guardare avanti

“Ho pensato ad una cosa ma non so se dirtela.”
“Sono io quella che si tiene dentro tutto. Anzi, che si teneva…”
“Hai fatto qualche progresso, ma hai ancora tanta strada da fare per aprirmi completamente questo.” mi ha detto Stefano, mettendomi una mano sul cuore. “Ad ogni modo” ha aggiunto, “Secondo me, avremo una storia. Alla luce del sole, intendo. Se succederà, ci sposeremo nel giro di sei mesi.”
“Sei andato da un cartomante senza dirmelo?”
“Non sei d’accordo?”
“In realtà sì. Ma non ha senso. Tu sei già sposato. Io sto organizzando il matrimonio. Cioè, si fa per dire…”
“Perché, ci sono problemi?”
“Tanti, Ste. Tantissimi.”
“Hai ragione, scusa. Forse il mio discorso non ha senso, è vero. Ma è quello che sento e non mi va di nascondertelo.”
“Perché parli proprio di sei mesi?”
“Prenderemmo la decisione al volo, di istinto, senza riflettere, perché sarebbe l’unica possibile.”
“Può essere. Intanto, cerco di combatterti come posso.” gli ho detto, tirandogli un pugno sul braccio.
“Strega che non sei altro, prova a darmene un altro e vedi cosa…” mentre finiva la frase l’avevo già colpito di nuovo.
“Ah sì? Peggio per te.”.

Ha iniziato a farmi il solletico dappertutto, senza sapere che lo soffrissi tantissimo. Mi dimenavo e ridevo a crepapelle.
“Quando ridi in questo modo non riesco a ragionare.” mi ha detto, fermandosi. I pizzicotti sono diventati carezze, poi baci, morsi…
Drrrrin. Ci siamo guardati per qualche secondo in un modo che aveva un significato inequivocabile: tempo scaduto. La sua sveglia aveva iniziato a suonare, ricordandoci che dovevamo tornare alle nostre vite. Vere, reali.
Non te ne andare.
“Non dirmelo, ti prego. E’ già abbastanza difficile così.”
Quali sono i prossimi passi?” gli ho chiesto, fingendo di essere alla fine di una riunione di lavoro.
Mi ha sorriso, si è fermato un attimo e poi ha detto “Quelli che decideremo di fare.“.
Ha tirato il mio braccio verso di sé per prendere la mia collana tra le mani. La nostra collana.
“L’altro giorno, quando ci siamo sentiti su Skype, l’ho notata sul polso e sono impazzito. Mi sembra di essere ancora di più legato a te, se la indossi in questo modo.”
“La tengo sempre così ormai.”
“Non te la togliere mai.”
“Ci provo. Ogni giorno. Non è sempre facile.”
“Lo so.”
guardare-avanti“Intendo ammettere che mi hai sconvolto la vita e che non credo di poter tornare indietro.”
“Infatti devi guardare avanti.”
“Vale lo stesso per te.”
“Certo.”
“Mi sembri sempre così tranquillo, come se non valutassi attentamente le conseguenze delle tue azioni.”
“Valutare, conseguenze, azioni…mi sono addormentato.”
“Ahah, ma smettila. Sono seria.”
“Bellina mia, siamo nella stessa situazione ma la viviamo in modo diverso. Nel tuo caso vince spesso la testa, nel mio vince quasi sempre il cuore.”.

Mi ha stretta forte a sé facendomi subito dimenticare le paure e i dubbi. Ci siamo persi ancora per un po’ in quel mondo incantato, fatto di gesti tanto più semplici quanto più carichi di emozioni.

Che poi, a dirla tutta, io non ho ancora capito come funzioni, questo rapporto tra razionalità ed istintività.
Perché Stefano era, inizialmente, molto più istintivo di me?
E’ una questione di carattere?
Oppure un risvolto della sua situazione personale, ben più definita della mia (sposato vs in procinto di sposarmi)? Io mi trovavo esattamente di fronte al bivio, potevo scegliere in qualsiasi momento di prendere la strada alla mia destra o alla mia sinistra. Lui stava già camminando da un po’ su una delle due e forse per questo si sentiva, paradossalmente, più libero. E’ sbagliato, certo. Ma in quel momento lui non doveva (ancora) scegliere, io sì, perchè il matrimonio si avvicinava sempre di più e avrei dovuto decidere di interromperne i preparativi al più presto per non compromettere ulteriormente il mio futuro.

Quello che so con certezza, oggi, è che prima o poi i conti con la razionalità si devono fare. Non esiste una persona al mondo che viva solo di istinto, che segua solo il cuore, che non rifletta minimamente sulle conseguenze delle proprie scelte. Anche quelle più folli passano attraverso momenti (e periodi) di lucidità.
C’è chi dà maggiore spazio alla testa da subito, chi in un secondo momento. Lui l’ha fatto più avanti. Ci sono stati tanti parallelismi, tante coincidenze, ma per quanto riguarda questo aspetto ci siamo comportati in modo diametralmente opposto.

“Che cosa farai stasera?” mi ha chiesto, mentre si rivestiva.
“Non lo so. Probabilmente andrò in giro senza una meta.
“Bello. Anzi, bella…quanto sei bella?”
“Ma che bella.”
“Bellissima. Penso che non laverò mai questa maglietta, mi sento il tuo profumo addosso…”
“Anch’io…”
“Se non mi do una mossa perdo il volo.”. Mi ha guardata e ha aggiunto “Quando ci rivediamo?”
“Bella domanda.”
“Cerco di venire io. Sempre che tu non ti trasferisca qui. A proposito, ci stai riflettendo? Perché sicuramente riceverai una proposta.”
“Ma figurati.”
“Lo sai anche tu.”
“Vedremo, ma dubito. Comunque no, non ci sto riflettendo, non sto riflettendo su nulla a dire il vero, oggi ho svuotato la testa, come mi avevi suggerito di fare. Anche se non completamente…”
“Prenditi un po’ di tempo. E poi ne parleremo insieme.”
“Ok.” gli ho risposto, gettandomi tra le sue braccia.
“Addirittura un abbraccio spontaneo…sto proprio vivendo un sogno allora!”
“Può darsi. Neanche a me sembra vero.”.

Mi ha dato un bacio portandomi sul letto. “Guarda che fai tardi”.
“Lo so. Fai la brava.”
“In che senso?”
“In generale. Rimani così Bellina per un po’, non far tornare la streghetta, ti prego.”
“Ci provo, te lo prometto.”.

Siamo saliti su due taxi separati, lui in direzione dell’aeroporto, io verso Williamsburg, il mio quartiere preferito di Brooklyn.
Quando sono scesa ho camminato fino all’altezza dell’11esima strada, mi sono seduta sulla sponda dell’East River, per perdermi di fronte alla vista dei grattacieli di Manhattan illuminati.
Pensando che magari stessi sbagliando e che mi stessi comportando in modo scorretto, ma che allo stesso tempo quello dovesse essere necessariamente l’errore più giusto della mia vita.

“Buon viaggio, Ste. E’ stato tutto stupendo, anzi magico.
Come sempre.