posso dirti

Bellina mia,

ci sono tante cose che vorrei dirti e che vorrei dire di te.
Anche se sono sicuro che tu sappia quanto sei speciale per me e per tutte le persone che hanno la fortuna di poterti stare vicino ogni giorno, colgo questa occasione per aprirti il mio cuore ancora una volta.

Potrei dirti che mi sono abituato alla tua presenza nella mia vita, ma sarebbe una bugia. Non hai ancora smesso di sorprendermi e sono sempre più convinto che non lo farai mai.

Potrei dirti che hai dato un senso alla mia esistenza, ma anche questo è falso, perché in realtà mi hai solo aiutato a capire che sono l’unica persona in grado di farlo. E questa è una grande verità che non tutti hanno la fortuna di scoprire.

Potrei dirti di essere stato attratto fisicamente da te fin dall’inizio, ma sai bene che non è così. Il nostro amore è nato altrove, nel posto in cui sto cercando di tornare ora, mentre ti scrivo queste parole. Non so esattamente dove sia, ma so che esiste e questo mi basta. E sono anche certo che saprò sempre come raggiungerlo.

Potrei dirti che l’aspetto fisico non conta, ma sarei disonesto. Ogni volta che ti vedo mi sembri più bella e magnetica e capisco quanto tutto questo parta da un legame profondo della nostra mente.

Potrei dirti di avere sempre avuto le idee chiare, ma ti ricordi che per diverse settimane non ho saputo come comportarmi? Fino a quando sono riuscito a scorgere un segnale nei tuoi occhi spaventati.

Potrei dirti che so in quale direzione andrà la mia vita, ma ti confesso che non ne ho idea. In questo viaggio con te ho imparato che non la possiamo pianificare. Anche se non sono ancora riuscito ad abituarmi del tutto all’idea.

Potrei dirti che sono coraggioso e che non ho timore di nulla, ma sai meglio di me che non è così. Perché sei stata proprio tu a mettermi di fronte alle mie paure più grandi.

Potrei dirti che le ho superate tutte, ma ogni tanto alzo lo sguardo e scopro che loro sono ancora lì.

Potrei dirti che da quando ti ho incontrata mi sento un altro, ma non esiste concetto più errato. Se fossi un altro non sarei me stesso. Da quando ti ho incontrata mi sento io. E giorno dopo giorno, sono diventato una versione migliore di me.

Potrei dirti che è stato tutto semplice, ma mi prenderesti per disonesto. Siamo stati assaliti entrambi da dubbi, pensieri che ci hanno tenuti svegli la notte, che ci hanno addirittura tolto il respiro. Abbiamo capito qual è il prezzo da pagare per portare avanti la nostra storia: quello della rinuncia a buona parte di ciò che è venuto prima di Noi.

Potrei dirti che ho sempre capito tutto e che sapevo dove ti stavo portando, ma devo ammettere che ho spesso navigato a vista. Senza però lasciare la tua mano.

Potrei dirti che l’emozione di averti trovata è stata talmente grande che mi sento appagato, ma in realtà ogni giorno che passa divento più impaziente, perché non vedo l’ora di scoprire fino a che punto possano arrivare lo stupore, il desiderio, la voglia di crescere insieme e di meravigliarsi.

posso-dirtiDunque…cosa ti posso dire?

Posso  dirti di amarti in un modo per me completamente nuovo: gratuito, incondizionato, slegato da ogni possibile desiderio di possesso.

Posso dirti che senza di te non avrei mai compreso a fondo il significato della parola sentimento. E che probabilmente sarei stato sempre alla ricerca di qualcosa…

Posso anche dirti che non ci sia splendore più grande di una Donna libera di ogni timore, insicurezza e costrizione, che ti sorride con gli occhi facendosi guidare verso mete che non avrei mai potuto raggiungere da solo.

Posso dirti che sei la persona che avevo sempre sognato al mio fianco e che non avrei mai pensato che potessi esistere davvero. Che oggi, un anno fa, ero nel mio appartamento a Milano moralmente a pezzi…Giorgia se n’era andata da poco
E poi…
…e poi sei apparsa tu.

Posso dirti che lasciarti è stata una delle decisioni più sofferte della mia vita, ma che allo stesso tempo ho capito che a volte la distanza può unire due persone in modo indissolubile.

