duemilapercento

“E cosa pensi di avere trovato?”
“L’Amore. Per me, per te, per noi. Quello della specie protetta. Ripetiamo sempre le stesse cose, se qualcuno leggesse quello che scriviamo…”
“Si innamorerebbe, Ste.”
“Di cosa?”
“Del sentimento, della tua dolcezza, del mondo che abbiamo creato.”
“Come tutte le persone a cui abbiamo raccontato ciò che stiamo vivendo.”
“Con chi ne hai parlato?”
“Con la proprietaria del mio appartamento. E con un paio di compagni di classe.”
“Non mi avevi detto nulla…”
“Sai già tutto. O meglio, non sai cosa dico a loro, ma sai cosa provo, cosa penso…cosa divento quando ci sentiamo…”. Forse si aspettava una risposta da parte mia, che non è arrivata.
“…Un cretino, intendo.” ha aggiunto.
“Ma quale cretino…sei tutto quello che avrei voluto avere dalla vita.”
“Perché avrei voluto? Sembra che manchi un pezzo di frase. Avrei voluto se…Invece sono qui.
“Magari ci stiamo sbagliando entrambi e la cosa si sgonfia, o magari scopriamo che non è come sembra…e se provassimo queste emozioni solo perché siamo tutti e due – io quasi – sposati? Non lo so e non ci voglio nemmeno pensare…”
“Ma lo fai.”. In effetti non aveva tutti i torti.
“E’ vero. Però in questo momento per me sei troppo e non so come gestire la situazione se non tirando il freno a meno con questi pensieri e contenendo me stessa. Visto che tu non sei in grado di farlo.”.

Mentre mi preparavo per la giornata infinita che stavo per affrontare, che prevedeva cerimonia di laurea, pranzo con i parenti e cena con gli amici della sorella di Gabriele, ripensavo a quella conversazione. E a quanto fossi pesante. Sì, perché lo ero. Forse troppo. Forse per questo Stefano non mi aveva più scritto nulla. Forse…
“Forse devo aggiungere una cosa per non essere fraintesa. Non voglio assolutamente dire di essere la donna della tua vita, o di essere sicura di volere stare con te chissà per quanto. Per quello ne so potrebbe anche essere un’avventura di un giorno, un mese o un anno, ma per qualche motivo che non so spiegare sono certa che sarebbe un sogno. Vissuto al duecento per cento.
“Non capisco questa precisazione e non ti risponderei nemmeno. Non so se tu sia la donna della mia vita. Come faccio a saperlo? So solo che non ho mai provato quello che provo per te e non so cosa sia. Probabilmente il tempo lo dirà. Ad oggi, so solo che è immenso.
“Ma non era Amore?”
“Penso di sì, ma chi può dirlo? Facciamo un esperimento. Finiamola con tutte queste paranoie e discorsi inutili, nelle prossime ore limitiamoci a scrivere una parola a testa. E cerchiamo di capire cos’è.”
[Uso il fucsia per Isabella e il verde per Stefano]

“Ci sto. Inizio io. Immenso.”
“Ma l’ho appena detto io…”
“Una parola.”
Follia.”
Intimità.”
Intesa.”
“Non mi copiare.”
“Non rompere. Ovunque.”
“Eh?”
Tutto.”
“Non ti seguo.”
“Fare di tutto ovunque.”
“Non ricominciamo come l’altro giorno…”.

Quello che pensavamo fosse solamente un sentimento intangibile e platonico, si era trasformato, durante quel pranzo mano nella mano, in qualcosa di molto meno astratto. Nel giro di pochi minuti, eravamo in grado di passare da discorsi indefiniti, puri e per certi versi anche spirituali, a dialoghi spinti e per così dire…poco romantici (per passare il concetto con eleganza). Con la stessa intensità, all’ennesima potenza. Bastava soltanto che uno dei due facesse il primo passo.

“Isabella è pronta?”. La voce del fratello maggiore di Gabriele ha messo in pausa quella fase del gioco.
Sì, sono qui. Sono già sul pianerottolo.”. L’ultima parola prima di uscire, mi sono detta.
In realtà abbiamo continuato il nostro esperimento tutto il giorno. Gli ho scritto nascondendo il cellulare tra i banchi dell’università, sotto il tavolo del ristorante, dietro la schiena di sua cognata, dentro la borsa, in mezzo alla tesi.
Era sbagliato? Sì, era sbagliato.
Era evitabile? Sì, era evitabile.
Ero felice?

duemilapercentoFelicità.”
Sfida.”
Cambiamento.”
Crescita.”
Fiducia. Protezione. Comunque tu sapevi già tutto.”
“In che senso?”
“Quando sostenevi che mi sarei dovuta prendere una settimana di vacanza se mi avessi riferito quello che pensavi, non avevo idea di cosa mi potessi dire perché non ero nella confusione più totale. Mentre tu sembravi in pieno controllo della situazione. Sono in ritardo di due o tre settimane rispetto a te.”
“Due o tre settimane? Pieno controllo? Mi sono limitato a parlare con te, confrontandomi, sfogandomi e ascoltando i tuoi timidi segnali, per arrivare arrivare alla consapevolezza che stesse nascendo qualcosa di grande. Abbiamo fatto tutto insieme, fin dall’inizio. Adesso vorrei solo avere la libertà di viverti, scoprirti, baciarti (e qui mi fermo)…so che ci sono dei limiti oggettivi e che si deve avere pazienza, ma per quale evoluzione? Non lo so. So solo che siamo profondamente legati, ci rispettiamo e non vogliamo che l’altro soffra. E che nessuno dei due è pronto per scelte complicate e drastiche.”
“Già.”
“E che non mi puoi chiedere di trattenermi, perché non lo voglio fare e in fondo nemmeno tu, visto che mi dai corda…”
“Lo so…perché in teoria vorrei pormi dei limiti, ma la pratica è ben diversa, come abbiamo constatato più volte.”
“E’ così. Giusto per chiarire, streghetta…non sono qui ad aspettare il momento in cui tu sarai pronta per fare evolvere la storia, ma scelgo di viverla anche secondo i tuoi tempi e i tuoi sbalzi di vedute per due motivi. Perché quello che provo per te è così grande che non posso che accettare tutto ciò che ritieni ti faccia stare meglio. E’ questo che voglio: che tu stia bene, che sia felice, serena, piena di vita, sempre e non solo quando passi del tempo con me. Inoltre penso che questo possa rappresentare il prezzo da pagare per il dono che ho ricevuto. I regali sono gratuiti, è vero. Ma le cose migliori non lo sono mai. Richiedono sempre sforzo, sacrificio, pazienza, determinazione, costanza, impegno. Questo sentimento infinito non è da meno. Magari cambierà e diventerà più normale, ma nessuno ci porterà mai via l’intimità che abbiamo scoperto di avere e per la quale sono disposto a tutto. Ti ho incontrata e il resto conta poco o nulla. Sarai la mia migliore amica, una storia breve, mia moglie o chissà cos’altro, basta che tu sia qualcosa perché non posso pensare di perderti e ti regalerei la luna se potessi.”.

Gli avrei dovuto ricordare che una moglie…ce l’aveva già. Ma non ho voluto rovinare la poesia di quel momento.
“Questa era più di una parola.”
Noi.”
Riconoscersi.”
Coraggio. Abbandonarsi. Coraggio di abbandonarsi. A quello che ci siamo detti, scritti, promessi.”
Duemila.”
“Duemila cosa?”
Duemilapercento. Altro che duecento per cento.”

Ero felice, lo eravamo entrambi. Troppo felici.