tarakè

[Premessa: da qualche giorno nel mio giardino sono spuntati moltissimi “soffioni” che mi hanno fatto pensare ad un testo che, come quello sui desideri, ho scritto circa quindici anni fa (è un tema di italiano). Ne riporto una parte qui sotto, virgolettata, inserendola nella storia che sto raccontando.]

“Allora, com’è andata a New York?” mi ha chiesto mia mamma mentre annaffiava le piante in giardino.
“Bene. E’ stato stupendo.”
“E il colloquio?”
“Anche.”
“Ti hanno già fatto sapere qualcosa?”
“No…non sono passate nemmeno 24 ore!”
“Con Gabriele hai risolto?”
“Per modo di dire…”
“Cioè?”
“Non si è mai fatto sentire. Gli ho scritto un messaggio al quale non ha risposto. L’ho chiamato due o tre volte, ma il suo telefono squillava a vuoto. Mi ha fatto passare delle ore infernali. Come sempre, del resto. Credo che fosse un modo per vendicarsi. Ma ieri quando sono tornata a casa mi sembrava tranquillo.”
“Non mi sembra un atteggiamento corretto nei tuoi confronti.”
“E’ fatto così.”
“Alla fine, lo giustifichi sempre…”
“Non lo sto giustificando.”
“Non so come tu possa vivere con una persona così.”
“Mamma!”
“Hai ragione, scusa. Sai che non mi permetto mai di interferire nel vostro rapporto. Ma tu non sei felice. Questo è palese. Concedimi di fartelo notare.”
“Ok, grazie per l’interessamento, apprezzo la tua sincerità.”.
Mi sono allontanata senza darle il tempo di rispondere, perché in quel momento non avevo nessuna voglia di affrontare quel discorso.

Camminavo sul prato, cercando di non calpestare i fiori. C’erano margherite, violette, ranuncoli. Un papavero solitario. E poco più in là, una distesa infinita di soffioni. Erano spuntati quasi tutti in pochi giorni, nell’angolo più selvaggio del giardino e – come ogni anno – nessuno osava tagliarli, perché erano la passione di noi ragazzini.

Ne raccoglievamo uno a testa, ci sedevamo in cerchio, tutti concentrati sul desiderio che, di lì a poco, avremmo espresso. Mia nonna, qualche anno prima, ci aveva raccontato la leggenda dei piscialetti, come li chiamava lei, con quel termine che ci faceva sempre sorridere.
“Se con un solo soffio tutti i semi volano via il vostro desiderio si avvererà molto presto. Altrimenti, stabilite un periodo di tempo (giorni, settimane, mesi o anni) e contate quanti soffi vi occorrono per vedere tutti questi ombrellini volare via. Ecco, quella è l’attesa che vi separa dalla sua realizzazione.”.

“Adesso che siete cresciuti vi posso svelare un altro segreto sul soffione o meglio, sul suo nome scientifico.” ci ha detto quel giorno. “Isabella, tu che stai studiando greco, sai qual è il significato della parola tarassaco?”
“No, non ne ho idea…”
“Deriva da tarakè che significa scompiglio, turbamento, e da akos che significa rimedio, perché nel Medioevo si pensava che avesse delle proprietà medicinali.”
“E quindi perché questo fiore viene associato alle leggende sui desideri?”
“Prova a darti una risposta da sola.”

Ho riflettuto per qualche istante sul quel periodo così confuso, per certi versi un po’ noioso, pensavo di voler spazzare via tutto con un…soffio. Una folata di vento. Ma un soffio non bastava, perché i problemi e il malessere non si mandano via così, da spettatori, bisogna agire, allora ecco che in quel momento ho deciso di esprimere un desiderio. Quel desiderio sarebbe stato il rimedio al mio turbamento.

“Ho capito.” ho detto a mia nonna, che nel frattempo stava raccogliendo un po’ di margherite, per fare dei piccoli mazzetti.
“Ora puoi esprimerlo. Ma ricordati che si tratta di una leggenda. Se vuoi che si avveri, non basta aspettare.”
“Devo agire. Lo so.”.

Voglio trovare il coraggio di fare qualcosa di grande, ho pensato. Ho pensato che fosse troppo banale, anche un po’ infantile, forse. Chissà com’erano i desideri degli altri. Magari avevano le idee molto più chiare delle mie.
Mentre soffiavo, osservavo gli ombrellini che volavano via. Un soffio non è bastato a liberarli tutti. Allora ho stabilito un periodo di tempo. Mesi. Ho soffiato una, due, tre volte, alla sesta del soffione non c’erano più tracce, se non nell’aria.

Sei mesi dopo ho consegnato i documenti per frequentare il secondo anno di liceo classico all’estero.
La prima di tante esperienze che mi hanno cambiato la vita.
La prima di tante in cui ho dovuto tirare fuori il coraggio che non sai nemmeno di avere prima di affrontarle.
La prima di tante che sono state la mia salvezza, anche e – soprattutto – nei momenti più difficili.

tarakeSono tornata da mia mamma con un soffione in mano.
“Ti piacevano così tanto, da piccola.”
“Sì, è vero.”
“Sai qual è l’etimologia della parola tarassaco?”
“Sì, mamma, lo so. Me l’ha detto un po’ di anni fa la nonna. Mi sembra di vivere in un dizionario, a volte…”
“Beh, trovo che abbia un significato così affascinante…”.

Ho guardato quel batuffolo bianco, pensando a quale desiderio potessi esprimere quel giorno. Anche se non ero più una ragazzina. Anzi, proprio per il fatto che fossi ormai una donna, dovevo trovare un obiettivo e cercare di prendere in mano la mia vita, com’ero stata capace di fare a 16 anni.
Voglio superare questo incrocio, prendere una strada e lasciarmi il bivio alle spalle.

Ho soffiato una volta, ma non sono riuscita a far volare via tutti i semi. Non si sarebbe realizzato nell’immediato, ma lo sapevo, del resto. Dopo tre soffi sono rimasta con il solo stelo del soffione in mano.

E con una domanda: tre mesi bastano per cambiare trent’anni?