Che non cambierei nulla di te, nemmeno il peggiore dei tuoi difetti.

Posso dirti che da quando ci sei tu ogni sensazione è più intensa: la solitudine è più assordante, la paura più straziante, il dolore è più spaventoso. Ma la felicità è più disarmante, l’amore è più dirompente e il coraggio, quando non si fa da parte, è più spregiudicato.

In pochi mesi sei riuscita a far scomparire la regolarità delle mie giornate e la piattezza dei miei sentimenti.

Posso infine dirti che farò di tutto per continuare a guardarti e a tenerti la mano mentre diventi la Donna che hai sempre sognato di essere.
Perché in quella persona ci sarà tutto ciò che di più bello abbia mai conosciuto…e ci sarà, spero, anche qualcosa di me.

Buon compleanno,
Ste

sorpresa

Una mattina della settimana successiva ho aperto gli occhi con la consapevolezza di avere di fronte una giornata dal sapore particolare.
Stefano l’aveva definito l’ultimo compleanno con il 2 davanti.
Le recenti vicissitudini facevano sì che non avessi molta voglia di festeggiarlo.
Gabriele non si era più presentato a casa dei miei genitori. Avevo accumulato tutto ciò che gli apparteneva, bicicletta compresa, nella camera da letto degli ospiti al piano terra, per evitare di vederlo nuovamente vagare tra le stanze con l’obiettivo di darmi il maggior fastidio possibile.
Stefano, dopo essersi rivolto a me con quella che sembrava una proposta di matrimonio – piuttosto improbabile vista la sua condizione di uomo già sposato – aveva fatto qualche passo indietro. Era tornato negli Stati Uniti, dove lo aspettava Laura. Anche se lui non lo ha mai voluto ammettere. Ci sentivamo ogni giorno, più volte al giorno, a tratti in maniera ossessiva, ma io iniziavo ad avvertire una distanza tra di noi, seppure allora quasi impercettibile.
“Ma se ti scrive ogni singolo minuto della sua vita!” mi ha rimproverata Camilla durante una pausa caffè.
Ero tornata in ufficio da qualche giorno, ancora frastornata da ciò che era successo.
“Ti ha fatto gli auguri oggi?”
“Non ancora. Ma sono certa che me li farà…a modo suo. Sorprendendomi ancora una volta.”
“E allora di cosa ti preoccupi?”
“Di nulla…di nulla.” ho risposto, per cercare di chiudere il discorso.
Come potevo spiegare ad una collega che sentivo qualcosa di diverso da solito, nonostante in apparenza non fosse cambiato nulla? O meglio, che sentivo che stesse per cambiare qualcosa. Ho preferito chiudermi nelle mie sensazioni, per cercare di nasconderle agli altri, ma prima di tutto anche a me stessa.

Poco dopo, l’ultimo sorso di caffè è stato interrotto da un messaggio di mia madre, che esordiva con “E’ passato Gabriele.”.
L’ho aperto immediatamente e mano a mano che andavo avanti i miei occhi si facevano sempre più grandi, increduli di fronte alla durezza di quelle parole.
“Non so se raccontarti tutto sia giusto, soprattutto visto che questo deve essere un giorno di festa. Ma forse lo è. Puoi festeggiare il fatto di esserti liberata di una…brutta persona. Può sembrare banale, ma è il termine più adatto per descriverlo. Quando gli ho aperto la porta, è entrato scansandomi. Mentre si aggirava per casa, non mi ha rivolto né una parola né uno sguardo.”.
Prima ancora di arrivare in fondo al messaggio, ho fatto partire una telefonata e ho letto le ultime righe con mia madre in viva voce.
“Tutto ok?” le ho chiesto preoccupata.
“Sì, tesoro. Anzi, ti chiedo scusa per lo sfogo, forse era meglio che non ti dicessi nulla.”
“Sono contenta che tu l’abbia fatto. Conosco bene quegli occhi, sai? Chi meglio di me ti può capire?” le ho chiesto.
“Nessuno, per questo ti ho scritto. Mi sono davvero spaventata.”
Mi aveva raccontato dell’odio che aveva percepito dall’unico sguardo che Gabriele le aveva rivolto poco prima di uscire.
“Non so perché si comporti così. Non riesco proprio a capirlo.” le ho detto, quasi cercando di giustificarmi.
“Sei molto fortunata perché da oggi puoi mettere da parte questi interrogativi. Il peggio è alle spalle.”.

