non si sceglie chi amare

“Ste…ci sei?”
“Dimmi.” mi ha risposto subito. “Sbaglio o dieci minuti fa mi ha detto che eri in ritardo?” ha aggiunto.
“Lo sono tuttora. Mi manchi.”
“Anche tu principessa.”
“Aspetta non devo distrarmi, ti ho scritto per un motivo specifico. Prima non ti ho detto una cosa. Gabriele sarà in viaggio per le prossime tre settimane, in un primo momento ho pensato di rimanere a casa, ma vista la situazione, forse è meglio che lo segua.”
“Non ti nascondo che mi hai appena dato un colpo al cuore. Però è giusto così e fai bene ad andare.”
“Ci tiene molto.”
“E tu?”
“Non lo so.”
“Non sa mai nulla, Bellina.”
“Hai ragione.”
“Sto scherzando ovviamente.”
“E’ la verità! Penso di volere andare ma non ne sono poi così sicura. Da un lato mi spaventa l’idea di allontanarmi così tanto da casa in questo momento, dall’altro però…”
“…ti spaventa di più il pensiero di stare da sola.” ha continuato lui.
“Ecco, sì. E poi…” ho iniziato una nuova frase, ma mi sono subito interrotta. “No, nulla.”
“Dimmelo.”
“Non posso. Questo è troppo, anche per due come noi.”
“Dimmelo.”
Mentre leggevo ho avuto la sensazione di sentire un suo sospiro.
“Se andasse da solo mi farebbe impazzire di gelosia, e non credo di poterlo sopportare, in questo momento.”
“Ah. Ora è tutto chiaro.”
“Mi dispiace, Ste. Non avevo il coraggio di dirlo nemmeno a me stessa.”
“Sono qui per questo.”
“Non è vero. Non posso abusare della tua infinita pazienza, arriverà un giorno in cui non mi sopporterai più.”
Scapperemo insieme prima che succeda.”
“Brividi…”
“Ti posso fare una domanda?” mi ha chiesto.
“Certo.”
“Perché parli di gelosia?”
“Parte insieme ad un gruppo di colleghi, tra i quali c’è una ragazza che lo stuzzica da sempre.”
“Stuzzica…ma come parli?”
“Ahah! Ma che ne so. Va beh, ci siamo capiti.”
“Come sempre, del resto.”
“Già. Insomma, conoscendolo mi farebbe passare tre settimane da incubo. Quindi è meglio che vada con lui. Per questo e per i suddetti motivi.” gli ho scritto, usando di proposito un’espressione poco colloquiale.
“Quando scrivi in questo modo mi fai impazzire, anche perché so che lo fai perché cerchi di nascondere il fatto che tu sia in difficoltà.”
“Ma cosa devo fare con te?” gli ho chiesto, facendogli capire che avesse fatto centro un’altra volta.
Amami. Penso che possa bastare.“.

Il suono del citofono mi ha permesso di distogliere lo sguardo dallo schermo del cellulare, su cui mi ero incantata.
“Sì?”
“Sei pronta?” mi ha chiesto Gabriele.
“Arrivo.”.

“Vado in stazione. Ti scrivo domani.”
“O più tardi.” ha ribattuto Stefano.
Sappiamo entrambi che finisce sempre così.“.

Mi è rimasto il sorriso sulle labbra così a lungo che quando sono uscita, chiudendomi il cancello alle spalle, Gabriele ha subito notato la mia espressione.
“Perché ridi?”
“Ripensavo ad un messaggio.”
“Ciao Isa!” mi hanno salutata in coro sua sorella e il fidanzato, che era alla guida dell’automobile.
“Di chi?” ha continuato Gabriele.
“Di mio fratello.” gli ho risposto, mentendo.
“Non sono riuscito a vederlo in questi giorni. Dov’è adesso?”
“Non lo so, è uscito in macchina poco fa. Provo a chiamarlo?”
“Sì. Abbiamo un po’ di tempo prima della partenza del treno. Sempre che sia sulla strada per la stazione.”.

“Pronto?”
“Dove sei? Vieni a salutarci?”
“Non so se riesco. Partite da Santa Maria Novella?”
“Sì. Saremo lì tra venti minuti, ma il treno parte alle 18. Dai, ti aspettiamo.”
“Va bene. A tra poco.”.

Li ho lasciati soli per qualche minuto mentre camminavo tra i libri della Feltrinelli. Mi sono dapprima soffermata sulle guide turistiche, lasciandole però tutte sugli scaffali. Per la prima volta partivo per un viaggio senza documentarmi sulla meta. Raccontavo a me stessa che si trattava di una trasferta di lavoro e che non avrei avuto tempo di visitare monumenti e musei,  né di vivere le città, come ero solita fare ovunque andassi. Anche se, in fondo, sapevo che per me sarebbe stata una vacanza a tutti gli effetti. Avevo seguito Gabriele in molte iniziative simili a quella ed ero sempre riuscita a girare i posti in lungo e in largo mentre lui si districava tra seminari, convegni e cene di lavoro.
Quel giorno, invece, ho deciso che sarei partita senza raccogliere informazioni, compiendo il primo di una serie di gesti che avrebbero compromesso il viaggio…e non solo.
non-si-sceglie-chi-amareMi sono spostata nel reparto dei romanzi, per appuntarmi qualche titolo da comprare online nei giorni successivi. Ho notato, in mezzo ai libri, la presenza di una cartolina, probabilmente abbandonata da qualcuno. Mi sono incuriosita e istintivamente ho allungato la mano per prenderla, girandola nel verso corretto. Si trattava di un’illustrazione molto semplice: un prato, verde acceso, sullo sfondo. Alcune gerbere sparse qua e là senza una logica precisa. Tutte di di colore bianco, tranne due, che erano rosse.
Una breve frase al centro. Anzi, una domanda.
Pensi davvero di poter scegliere chi amare?
Mentre leggevo quelle parole ne sentivo quasi il suono, come se qualcuno me le stesse sussurrando all’orecchio. Mi sono voltata di scatto, con il cuore che mi batteva forte, così tanto che mi sono messa una mano sul petto per cercare di rallentarne il ritmo. Dopo essermi accertata che nessuno avesse notato la mia reazione, ho gettato la cartolina sui libri di fronte a me, facendola cadere, senza volerlo, in uno spazio vuoto tra gli scaffali.

Un mese dopo, sono tornata nella libreria a cercarla. L’ho trovata esattamente dove mi ricordavo di averla abbandonata.
L’ho comprata per portarla via con me.
Stamattina la osservavo, rigirandola tra la mani e pensando che la risposta è no.
…non si sceglie chi amare.
Affermarlo è facile, accettarlo – a volte – un po’ meno.