adesso sì

Ho allungato le gambe sul muretto e mi sono sdraiata appoggiando la testa sulle gambe di Stefano, che ha accompagnato il mio movimento tenendomi il viso tra le mani.
“Raccontami qualcosa che non so.” gli ho detto, inclinando il capo per guardarlo negli occhi.
“Sai tutto.”
“Proprio tutto?”
“Non dirmi che hai capito…”
“Può darsi. Non sei sereno.”
Adesso sì.”
“E quando non sei con me?”
“Lo sono quando non mi allontani. Togliendo la collana o dandomi risposte da stronzetta.”
“Streghetta!”
“Diavoletta.”
“No, streghetta! Però mi piace anche diavoletta. Temo che mi piaccia proprio tutto…quello che sei, dici, fai…”
“Già…siamo in due.”
“E quando sei a Boston sei sereno?” gli ho chiesto, per tornare al discorso da cui eravamo partiti.
“Boom. Hai centrato il bersaglio.”
“Lo sapevo. Stai dando gli esami?”
“Ecco…”
“…No?” gli ho chiesto, sgranando gli occhi.
“Non ci riesco. Non sono concentrato. Mai. E’ questo il problema.”
“Perché non me ne hai mai parlato?”
“Per non darti ulteriori preoccupazioni. Il solito motivo.”
“Sei rimasto indietro quindi?”
“Sì. Riesco a seguire i progetti con i compagni, perché mi guidano loro, ma non ho la testa per tutto il resto e ti dirò…non me ne importa più di tanto.”
“Ti capisco, sto vivendo qualcosa di molto simile in ufficio.”
“Ed è stupendo! Non essere lucido, intendo. Ma sai, a volte penso che stia solo perdendo tempo.”
“Non è così.”
“Invece sì. Sto camminando su una strada che – sono certo – abbandonerò.”
“Non è detto che si tratti di tempo perso. Quante volte capita che percorriamo delle strade per un po’ e poi ne prendiamo una deviazione?
“Anche questo è vero. Infatti sto cercando di farmi trasferire. Il concetto di deviazione calza a pennello…”
“Cosa? E me lo dici adesso? Qui?”
“Te lo volevo dire guardandoti negli occhi.”
“Ma non era previsto che ci vedessimo! Chissà quanto avrei dovuto aspettare!”
“Non avremmo resistito molto a lungo, quindi immaginavo che sarebbe successo nel giro di qualche settimana. Anche perché altrimenti sarei venuto a rapirti al lavoro.”
“Ti prego, un giorno lo fai?”
“Non devi neanche chiederlo.”
“Perfetto! Mi vengono i brividi solo al pensiero di cosa tu possa organizzare. Tornando a noi, in quale città verresti trasferito?”
“Non lo so. Vicino a te.”
“Davvero?” gli ho chiesto, senza riuscire a contenere l’entusiasmo e cercando di sollevarmi.
“Stai giù. Mi sdraio anch’io”.
“Guarda che cadiamo giù. E non credo sia particolarmente piacevole, con tutti quei sassi” gli ho detto, irrigidendomi.
Correrò il rischio.”

adesso-siSiamo rimasti lì per ore ed ore, parlando di sogni, intavolando discorsi folli e senza senso, confrontandoci su tutto ciò che ci passava per la testa. Ridendo fino alle lacrime e prendendoci in giro appena ne avevamo l’occasione. Ci siamo persino dimenticati di essere in quel paradiso incontaminato, ma del resto il luogo per noi non aveva mai avuto rilevanza, perché qualsiasi posto diventava incredibile. Bastava che ci fossimo entrambi e che dessimo, al nostro sentimento, la possibilità di attraversarci e di scorrere liberamente.