Volevo credere che fosse vero, anche perché non avrei potuto pensare ad un epilogo peggiore di quello: dieci anni buttati nel cestino dell’odio e dell’indifferenza, da un giorno all’altro. Ma le occasioni di stupirmi ulteriormente non sono mancate e non si sono fatte attendere troppo.

“Ti ha fatto almeno gli auguri?”
“Mamma…secondo te?”
“Scommetto di no.” ha risposto lei. Me la immaginavo mentre scuoteva la testa.
“Già. Devo andare, sono in pausa da più di venti minuti.”
“Tutto bene in ufficio?”
“Sì. Sono contenta di essere rientrata. Ci sentiamo più tardi.”
“Ciao Isa.”

Ho percorso tutto il corridoio con il telefono in mano, pensando al fatto che fino a poco più di una settimana prima ero ad un passo dal matrimonio con una persona capace di terrorizzare una donna che aveva affrontato problemi ben più grandi nei suoi cinquant’anni di vita.
E sono stata subito assalita dalla paura.
Come ho fatto a non accorgermene prima?
Mentre cercavo una risposta, ho intravisto il gesto di Camilla che mi diceva di affrettarmi. Il mio telefono fisso stava squillando da diversi minuti.

“Pronto?”

Sorpresa!
Prima che potessi capire chi ci fosse dall’altro lato della cornetta, sono quasi caduta dalla sedia per lo spavento. I ragazzi del mio team si erano muniti di spara coriandoli e avevano riempito la stanza di palloncini e stelle filanti. In pochi minuti mi sono trovata circondata da minuscoli cerchi colorati, nell’aria e sulla scrivania, mentre loro ridevano per la mia incredulità.
“Ragazzi…grazie. Sono stata poco presente ultimamente, non me lo meritavo.”
“Cosa hai capito? Ti volevamo solo chiedere un aumento!” ha esclamato Camilla.
“Ah sì? Avete sbagliato persona allora, io non ho voce in capitolo.”
“Davvero? Quindi abbiamo organizzato tutto questo per niente?”
“Vi posso offrire un drink dopo il lavoro però…”
“Meglio di niente!” ha risposto lei, ridendo. “Torniamo sulla presentazione…guarda che hai una persona in attesa al telefono.”.

sorpresaLe ho fatto l’occhiolino facendole capire che supponevo si trattasse di Stefano.
“Hey!”
“Bellina…ti hanno organizzato la festa?”
“Ho l’ufficio invaso di festoni! Che carini!”
“E i miei auguri non li vuoi?”
“Certo che li voglio!”
“Sono di fronte a te.”
“Dove?”
“Guarda bene…”

Quella mattina sulla mensola di fronte al computer avevo notato la presenza di una busta rosa che credevo appartenesse a qualcun altro. Non mi ero nemmeno preoccupata di aprirla o di cercare di capire cosa contenesse.

Invece era mia. Non solo perché era il mio regalo da parte di Stefano.
Era mia perché era riuscito a sorprendermi ancora una volta.
Non con il gesto in sé, ma con il messaggio trasmesso da quella lunga serie di parole che arrivavano dritte al cuore, percorrendo, forse per un’ultima volta, la scorciatoia che avevo riservato esclusivamente a lui.

