pensieri liberi

La verità è che ho bisogno di una pausa. Nelle ultime settimane ho messo tutte le mie energie nel “progetto New York”, ma dall’istante in cui sono atterrata a JFK ho capito che non ero convinta di voler fare quel passo. Non sono convinta di nulla, a dire il vero. Non ho voglia di andare a lavorare stamattina. