ti sei salvata

“L’hai raccolto tu, vero?” ho chiesto a Stefano via email, mentre camminavo a testa bassa cercando il cellulare.
“Sì…”
Mi hai salvata.
“Addirittura?”
“Già…” gli ho risposto, alzando lo sguardo verso il mio balcone.
“Ti devo chiedere scusa per ieri. Sono stato un incosciente.”
“E’ vero, ma tanto quanto me. Anzi, io di più.”
“Perdonami Bellina.”
“Non serve. Ora stacco, non mi cercare per un po’, ho bisogno di parlare con Gabriele.”
“Va bene. Torno a casa, ho creato abbastanza problemi a Milano. Ci sentiamo quando puoi.”
“Ciao Ste, grazie di tutto.”
“Non ho fatto nulla.”
“No, infatti. Mi hai solo salvata.”
“Non capita tutti i giorni di vedere un cellulare che plana in un giardino…”
“Immagino…comunque il mio era un discorso più ampio. Mi hai salvata perché mi fatto aprire gli occhi e il cuore.”
Doveva solo entrare un po’ di luce.” ha aggiunto lui.
“Sì…è proprio così.”

Non volevo rientrare subito a casa, così mi sono diretta nella direzione opposta, verso il centro della città. Milano, in quelle calde giornate di agosto, era deserta. Ho incrociato solo pochi turisti, che passeggiavano nelle vie del quadrilatero mentre, guardandomi attorno, cercavo di raccogliere le forze per tornare al mio appartamento e per decidere come affrontare quel momento.
Non potevo immaginare che Gabriele lo avesse già fatto, come sempre, per entrambi.
“Ti ho lasciato all’ingresso la valigia che hai portato negli Stati Uniti e che non hai ancora svuotato, probabilmente perché eri impegnata a fare qualcos’altro. Non provare ad entrare in casa: hai tutto quello che ti serve per una settimana. Sabato prossimo, quando avrò portato via tutte le mie cose, puoi venire a prendere il resto. Ah, complimenti.”.

Sono rimasta immobile per venti minuti cercando di formulare una risposta, ma continuavo a cancellare tutto ciò che scrivevo, perché qualsiasi pensiero si trasformava nella stessa domanda: perché, in tutti quegli anni, non eravamo mai riusciti a confrontarci con un dialogo costruttivo, maturo, di coppia?

Perché era impossibile. Semplice.
Perché bisogna essere in due a volerlo.
E perché un dialogo di coppia presuppone che due persone siano innanzitutto questo: una coppia. E noi, forse, non lo eravamo mai stati.
Con le parole di Gabriele che mi riecheggiavano nella testa, ho percorso al contrario il tragitto che mi aveva portata alle spalle del Duomo. Di fronte al portone del mio palazzo, mentre cercavo le chiavi per aprirlo, ho alzato lo sguardo incrociando quello del portiere, che non mi ricordavo si trovasse lì. Mi ha fatto segno di entrare, rimanendo in silenzio mentre mi avvicinavo al mio trolley e lo trascinavo verso di me, senza opporre resistenza ad una decisione non mia, ma che in fondo condividevo: non aveva senso che restassi lì. Sebbene fossi certa di questo, ho cercato di nuovo i suoi occhi, per trarne conforto e comprensione.
Per IMG_7233un attimo mi sono chiesta cosa potesse pensare. Magari che stessi già ripartendo per un’altra destinazione. Ma sapevo che, nonostante la nostra riservatezza, fosse al corrente di tutto.
Non mi faccia domande, la prego. 
Non mi faccia domande, la prego. 
Non mi faccia domande….Andrà tutto bene.” mi ha detto.
“Lo spero proprio. Grazie.”
Era tutto ciò che volevo sentirmi dire.

Mi sono chiusa il portone alle spalle, non potendo immaginare che non l’avrei mai più aperto, ma provando inspiegabilmente un senso di immensa leggerezza. Non lo potevo sapere ma quel gesto, così naturale, era qualcosa di molto più grande: la metafora di una vita che mi stavo lasciando alle spalle.

Mi sono fatta trascinare dall’istinto e una decina di minuti più tardi, mi trovavo su un taxi diretto verso la Centrale.
Sono uscita dalla biglietteria con un treno per Firenze: avevo deciso che mi sarei presa del tempo per dedicarmi a me stessa.