Bellina mia,

con te tutto

“Ciao Bellina mia. Mi avvio verso la stazione.” mi ha detto Stefano, dandomi un bacio sulla fronte.
“Rimani qui.”
“Non è stata una giornata abbastanza intensa?”
“In effetti…” gli ho risposto, pensando in particolare al momento in cui Gabriele si è materializzato nel mio cortile.
“Mi manchi.”
“Sono qui, Ste…”
“Non è vero. Il discorso che abbiamo fatto ti ha allontanata da me. Lo sento…lo sai.”
“Dovevamo affrontare questo argomento prima o poi. E’ giusto così.”
“Non voglio che tu soffra, Bellina. Non posso permettere che ciò accada.”
Il silenzio non è meno doloroso, credimi. Sapere che non sei sincero fino in fondo e mi stai nascondendo qualcosa, non fa meno male di parlarne, di questa cosa. Volevo farlo da diversi giorni, forse settimane, ma non me ne hai mai dato l’opportunità. E forse ero anche bloccata dalla paura di ascoltare le risposte.”
“Non sei felice?”
“Certo che lo sono.”
“La nostra storia è incredile.”
“Già…Stamattina ripensavo alle angosce dei primi mesi, ai pianti senza motivo perché forse inconsciamente pensavo di perderti, alla tua vita americana, ai mal di testa, a tutte le cose stupende che ci siamo detti, alle incompresioni e ai tentativi di allontanamento, alla vacanza negli Stati Uniti con la testa da tutt’altra parte, al nostro incontro a New York, per non parlare del colloquio in quella città magica, qualche mese fa…alla fine di una storia di dieci anni che mi stava svuotando, al modo in cui ci incastriamo quando siamo insieme…”
“Così…” ha aggiunto lui, stringendomi ancora più forte di prima.
“Comunque in tutta questa bellezza, c’è stato un episodio in particolare che mi ha folgorata.”
“Fammi indovinare.”
“E’ facile.”
“La giornata di Da adesso in poi.”
“Sì…è stato meraviglioso e sconvolgente capire come il cuore sia libero e abbia una vita propria, slegata a quella della nostra testa.”
“Basta ascoltarlo…”
“O anche solo lasciarlo parlare…” ho aggiunto io.
“Non tutti hanno la fortuna di riuscirci.”
“Lo so, infatti ti sarò sempre grata per avermi portato da lui. So che non ti devo ringraziare, ma ho davvero un senso di gratitudine nei tuoi confronti perché certo, ho preso da sola determinate decisioni, ma è stato tutto merito di quello che mi hai dato tu e di quello che sei diventato per me.”
Mi guardava in silenzio mentre io mi lasciavo andare sempre di più.
“Ho la sensazione che ci siamo messi in pausa.” ho continuato “E ti confesso che mi dispiace. Però probabilmente è giusto così in questo momento…tu hai tante preoccupazioni, io devo riprendere in mano la mia vita…con “messi in pausa” intendo che siamo andati avanti comunque, ma con il freno a mano tirato.”
“Perchè dici questo?”
“Per lo stesso motivo che citavi tu prima, Ste. Lo sento. Non servono parole.”
“Stai tranquilla, Bellina. Sistemeremo tutto, te l’ho detto più volte e ne sono certo.”
“Mi fido. Ti amo.”
“Che cosa hai detto?”
“Ti amo.” ho ripetuto.
“Dillo di nuovo.”
“Ti amo. Ti amo. Ti amo.”
“Anch’io.”
img_8300-1“Ho passato diverse fasi in questi mesi e mi era anche capitato di pensare di non essermi mai innamorata prima d’ora e così in alcuni momenti mi sono chiesta ma che cosa ho fatto fino ad oggi? Ma forse è proprio questo il punto. Ciascuno capisce la grandezza di ciò che ha di fronte in base al proprio passato e alle esperienze fatte fino a quel giorno. Noi abbiamo capito subito quanto è grande il nostro rapporto proprio perché abbiamo storie importanti alle spalle. Se non avessimo fatto determinate esperienze probabilmente non riusciremmo nemmeno a cogliere quanto tutto questo sia diverso e completo…quanto ci stia facendo crescere. Quanto il cielo sembri più vicino e limpido.”
“Dovevamo innamorarci l’uno dell’altra per capire tutto questo.”
“E forse non ci siamo nemmeno innamorati. Ci amiamo e basta.
“Da sempre.”

