nel verso giusto

“Allora questo weekend andiamo da qualche parte?” ho chiesto a Gabriele mentre mi allungavo per prendere il suo computer dal tavolo.
“Cosa proponi?”
“Pensiamoci insieme…” gli ho detto, anche se la sua domanda, posta in quel modo, mi ha fatto subito perdere lo slancio di iniziativa iniziale.
“Idee?”
“Tu?” gli ho chiesto.
“No.”
“Ok, ora penso a qualcosa.”.
Gli ho fatto credere di avere aperto un sito di comparatori di prezzi dei voli – che era ciò che avevo in mente di fare in un primo momento – mentre, in realtà, ho effettuato l’accesso al portale aziendale.

“Ciao Isa! Quando torni tra noi?” mi ha chiesto il mio capo appena ho aperto la finestra della chat.
“Tra dieci giorni.”
“Ciao comunque.”
“Ciao Marco. Tutto bene lì?”
“Sì, anche se si sente la tua mancanza.”
“A dire il vero non sono molto di compagnia ultimamente.”
“Intendevo dire che ci mancano i tuoi pianti e i tuoi colpi di testa, infatti. Scherzo…Ci sono novità?”
“No.”
“Sei molto loquace oggi. Come stai passando le giornate?”
“Vado in giro, mi guardo intorno…”
“Nulla.”
“Eh?”
“Non stai facendo nulla.”
“Più o meno…” gli ho detto, avvalorando la sua tesi.
“E non vedi l’ora di tornare.”
“Ni.”
“Cioé?”
“Ci sono dei momenti in cui faccio il conto alla rovescia. Mi sembra di impazzire, vorrei prendere il primo aereo per l’Italia…o per una città sperduta nel mondo. Altri in cui, al contrario, vorrei posticipare il rientro.”
Sei pronta a cambiare vita?

Ho chiuso di scatto il portatile senza nemmeno provare a digitare una risposta.
“Che fai?” mi ha chiesto Gabriele, colpito dal mio gesto inaspettato.
“Non ho trovato niente di interessante.” gli ho risposto, fingendo di non avere colto il suo stupore.
“Fammi vedere cosa stavi facendo.”
“Scusa?”
“Riaprilo.” ha continuato, alzando il tono della voce.

Mi sono schiacciata nell’angolo del divano con il computer tra le braccia, incapace di proferire parola, con il cuore in gola, cercando di mantenere la calma.
Ero certa che la finestra della chat fosse rimasta aperta e non riuscivo a pensare qualcosa che potesse giustificare la domanda di Marco. Quale altro significato poteva assumere? Prima che riuscissi a mettere ordine nella mia testa, Gabriele mi aveva strappato il portatile dalle mani, appoggiandolo sul tavolo mentre io, impietrita, lo fissavo rimanendo seduta.
“Con chi stavi parlando?” mi ha chiesto.
“Con Marco.” ho ammesso. “Di lavoro.”
“Quindi se adesso lo apro, cosa trovo sullo ?”
“La chat con lui.”
“E perché mi hai detto che stavi controllando i voli?”
“Non ti ho detto proprio nulla.” gli ho risposto. Vedendo il suo viso sempre più contratto, ho aggiunto poco dopo: “Ho dato un’occhiata anche a quelli. Poi mi sono distratta accedendo alle email, lui mi ha scritto e…”
“Sì, va bene. Il resto me lo puoi risparmiare.” ha detto, interrompendomi.
“E’ la verità.”
“Allora perché sei terrorizzata? Pensi che non mi accorga di nulla?”
“Non c’è niente di cui tu ti debba preoccupare.”
“Infatti non mi preoccupo. Sto solo attento a non farmi prendere per il culo da te.”
“Non esagerare come al solito, Gabry.”. Cercavo di tranquillizzarlo, ma ottenevo l’effetto opposto.
“Se mi hai mentito, puoi iniziare a fare le valigie già da ora.”
“Non ho niente da nascondere. Controlla pure.” gli ho risposto, stupendomi del mio sangue freddo.