Contro ogni aspettativa, Gabriele stava viaggiando proprio su quel treno, a poche file di distanza da me.
Parlava al telefono di lavoro.
“Tempo fa mi ero accordato con il professore per gennaio. Le confermo il mio interesse e la mia disponibilità a partire in qualsiasi momento, anche prima. Anche domani.”
Ho aspettato che finisse la telefonata e mi sono avvicinata mettendogli una mano sulla spalla.
“Gabry…”
Nessuna risposta.
“Gabry!” ho esclamato, alzando il tono della voce, convinta che si fosse accorto della mia presenza.
Si è girato di scatto fulminandomi con uno sguardo pieno di odio e di disprezzo, di fronte al quale sono riuscita soltanto ad indietreggiare. Sono rimasta ferma di fronte a lui in silenzio.
“Vattene.”
“Ma…” ho provato a contraddirlo, pensando di farlo ragionare, ma desistendo poco dopo, trovandomi ad assistere ad un’altra chiamata.
“Ciao Luca, allora sei pronto per la partenza?” gli ha chiesto Gabriele, con un tono spocchioso che mi sembrava quasi forzato.
“Ci vediamo sabato prossimo.” ha continuato in seguito alla risposta del suo collega.

“Dove vai?” gli ho chiesto.
Aveva preso in mano la Gazzetta.
“Come vuoi.” ho aggiunto, mentre lui sfogliava le prime pagine del quotidiano.
Mi sono allontanata e sono tornata a sedermi al mio posto, ancora più convinta che quello fosse un vero e proprio salto nel vuoto.
Ma nella direzione giusta.
“Ti sei salvata.” mi sono detta, più volte, durante quel viaggio verso Firenze.

da dove sei arrivata

Ho riletto l’email tre volte, senza riuscire a staccare gli occhi dallo schermo. A dire il vero, temevo di avere tirato troppo la corda quel giorno, lasciando Stefano sotto casa in compagnia di tutte le mie paure. Invece era riuscito a colpirmi nel profondo un’altra volta, con parole che andavano dritte al cuore e che mi facevano subito dimenticare il gelo che se ne era impossessato fino a poco prima.

da-dove-sei-arrivataPrima di spegnere il computer, gli ho risposto per ringraziarlo di quel gesto inaspettato e che, di lì a poco, – ma questo non lo potevo ancora immaginare – avrebbe cambiato il mio futuro.
“Questa email è il regalo più bello del mondo.”
Tu sei il mio regalo più bello per la vita.
“Perchè lo chiami regalo?” mi ha chiesto dopo due o tre minuti, durante i quali, senza rendermene conto, ero di nuovo rimasta incollata con lo sguardo sulle sue parole.
“Non lo so…mi è venuto spontaneo definirlo così.”
“Bellina mia…ma da dove sei arrivata?”

Si trattava di una domanda che mi aveva rivolto più di una volta e a cui avevo sempre risposto con un sorriso, quando eravamo insieme, oppure digitando sulla tastiera dei puntini di sospensione.
Quel giorno, dopo una breve riflessione, sono riuscita a formulare un concetto che, seppur piuttosto indefinito, rendeva bene l’idea di come mi sentissi.
Da dove sono arrivata? Non lo so, sto ancora cercando di capire che cosa abbia fatto fino ad oggi, soprattutto negli ultimi anni. Ma una cosa è certa: ora so dove sto andando.

Ho spento il computer e l’ho riposto nella sua custodia. Mi sono guardata intorno, osservando i dettagli di una casa che non avevo mai sentito mia, ancora meno in quel momento.

Non avevo idea di dove si fosse diretto Gabriele ed ero sicura che non avrebbe risposto alle mie telefonate. Sapevo di essere arrivata ad un punto di svolta, anche se non capivo come dovessi comportarmi.
Ho portato una sedia della cucina sul balcone e mi sono seduta guardando la strada sottostante con un bicchiere di vino in mano.
Le paure avevano lasciato il posto ad un’energia che sentivo scorrere in tutto il corpo e che stava aspettando di muoversi in una direzione precisa.