“Ste, secondo te che ore sono?”
“Non saprei. Considerando che siamo arrivati qui a mezzogiorno, potrebbero essere le due. Oppure le tre. O le cinque.”
“Ahah, molto utile! Non hai l’orologio?”
“No. Mi hai mai visto indossare un orologio?”
“In effetti no. Neanch’io ce l’ho. Prendo il telefono.”
“No. Stai qui.” mi ha detto, slacciandomi un bottone della camicia.
“Sarà tardissimo.”
“Può essere…” ha replicato, mentre continuava con i successivi.
“Adesso ti bacio dappertutto.”
“Troppo amore oggi.”.

Non sono riuscita a fermarlo. A dire il vero, non ci ho nemmeno provato.
Fino a quando mi sono resa conto che il sole stava scendendo sempre più velocemente per tuffarsi nel mare.

“E’ tardissimo, dobbiamo andare.”
“Hai detto che ti saresti fermata.”
“Non posso, Gabriele mi uccide. Non ho neanche controllato se mi abbia scritto qualcosa.”
“Stai qui, Bellina.” mi ha detto, come sempre fingendo di non aver sentito le mie parole.
“Amore mio, non posso.”
“Amore mio, che casino.”
“Lo so. Non ci pensiamo.”
“Invece ci dobbiamo proprio pensare. A proposito, quando torni qui?”
“Non lo so, ma ti prometto che lo farò.”
“Sempre di nascosto?”
“E tu?” gli ho detto, mimando il gesto di un pugno indirizzato verso il suo cuore.
“No, niente pugni! Non si risponde con una domanda, streghetta.”
“Spero di no. Non di nascosto, intendo.”
“Lo spero anch’io, per entrambi.”

Ci siamo voltati contemporaneamente verso l’orizzonte, scorgendo un traghetto che si muoveva verso di noi.
“Bellina muoviti perché se non prendiamo quello, ci lasciano qui. Credo che sia l’ultimo. Sempre che tu non abbia cambiato idea…”
“Magari…Ma quindi sono le cinque! Grazie per questa giornata meravigliosa.”
“Sono partito con l’idea di farti visitare i luoghi che più amo di questa zona, poi come al solito ci siamo persi.”
“E cosa c’è di più bello?” gli ho domandato.
“Nulla.”

Mi sono avviata verso la spiaggia prima che Stefano finisse di sistemarsi. Eravamo rimasti solo noi due. Chissà quante persone erano passate durante il giorno, mentre noi eravamo lassù, su quel davanzale, a darci tutto l’Amore possibile.
E impossibile.
Pazzo, libero.
Indimenticabile.

Pochi istanti dopo essermi seduta sul treno ho cercato il telefono all’interno della borsa. Non controllavo le notifiche da più di sette ore. Ho trovato qualche chiamata persa, un messaggio, un numero incalcolabile di messaggi in chat, ma ho aperto direttamente il primo della lista, arrivato in quel momento.

“Sei la cosa più bella che mi potesse capitare. E’ un amore infinito che può solo crescere…Immenso, magico e inspiegabile agli esseri umani.
Non trovo le parole per spiegarti quanto sia felice di averti ritrovata. Perché da qualche parte ci eravamo sicuramente già incontrati. E non mi riferisco al corso in università. Parlo di un posto che forse non conosceremo mai, ma che sicuramente esiste, perché altrimenti tutto questo non potrebbe esistere. Non potrei provare queste sensazioni incredibili che sono certo non riproverò mai con nessun altro.
Amo la vita anche per questo: perché ora so che c’è una persona che mi fa pensare sempre positivo e mi dà la certezza che tutti i problemi si possano risolvere. Penso che non si possa chiedere di più…sei un sogno.”
“Anche tu. Sono senza parole.”
“So che è stato difficile arrivare fino a qui…e non intendo a Genova, ma al punto di lasciarsi andare per passare una giornata come quella di oggi. Anzi, ti chiedo scusa se a volte sono stato un po’ pressante, ma non avevo scelta, se non quella di prenderti per mano.”
“Per portarmi dove?”
“Ma che ne so. Non ho ancora capito dove siamo finiti.”
“Nemmeno io.”
“Però capisco che ne è valsa la pena.”
Adesso sì.“.