Mentre finivo la frase aveva già lo sguardo fisso sul monitor. Dopo qualche istante ha iniziato a premere alcuni tasti con violenza.
“Cosa stai facendo, guarda che lo rompi!”
“Me ne daranno un altro.” mi ha risposto.
“Gabry, non fare il pazzo!” ho urlato, avvicinandomi a lui, cercando di togliere le sue mani dalla tastiera.
“Sì è bloccato!” ha urlato a sua volta. “Levati.” ha continuato, dandomi una leggera spinta per allontanarmi.
“Sei fuori di testa!”
“Stai zitta.”.

Ha preso il computer e si è spostato sul letto, con un’espressione che conoscevo fin troppo bene. Non mi avrebbe rivolto la parola per ore, o forse giorni. L’avrebbe fatto solo dopo un’infinità di scuse, spiegazioni, gesti disperati che però, in quell’occasione, non avevo intenzione di rivolgergli.
“Sai cosa ti dico? Sono stufa anch’io, forse più di te.Ci vediamo stasera.”
“Sei stata fortunata perchè ho dovuto riavviare Windows e si sono chiuse tutte le finestre attive. Ma non finisce qui.”
“Mi stai minacciando? Complimenti Gabry. Sei il solito signore.”
“Senti chi parla.”
“Me ne vado, altrimenti finisce male.” ho ribattutto, sbattendo la porta alle mie spalle.

“Marco, non scrivere più niente in chat. Stavamo per combinare un disastro.”
“Mi dispiace.” ha detto, rispondendo immediatamente al mio messaggio. “In effetti non capivo perchè ti fossi smaterializzata.”
“Lasciamo perdere…quando ho letto la tua domanda ho chiuso istintivamente il computer. Si è bloccato tutto, meno male…”
“Non ti seguo. Cosa è successo?”
“Gabriele ha notato la mia reazione e si è insospettito, mi ha preso il portatile dalle mani per capire cosa stessi facendo. Insomma…” ho premuto invio senza terminare la frase.
“Ho capito. Scusami, è colpa mia.”
nel-verso-giusto“Non è vero, sappiamo bene di chi sia: è solo mia. Se solo riuscissi a cambiare direzione…” gli ho detto, mettendo nero su bianco il mio flusso di coscienza.
“Intendo dire che devo smetterla di remare controcorrente.” ho aggiunto. “Non porta da nessuna parte, assorbe tutte le mie energie, …”
Controcorrente o contro te stessa?
“Non cambia nulla. In entrambi i casi si tratta di andare contro qualcosa.”
“Cambia eccome. La seconda è molto più grave. La prima non è detto che lo sia, anzi…dipende dalle situazioni. Può essere un atteggiamento positivo.”
Ho fatto una breve pausa, alzando gli occhi dallo schermo del cellulare, ma tenendo le mani pronte per digitare una risposta. Senza rendermene conto avevo percorso almeno sei blocchi e mi ero ritrovata a Bryant Park, di fronte ad un’aiuola ricoperta da un fiore che non conoscevo, di colore rosa. Era passato solo un mese dal giorno in cui avevo sostato lì prima di entrare nel palazzo al numero 11 di West 42nd Street per il colloquio.
Cosa è cambiato da quel giorno? mi sono chiesta.
“Hai ragione. Devo smetterla di andare contro me stessa.” ho scritto a Marco. E così, finalmente, ho acquisito una nuova consapevolezza e ho iniziato a muovermi nel verso giusto.
Che poi, in generale, chi può dire quale sia?
A dire il vero non lo so. So solo che è qualcosa che si sente dentro, che ti indica la via da percorrere, e che non ti abbandona mai se hai il coraggio di seguire, con costanza, le sue indicazioni. Anche rischiando di perderti.