Se qualcuno mi avesse chiesto che cosa stessi facendo, non avrei saputo rispondere. Nulla. Ero in attesa di qualcosa.
Sono stata nella stessa posizione fino alle due di notte.
“Sei bellissima.” mi ha scritto Stefano alle 2.03.
“Non mi puoi cercare a quest’ora!”
“Perchè? Sei lì da sola…”
“E tu come lo sai?”
“Sono sotto casa tua, ti osservo da un po’.”
“Ti denuncio per stalking!” gli ho scritto, mentre mi sporgevo per cercarlo.
“Destra…ancora più a destra…”. Mi ha dato indicazioni fino a quando abbiamo incrociato lo sguardo.
Ho portato il dito alla tempia mentre mimavo con le labbra un Sei pazzo.
“Posso salire?” mi ha chiesto con un sms.
“No.”
“Dai, Bellina…mi lasci qui?”
“C’è Gabriele. E’ tornato a casa in anticipo senza avvisarmi.”
“Veramente? Ma ora dov’è?”
“Non lo so, è uscito senza dire nulla.”
“Fammi salire.”
“Tu sei fuori di testa.” gli ho risposto. “Ma non riesci proprio a ragionare?”
“No.”

Ci siamo guardati da lontano, senza sapere esattamente dove i nostri occhi si potessero incontrare, ma certi che lo stessero facendo.
“Non ci riesco.
Qualche mese fa ti avrei rapita per portarti da qualche parte e scoprire cosa fosse tutto questo.
Negli ultimi mesi ho provato sensazioni così forti che, in più di un’occasione, sarei voluto scappare.
Temevo che l’oceano ci avrebbe separato per sempre e più di una volta sono tornato in Italia solo per vedere te…anche se per poche ore.
Ho pensato di mollare tutto per starti vicino e viverti.
Hai monopolizzato i miei pensieri e ne sei diventata subito la protagonista, occupando un posto che non era mai stato di nessuno.
A volte non mi rendo conto di quando mi accosto al marciapiede e rimango lì per decine di minuti, solo perchè sto scrivendo a te e non riesco a smettere.
La prima volta in cui abbiamo fatto l’amore, mi sono chiesto che cosa avessi fatto fino a quel giorno…e ho capito che non avrei mai potuto rinunciare a una cosa così grande.
Quella mattina in cui ti sei avvicinata all’armadio completamente nuda, per decidere cosa indossare…ti avrei chiesto di sposarmi.
Ora rispondimi…come posso ragionare?”

Mentre leggevo il fiume di parole di Stefano, non mi ero accorta che Gabriele era entrato in casa. Il rumore delle chiavi nella serratura e quello dei suoi passi erano stati coperti dalle note delle canzoni che avevo accuratamente selezionato prima di spostarmi sul balcone. Ho avvertito la sua presenza solo quando ormai si trovava a pochi metri da me, facendomi sussultare. Mi sono alzata di scatto, visibilmente agitata, mentre cercavo di infilare il telefono in una tasca…che non c’era, dato che indossavo un vestito estivo.
“Dammelo.”
“Che cosa?”
“Il Blackberry.”

Prima ancora che potessi rispondere, mi sono trovata Gabriele ad un centimetro di distanza da me. Avevo nascosto il cellulare dietro la schiena, stringendolo con due mani, mentre sentivo il battito del mio cuore rimbombare nel petto.
“Cos’hai da nascondere?”
“Niente.”
“Allora dammelo, no?”
“No, non te lo do. Allontanati!” ho urlato, indietreggiando il più possibile.

Gabriele insisteva e mi spingeva con sempre maggiore violenza contro il muro.
Non sapendo come uscire da quella situazione e consapevole del rischio che stavo correndo, ho lanciato il telefono nel prato di fronte al nostro palazzo.
Senza dire una parola, si è fiondato verso la porta, lasciandola spalancata. E’ salito sull’ascensore, che era rimasto al nostro piano, mentre io scendevo di corsa dalle scale.
Quando sono arrivata al pianterreno, ho avuto subito la certezza che non l’avesse trovato.
L’avevo seguito con l’idea di cercare quello che sarebbe rimasto di un Blackberry dopo un volo di otto piani, ma appena sono arrivata nel punto in cui pensavo che fosse caduto, mi sono fermata.
Del mio cellulare non c’era traccia. Solo più tardi, in un momento di maggiore lucidità, ho capito che Stefano mi aveva salvata. Ero certa che avesse assistito alla scena e che lo avesse recuperato lui.

