud Europa. Ero quasi certa, quindi, che non si trattasse di lavoro.

Oggetto: “Modifiche presentazione di domani”.
“Cretino.” ho premuto Invio mentre mi spostavo con il telefono in bagno. Era Stefano.
“Ahah! Ci sei cascata?”
“Per un attimo sì. Mi sentivo male all’idea di dover riaprire quel file. Poi però ho visto il mittente e stavo per scoppiare a ridere.”
“Comunque cretino a me non lo dici.”
“Sapevo che ti avrebbe dato fastidio.”
“Infatti. Ero sicuro che l’avessi fatto apposta. Sì, mi dà fastidio, in teoria. Ma se lo dici tu, devo ammettere che in fondo mi piace.”
“Allora non te lo dico più.”
“Non ti sopporto. Senti Bellina, che fai?”
“Niente, mi preparavo per domani.”
“Non ci crederò mai. Tu che ti prepari per un incontro? Ma figurati.”
“Non è vero infatti.”
“Guarda che non mi freghi…”
“Lo so.”
“Avevo bisogno di sentirti. Ho avuto di nuovo quelle strane sensazioni.”
“Ma mi spieghi meglio? Non capisco a cosa tu ti riferisca.”
Ti stavi allontanando da me. Me ne accorgo ogni volta, ormai ne ho quasi la certezza.”
“Ma come fai a capirlo?”
“Quindi è vero?”
“Non lo so…cioè…” non volevo essere esplicita ma a lui non riuscivo proprio a mentire. “Stavo parlando del viaggio di nozze.” ho continuato “Manca sempre meno al matrimonio e…”
“Non ti devi giustificare di nulla. Perché lo stai facendo?”
“Non ne ho idea, mi è venuto spontaneo.”
Per spostare l’attenzione su di lui ho aggiunto “Ma mi spieghi cosa ti succede?”
sulle-montagne-russe“Hai presente quando sei sulle montagne russe, quella sensazione di vuoto che senti quando stai per scendere a tutta velocità?”
“A me piace.”
“Anche a me, se fossi davvero al luna park. Immagina di sentirla mentre stai cucinando. O mentre sei al telefono con il tuo capo. O mentre ti stai provando un paio di scarpe in un negozio.”
“Ma come fai a sapere che è legata a me?”
“Lo so e basta.”
“Ma da quando ti succede?”
“Da quando mi hai preso la mano. Non sto dicendo che sia stato il gesto in sé, ma una cosa è certa: mi succede proprio dal quel giorno. Comunque te lo spiegherò meglio domani.”
“Perché domani? Non me lo puoi dire adesso?”

Il mio cuore ha iniziato a battere all’impazzata.
Gabriele era entrato in bagno all’improvviso, fissando il mio smartphone.
“Cosa stai facendo?” mi ha chiesto.
Non avrei saputo dire da quanto tempo fossi seduta sul water con il blackberry in mano. Cinque…dieci minuti?

“Niente, sto rileggendo la presentazione di domani.”. Lui ci avrebbe creduto.
“Dai, vieni a letto, sono le 23:30”. Ero lì da mezz’ora.

Gabriele ha chiuso la porta dietro di sé e si è diretto in camera.
L’avevo scampata, ma il battito del mio cuore non decelerava, perché prima di cancellare l’email di Stefano ero riuscita a leggere la prima frase.
“Perché domani sono a Milano.”.

Mi tremavano le mani mentre digitavo i tasti per andare a recuperarla nel cestino.
“Perché domani sono a Milano. Atterro alle 11. Pranziamo insieme?”.