i prossimi passi

Sono stata in ufficio il più a lungo possibile, con la scusa di dover rileggere un documento legale che richiedeva molta concentrazione e soprattutto silenzio. In realtà non ero rimasta lì per lavorare. Da un lato, non volevo tornare a casa. Non sapevo come e nemmeno se condividere con Gabriela la proposta che avevo ricevuto. Dall’altro avevo iniziato a scrivere un’email. E come sempre, mi ero estraniata da tutto e da tutti, compresi i pochi colleghi che mi facevano compagnia nell’open space, anche loro concentrati sul monitor del computer nonostante l’ora tarda. Mi chiedevo cosa stessero facendo. Magari qualcuno di loro, come me, non aveva voglia di rientrare, per chissà quale motivo. Mi piaceva pensare che fosse così, per sentirmi meno sola nel mio tormento. Ad uno ad uno di sono alzati tutti, mentre io rimanevo alla mia scrivania, continuando ad esternare il mio flusso di coscienza in in una pagina bianca di Outlook, che si stava riempiendo di parole. Quando la voce proveniente dall’altoparlante nel corridoio ha annunciato lo spegnimento di tutte le luci del palazzo, ho capito che non avevo più scelta: dovevo lasciare la scrivania. Ho salvato la bozza dell’email, assicurandomi mi potervi accedere anche dal Blackberry, e mi sono diretta verso l’ascensore.

Inaspettatamente, dalle porte di vetro, ho intravisto il mio capo. Mi ha guardata facendomi intendere che mi avrebbe aspettata al piano terra. Gli ho risposto mostrandogli il pollice rivolto verso l’alto, anche se avrei preferito tornare nel mio ufficio e passare lì la notte, piuttosto che affrontare lui. Che sicuramente aveva già saputo tutto.
“Ciao Marco. Pensavo di essere rimasta da sola.”
“So tutto.” mi ha detto senza neanche provare a rispondere alle mie parole.
“Allora dimmi cosa devo fare.”
“Non mi ascolteresti.”
“Dammi almeno un consiglio. O uno spunto di riflessione.”
Ci sono scelte da fare. Dolorose, doverose, audaci.
“Non me la sento. Non adesso.”
“Entro quando devi dare una risposta?”
“Ho una settimana di tempo.”
“Per quanto tempo ti aspettano, se accetti?”
“Al massimo tre mesi.” gli ho risposto, sospirando.
“Cosa ti succede Isa? Dove hai lasciato la tua grinta?”
“Non lo so. Sono senza forze.”
“Con Stefano tutto bene?”

Credo che il mio viso abbia assunto tutte le tonalità esistenti del rosso. Non mi sarei mai aspettata che mi rivolgesse una domanda di quel tipo.
“Torniamo sul discorso della mancanza di grinta?”
“Va alla grande, quindi.”
“Purtroppo sì.” ho ammesso, inerme.
“E’ l’uomo perfetto per te.”
Sapevo quanto fosse vero, ma non ero ancora pronta per sentirlo dire dagli altri. “Se fosse perfetto non avrei dubbi.”
“I dubbi ti vengono quando ti fermi. A differenza di quanto potresti pensare, se rimani immobile, le forze e il coraggio diminuiscono.” mi ha appoggiato una mano sulla spalla e poi ha continuato: “Vieni allo stadio domenica sera?”
“C’è la Fiorentina a San Siro contro L’inter, lo so…”
“Dai, vieni a sostenere la tua squadraccia in trasferta.”
“Non ho i biglietti.”
“Te ne procuro uno io.”
“Si può fare…”
“Te lo porto domani. Ti lascio andare. Buona serata. E continua a camminare.”.
“Ci provo.”.