“Gabry, non c’è, torniamo su.” ripetevo, singhiozzando.
Non mi ascoltava nè tanto meno mi rispondeva, ma dopo circa mezzora, esausto, è rientrato nell’appartamento. Abbiamo dormito nello stesso letto anche quella notte. Sono riuscita ad addormentarmi alle sei di mattina e quando mi sono svegliata, un paio di ore più tardi, Gabriele non c’era, ma sapevo che presto ci saremmo confrontati ed ero pronta ad aspettarmi il peggio. Non potevo immaginare fino a che punto si potesse spingere.

Nel frattempo, però, avevo maturato una certezza.
Stefano mi aveva accompagnata passo dopo passo fino a lì e per la prima volta sentivo dentro di me la forza di svoltare, abbandonandomi ad un futuro nuovo, che non riuscivo ancora ad immaginare ma che, ne ero sicura, avrei disegnato con le mie mani.

un po’ più in là

“Gabry, che spavento! Quando sei arrivato? Perchè non mi hai avvisata?”
“Dov’eri?” mi ha chiesto, senza alzare la testa dal computer.
“Ero fuori a cena con…”
“Con…?”
“Con Marco.” ho continuato, con tono deciso.
“Chi è?”
“”Gabry, sei serio? E’ il mio capo. Te ne ho parlato un milione di volte, siamo anche andati allo stadio insieme…”
“Se scopro che stai mentendo, me la paghi.”
“Cosa stai facendo con il mio computer?” gli ho domandato, ignorando la sua minaccia.
“Niente.”
“Perchè non usi il tuo allora?”
Mi ha fulminata con lo sguardo, senza smettere di premere le dita sulla tastiera.
“Ho quasi finito.”
“Di fare cosa? Vorrei vedere come reagiresti se trovassi me con il tuo portatile sulle gambe.”
“Cosa c’è di strano?” mi ha chiesto, con il massimo distacco.
“E’ la prima volta che lo fai da quando ti conosco. Non c’è nulla di male, ma non capisco perchè mi devi trattare in questo modo.”
“Non fare la vittima.”
Ho stretto i pugni per contenere la rabbia e il desiderio di aggredirlo verbalmente. Non capivo perchè non parlasse e se avesse qualche sospetto. Ed ero spaventata. Non riuscivo a fare un passo in nessuna direzione.
Mi sono sdraiata sul letto, con lo sguardo rivolto verso l’alto, immaginando di proiettare l’immagine di Isabella sul soffitto.
Ne vedevo due versioni.
Una era quella che aveva salutato Stefano poco prima, allontanandosi con gli occhi bassi. La volevo riportare davanti a lui e dirle di gettargli le braccia intorno al collo. Non sarebbero servite parole.
L’altra era quella che vagava nell’appartamento, incapace di reagire di fronte all’arroganza della persona con cui aveva deciso di passare il resto della sua vita.

E poi c’ero IO, che non mi riconoscevo in nessuna delle due, ma che allo stesso tempo mi rendevo conto di essere ormai in grado di vedere la situazione con tutta la razionalità possibile. Ero arrivata lì facendo un passo alla volta e sapevo di poter fare il salto che mancava per andare nella direzione giusta.

Gabriele era uscito di casa senza dire una parola.
Mi sono spostata in sala ed ho acceso il computer, inconsapevole del fatto che avrei trovato esattamente ciò che mi serviva in quel momento.

Ciao Bellina,

mentre rientravo a casa pensavo a quanto sia difficile per me vederti così impaurita e sfuggente, ma allo stesso tempo a quanta forza mi dia il sentimento che provo per te…è questo che mi permette di guardare un po’ più in là.

Vorrei dirti queste cose guardandoti negli occhi ma purtroppo questa situazione anomala, come sappiamo bene, non me lo permette…e quindi sono dovuto scappare in silenzio, perchè non avevo alternative, se non quella di lasciarti libera, ancora una volta.
E così mi ritrovo qui a fare parlare il mio cuore, di nuovo.

