mano nella mano

“Comunque fammi sapere quando possiamo vederci.” ho tagliato corto.
“Domani?”
“Va bene. Mi dirai tu a che ora, mi tengo libera dopo il lavoro.”
“Perfetto, te lo dico subito: ci possiamo vedere verso le 19.”
“Passi a prendermi in ufficio? Altrimenti ti raggiungo verso le 19.30.”
“Certo Bellina, vengo in motorino.”
“Ok. Buona serata allora.”

Non gli ho chiesto cosa avesse in programma per la serata perchè immaginavo che la passasse con sua moglie. In realtà non sono riuscita a capire se fosse effettivamente così perchè ha continuato a scrivermi senza sosta, anche durante la notte.
“Nessuno ci potrà mai togliere tutto questo, ricordartelo. E’ per sempre.” sono state le ultime parole che ho letto prima di addormentarmi. Gli ho risposto la mattina successiva.
Un Amore così merita di essere libero di crescere, di evolversi, di maturare e perchè no, anche portarci a commettere qualche errore.”
“Purtroppo Bellina ho la sensazione di essere in un labirinto in questo momento.” ha ammesso. “Sto cercando un modo per uscirne e solo tu mi puoi guidare. Per questo ti chiedo sempre di non abbandonarmi.”
“Il peggio dovrebbe essere passato però, non credi?”
“Non lo so…ho paura di ritrovarmi con un pugno di mosche.”
“Ti riferisci alla ricerca? Hanno appena approvato il primo progetto che hai presentato!”
“Sì, ma sai…è solo l’inizio. La strada è ancora lunga…”
Un passo alla volta…”
E a mano a mano…vedrai che nel tempo…
“La canta sempre mia mamma!” ho esclamato, sorpresa per la coincidenza.
“Anche la mia.”
“A mano a mano quindi…e dove si arriva?”
“A mano a mano non lo so…mano nella mano dove vogliamo.

Ho cancellato tutta la conversazione mentre facevo gli ultimi gradini che portavano all’ingresso dell’appartamento.
“Ciao Gabry.” gli ho detto, aprendo la porta e trovandomelo di fronte.
Non avendo ricevuto alcuna risposta, ho continuato: “Tra venti minuti tolgo il disturbo.”.
Ero passata a prendere due valigie di vestiti invernali che avevo lasciato lì per mancanza di spazio nel minuscolo bilocale che stavo condividendo con la mia amica e che non avevo riportato a Firenze sapendo che mi sarebbero serviti di lì a poco.
Dopo avermi minacciata di coinvolgere un avvocato per farmi la guerra, avevamo trovato un accordo quasi pacifico: svuotare l’appartamento, metterlo subito in vendita e provare a salutarsi dignitosamente. Nel giro di due settimane avevamo trovato un acquirente disposto a comprare il pacchetto completo – casa, mobili e box. Così quel giorno avevo preso un permesso in ufficio per portare via le ultime cose e non nascondo che, da qualche parte dentro di me, provavo anche un minimo desiderio di rivedere Gabriele. Dopotutto, avevo condiviso con lui quasi un terzo della mia vita e – sebbene il distacco avesse portato con sè una sensazione di libertà più che di sconforto – era strano pensare che non ne facesse più parte in alcun modo.

“Come stai?” gli ho chiesto, dopo aver chiuso la seconda valigia, facendogli capire che me ne sarei andata nel giro di qualche minuto.
“Tutto ok.”
“Anch’io.” gli ho risposto, nonostante non mi avesse chiesto nulla. “Il lavoro?”
“Bene…mi hanno spostato in un altro reparto. Tra due settimane mi trasferisco a Parigi.”
“In che senso?”
“Nell’unico possibile, Isa…”

Mi ha guardata negli occhi dopo così tanto tempo che mi è sembrato di incrociarli per la prima volta. Nei suoi ho visto tanta rabbia, ma anche una profonda tristezza, quella che forse era mancata nei nostri ultimi incontri, che si erano sempre conclusi nel peggiore dei modi.
“Mi dispiace Gabry. Quando capirai che non devi colpevolizzare solo me, forse troverai un po’ di pace.”
“Chi ti ha detto che non l’abbia già trovata?” mi ha chiesto. “E poi non vedo di chi altro possano essere i responsabili, oltre a te e alla persona con cui mi hai tradito.”
“Ma cosa stai dicendo!” ho esclamato, cercando di mascherare la paura che si era impossessata di me. Sapevo che avesse dei sospetti, ma ero certa che non fosse venuto a conoscenza di nulla e questo, in parte, mi tranquillizzava.
“Comunque sto uscendo con una ragazza.”
“Sei il solito stronzo. Per un attimo ho avuto l’impressione che fossi dispiaciuto di questa situazione, ma è evidente che il tuo orgoglio e la tua immaturità sono riusciti ad avere la meglio anche oggi.”
“Sono solo sincero…perchè, tu non hai già iniziato a frequentare qualcuno? Non perdere tempo…sai, l’orologio biologico e tutti quei discorsi hanno un fondo di verità.”
“Per ora mi basta aver capito esattamente cosa non voglio in un uomo e cosa ho sbagliato fino a qualche settimana fa. Credo sia un ottimo punto di partenza. Invece a quanto pare a te questa storia non ha insegnato nulla.”
“Mi ha confermato che ho sempre fatto bene a non fidarmi del tutto di te e che bisogna sempre tenere le donne sulle spine, altrimenti questo è il risultato.”
“Complimenti. Buona vita allora.”.

Sono uscita sbattendo la porta di casa, consapevole del fatto che non si meritasse le mie lacrime, ma troppo nervosa per riuscire a trattanerle. Sul marciapiede di fronte all’ingresso del palazzo ho incontrato Marco, il mio capo, che ancora una volta si trovava al posto giusto nel momento giusto e senza chiedermi nulla, ha preso entrambe le valigie e si è diretto verso un bar lì vicino.
“E’ finita. Cerca di voltare pagina.” mi ha detto davanti ad un caffè.
“Non capisco perchè mi tratti così.”
“Sei sicura che è questo il motivo per cui stai piangendo?”
“Sì.”
“Sicura sicura?”
“No.” ho fatto un respiro profondo e poi ho aggiunto: “Non accetto l’idea di aver commesso così tanti errori in questi anni e di avergli permesso di aver dato alla mia vita una direzione che non desideravo.”
“C’è chi se ne accorge troppo tardi…ti puoi ritenere fortunata.”
“Sempre di errori si tratta.”
“L’importante è averlo capito. Ora non ti resta che proseguire su questa strada.

Mentre giravo il cucchiaio nella tazzina di caffè ormai vuota pensavo a quanto fossi cambiata nell’ultimo periodo.
Avevo imparato cosa fosse l’amor proprio, che nella fase iniziale appare come uno strano alternarsi di costrizione e libertà.
Ti porta a riconoscere tutto ciò che blocca, limita ed altera la vera essenza della tua personalità e, mano a mano che te ne liberi (e quasi senza accorgertene), ti porta a compiere il percorso di crescita più importante, che io ho avuto la fortuna di fare per un po’ di tempo in compagnia.