“Non so da quanto, ma a pensarci bene per me non sei mai stato un’alternativa. Solo all’inizio mi domandavo Stefano o Gabriele?, ma ad un certo punto mi sono dovuta arrendere perchè ho capito che di fronte a certi sentimenti, la scelta in realtà non esisteSi può solo scegliere se andare nella loro direzione, o voltare loro le spalle.”
“Ti voglio spogliare.” ha sussurrato al mio orecchio.
“Ma…è questa la tua risposta al mio inaspattato romanticismo?”
“Ti voglio spogliare.” ha detto di nuovo.
“Spo…?” gli ho chiesto, credendo di avere mal interpretato le sue parole.
“Sposare, Isa. Sposare.”
“SPO-SA-RE! Avevo capito spogliare!”
Abbiamo riso fino alle lacrime, come non succedeva da tempo.
“Non ti stai spingendo troppo in là?”
“Macché…mi sto trattenendo.”
“Quante risate…” gli ho detto, asciugandomi gli occhi con il braccio.
“Sai cosa ti dico, Ste?” ho aggiunto. “Anche non potrò averti per me questo periodo incredibile mi sarà servito per conoscermi di più e per capire tante cose, prima di tutto il fatto che non devo mai più perdere l’entusiasmo per la vita.”
“Sei stupenda. Ti voglio sposare. Voglio fare un figlio con te. Anzi, più di uno…”
“Siamo entrambi impazienti. Perchè, secondo te?” gli ho chiesto.
“Perchè vogliamo e sappiamo di poterci prendere tutto questo. Con te tutto. Tutta la vita, la bellezza, la felicità. Tutto il cielo.

O qualche pezzo di cielo.
Sempre cielo era…

lucida follia

Mentre parlavamo mi ha preso la mano sinistra e ha iniziato a giocare con le mie dita.
“Quando vieni a trovarmi a Boston?” mi ha domandato.
“Dimmelo tu, Ste…”
“Per quanto mi riguarda, puoi trasferirti là a partire da domani mattina…”
“Non da oggi?”
“Da ieri, Isa.” mi ha risposto, dandomi il primo di una lunga serie di baci delicati sull’anulare. “Vorrei che fossi con me da ieri. Ricordatelo sempre.”
“Sarebbe stupendo stare qualche giorno da te negli Stati Uniti.”
“Prenota.”
“Dici sul serio? Stasera magari do un’occhiata ai voli…”

fullsizerenderPrima che potessi concludere la frase, mi sono ritrovata lo schermo del suo telefono di fronte al mio viso, già impostato su un comparatori di prezzi di tariffe aeree.
Una decina di minuti più tardi, stavo controllando la ricevuta di acquisto.
“Siamo pazzi.” ho detto a bassa voce, scuotendo la testa.
“Bellina mia, questa non è pazzia. E’ lucida follia.
“Come darti torto.”.

Aveva ragione. Certo, non posso dire di avere fatto grandi riflessioni prima di prendere la decisione. Ma per la prima volta dopo tanti anni ero perfettamente cosciente di volere esattamente quello. Il mio cuore e la mia mente erano in totale armonia e il loro sincronismo mi permetteva di viaggiare libera insieme a lui, sulla scia di tutto ciò che avevamo vissuto fino a quel giorno.