Vorrei scriverti un’infinità di cose, vorrei dirti tutte le cose belle del mondo ma credo che adesso rimanga davvero poco da scoprire e solo un mondo da vivere. So che per te questi giorni saranno difficili, ma ricordati che sei una forza della natura! Riuscirai ad affrontare tutto e tutti. Magari ogni tanto quella che fai trasparire è una forza apparente o uno scudo che tieni in mano per difenderti da nuove sofferenze, ma la tua voglia di guardare sempre avanti mi ha sempre affascinato, così come il tuo sorriso, i tuoi occhi immensi e il tuo modo di essere in senso assoluto.

Non parlo d’amore perchè i problemi che abbiamo non mi permettono di essere totalmente libero nello scriverti ciò che vorrei. Ti parlo invece di qualcosa di ugualmente infinito e immenso…

Ti ho già scritto lettere come questa, ma lo farò sempre, anche correndo il rischio di diventare noioso, perchè penso che sentirsi dire cose belle e soprattutto Vere è sempre un dono che tu ti meriti di ricevere ogni giorno.

Ti ho detto più di una volta che per te farei di tutto e vorrei che tu capissi che questo sentimento devi scinderlo dall’amore perché è assolutamente indipendente ed eterno. Tu per me rappresenti la persona che mi completa, che si è fatta strada dentro di me e che non può più uscire perche è diventata parte di una cosa più grande di cui non riesco nemmeno ad intravedere i confini. Adoro farti ridere, adoro trascorrere del tempo con te, adoro sapere che se anche non sei mia ci sei. Vorrei soltanto avere più libertà di viverti ma spero sia solo questione di tempo a prescindere da ciò che succederà…

Come sai con te mi sento invincibile ed è come se ciò che c’è all’esterno non esistesse perché la combinazione è talmente forte che tutto il resto può aspettare…o osservarci da fuori.

In questi mesi ho capito che sei una donna incredibile ma allo stesso tempo una bambina che ha bisogno di tante cose, anche se non lo sa o non lo vuole fare vedere…ed io sono qui ora e per sempre per darti tutto ciò di cui hai bisogno, in ogni forma.

Un giorno mi ha detto che possiamo parlare apertamente di tutto e che con me non hai paura di affrontare nessun argomento e non immagini quanto questo mi abbia reso felice…perché so che in qualsiasi momento potrò fare qualcosa per te e avere un posto fisso nella tua vita.

Ti ho regalato la collana per essere ovunque insieme a te, per trasmetterti la forza che deve appartenerti sempre, perchè oggi più che mai, al di là delle emozioni stupende e di tutto ciò che stiamo vivendo, sai di avere incontrato una persona che per te farebbe di tutto, che non ti lascerà mai e che cercherà costantemente di renderti felice…

un-po-piu-in-laHo passato tanti momenti difficili ultimamente ma ho sempre trovato la forza e la voglia di guardare avanti anche solo scrivendoti un semplice messaggio, non vorrei mai staccarmi dal telefono, dalle email e da tutto ciò che appartiene a NOI!

Questo amore inconsapevole nato nell’istante in cui ci siamo conosciutio forse molto tempo prima – è una cosa unica che non potremo mai nè cancellare nè mettere da parte. Che bello Isa…le telefonate, la voglia di passare sopra a tutto, di non vedere barriere, di nasconderci dal mondo per ritagliarci uno spazio mio e tuo dove nessuno potrà mai entrare…questi siamo noi.. due persone che si sono create un loro mondo contro tutte le difficoltà…
Questo bellissimo ciclone è partito senza preavviso in modo esagerato e chissà da quanto…sicuramente da prima che ce ne rendessimo conto…Sento ancora addosso l’effetto dei giorni scorsi…non vedo l’ora di riprovare quelle emozioni…

Ho pensato che sia giusto farmi un po’ da parte.
Spero che tu possa ritrovare la serenità e spero di vedere al più presto i tuoi occhi sorridere come ogni volta quando ti vedo…
Ciao amore mio, tutte le cose belle del mondo per te…

Ti prometto che quando lo vorrai, ci sarò.

 

….
….
….

In qualsiasi veste, ma ci sarò…

Avevo bisogno di questo. Di Amore. Quello raro, incondizionato.
L’unico capace di infondermi coraggio e di permettermi di vedere un po’ più in là della nebbia, delle paure, dei sensi di colpa e dei problemi che sapevo avrei dovuto presto affrontare.