Ho messo in moto la Vespa e mi sono finalmente diretta verso casa, con un’energia e una serenità ritrovate. Dopo aver parcheggiato nel cortile del palazzo, ho messo il cavalletto e sono rimasta seduta sul motorino per rileggere l’email che avevo scritto in ufficio.

i-prossimi-passiOggetto: I prossimi passi

Ciao Ste,
continuo a pensare alla proposta che ho ricevuto e non posso fare altro che dirti grazie. Non devo ringraziarti, lo so, me lo ripeti ogni giorno. Ma da quando sei entrato nella mia vita e in particolare da quando esiste un NOI…per quanto possa essere sbagliato, scorretto, confuso, destabilizzante…sì. Ma allo stesso tempo magico, nuovo, emozionante, forse anche troppo, ma è proprio questo che lo rende così speciale…Da quando c’è tutto questo e dal momento in cui ho iniziato ad accettarlo, tanti aspetti della mia vita hanno iniziato a cambiare, o forse non a cambiare ma sicuramente a risvegliarsi insieme a me. E non è un caso che mi abbiano dato questa opportunità proprio adesso. Perché oggi ho la possibilità di vederla. Di guardarla con occhi diversi: i miei e non quelli di qualcun altro. Se me la fossi trovata di fronte in passato non l’avrei nemmeno presa in considerazione, l’avrei quasi derisa, pensando che fosse folle. L’avrei cestinata immediatamente, senza riflettere, perché non si sarebbe potuta incastrare nella mia vita “perfetta”. In fondo, ti dico la verità, sono abbastanza certa del fatto che non l’avrei mai potuta ricevere. Perché Marco non avrebbe sponsorizzato quella Isabella, come persona. E non avrebbe nemmeno potuto sponsorizzare la professionista, visto che il lavoro di New York si discosta totalmente da quello che ho fatto fino ad oggi. E se anche l’avesse fatto, sono sicura che non sarei andata a fare il colloquio.
Le opportunità nascono anche dal proprio atteggiamento nei confronti della vita.
Ogni tanto rileggo l’email e penso che sia tutto un grande errore o una presa in giro, ma solo il fatto di averla ricevuta mi rende talmente felice che capisco di non doverla scartare a priori. Sarà egoismo, può darsi, sarà pazzia. Non lo so. So solo che in questi mesi ho provato, pur tra mille paure e ripensamenti, a non seguire il flusso. E il risultato qual è stato? Attimi di felicità pura. Qualcosa che non avevo mai vissuto prima.
Ti ho chiesto più di una volta quali siano i prossimi passi e oggi – come al solito nei momenti più inopportuni, ad esempio durante una riunione – ho capito che in fondo non mi interessa capire quali siano. Basta che ci siano. Che io li faccia. Però vorrei che i prossimi passi siano appunto dei passi, non dei salti nel vuoto. Per questo motivo non credo che riuscirò ad accettare l’offerta. So che me ne pentirò. Ma so anche di non essere pronta, in questo momento, a rivoluzionare la mia vita più di quanto stia già facendo. Magari dall’esterno sembro immobile, ma dentro di me ho già percorso tanta strada, quella più importante.
Quella che va dritta al cuore.
E il più grande regalo che si può fare ad una persona è proprio questo: farle scoprire e insegnarle a tenere vivo ciò che ha nel cuore.
Grazie.
Grazie.
Grazie.
Non smetterò mai di ringraziarti.
Affronterò tutti i problemi, te lo prometto, ma devo fare un passo alla volta. 

Nell’istante in cui ho premuto invio, ho ricevuto una sua email. Se avessi avuto ancora qualche dubbio sulla magia del nostro rapporto, quel giorno mi sarei tolta anche gli ultimi rimasti.
Oggetto: Un passo alla volta

“Che fai?”
“Gabry, ciao…niente, cancellavo un po’ di email.” gli ho risposto, aprendone una che potevo archiviare.
“In cortile, seduta sul motorino, al buio…”
“Perché no?”
“Contenta tu.”.

Sì, ero proprio contenta. E felice. Tanto. Gli avrei voluto chiedere se conoscesse il significato di quella parola e se gliene importasse qualcosa del fatto che io lo fossi, ma ho preferito soprassedere e seguirlo, in silenzio.
Un passo alla volta, mi ripetevo, mentre l’ascensore percorreva tutto il palazzo.