“Non mi sono mai sentito così folle e lucido allo stesso tempo. Sono follemente e lucidamente pazzo di te. Ed è una sensazione meravigliosa, la più bella che io abbia mai provato. Mi sembra di trovare il senso in ogni gesto, di riconciliarmi sempre di più con i miei sogni, di muovermi finalmente nella loro direzione. Ti devo molto, lo sai, vero?”
“Provo esattamente le stesse cose, Ste.”
“Non vedo l’ora di averti là con me.”
“Manca tanto.”
“Due mesi, passeranno senza che tu te ne accorga. E poi, sai quante cose faremo in questo periodo?”
“Tante, sì…ma distanti…”
“Tornerò più spesso…e più a lungo. Te lo prometto.”
“Mi fai un’altra promessa?” gli ho chiesto.
“Dimmi…”
“Vorrei che tu riflettessi bene su questa situazione.”
“L’ho già fatto. Te l’ho detto, sono più lucido che mai…”
“Ne sei sicuro?”
“Perché me lo chiedi?”
“Ho l’impressione che tu ti sia sempre fatto trasportare solo dal cuore. Anche adesso…”
“Può darsi, ma non avrei potuto fare diversamente…te lo sei preso tutto, ancora prima che me rendessi conto.”
“Ma la testa…” mi sono fermata per qualche secondo, non sapendo come esprimere il concetto che avevo in mente.
“Anche la testa deve avere un suo spazio.” ho aggiunto poco dopo.
“Non riesco ad usarla. Lo sai.”
“Ognuno è diverso e non credo che tu debba necessariamente vivere quello che ho vissuto io. Mi allontanavo per ragionare e quando mi venivi a riprendere, se ero ancora nel bel mezzo delle mie riflessioni, continuavo ad allontanarti. E poi tornavo, sempre…e tornavo più folle, perché più lucida. Più sincera, perché più convinta. Più forte, perché più libera dalle paure che ogni volta mi lasciavo alle spalle. Mi chiedo se tutto questo a te sia successo…e se sia un passaggio per arrivare dove sono arrivata io.”
“Come hai fatto a capirlo?” mi ha chiesto, guardandomi negli occhi quasi spaventato.
“Che Laura è tornata e che non riesci a staccarti da lei?”
“Esattamente.”
“Dai tuoi silenzi e dal modo in cui abbassi lo sguardo quando provo a parlartene. Ecco vedi, lo stai facendo anche ora…”
Gli ho sollevato il mento con una mano per riportare i suoi occhi alla stessa altezza dei miei.
“Hai l’opportunità di fare tutto ciò che desideri, ma per prendere le decisioni migliori devi sempre essere sincero con te stesso e per farlo, devi ascoltare il cuore e farlo dialogare con la testa. Far trovare loro un punto di incontro.
“Voglio stare con te.”
“Lo so…ma tutto il resto? Sei disposto a lasciarlo andare?”
“Ne abbiamo già parlato…e in parte l’avevo fatto.”
“Ste, non so come risponderti perché non mi hai mai raccontato cosa sia successo. Ma non hai mai preso una decisione.”
“Di fatto l’ha presa lei, questo è vero…”
“E a te, in quel momento, faceva comodo.”
“Sì.”
“Perché tu non saresti mai riuscito a prenderla.”
“Non posso contraddirti.”
“Non può funzionare.”
“So quello che voglio, Isa.”
“Ma?”
“Non so come prendermelo.”
“Non sei poi così lucido, quindi…”
“Lo sono nei tuoi riguardi. So che voglio te, so quanto ti voglio. So che devo scegliere te. Vorrei solo non avere le due alternative.”
“Mi hai appena trafitto il cuore.” gli ho detto, appoggiando una mano al petto.
“No Bellina, forse non mi sono spiegato. Vorrei non avere due alternative, ma solo una. Tu.”
“Non è possibile.”
“Lo so, ma solo tu puoi aiutarmi.”
“Sai cosa mi ha detto una mia amica un giorno? Isa, tu credi di dover fare una scelta. Ma non è così. Non si tratta di una scelta ma di una via obbligata verso cui ti devi muovere. Dopo aver scoperto cosa provi per Stefano non puoi più tornare indietro e se per assurdo dovessi decidere di non dare una svolta alla tua vita, la trasformeresti nella tua prigione. Quello che c’era non esiste più.
“…perché è stato spazzato via dal ciclone.” ha aggiunto lui. “Certo, è tosta la tua amica.”
“Lo è. Voleva scuotermi.”
“Immagino che ci sia riuscita.” ha detto sorridendo.
“Sì, mi ha fatto riflettere molto. Cosa che dovresti fare anche tu…ma ora non te lo dico più, non vorrei diventare pesante.”
“Ti prometto che lo farò. E quando ti verrò a prendere all’aeroporto di Boston, avrò risolto tutti i miei problemi.”
“Ah già…il biglietto…mi ero quasi dimenticata di averlo comprato.”
“E’ un modo per dirmi che non vuoi più venire?”
“Scherzo.” gli ho risposto, tirandogli un altro pugno, questa volta sul braccio.

Ci siamo abbracciati, stringendoci un po’ più del solito e cercando di far combaciare ogni centimetro di pelle possibile.
Non ci eravamo ancora resi conto di quanto quel discorso fosse stato un macigno per i nostri cuori.
Del resto, non si può sempre capire tutto, ma tanto, prima o poi, cuore e testa avrebbero ricominciato a dialogare e si sarebbero chiariti. O meglio, per me sarebbe stato così. A lui occorreva un po’ di tempo in più.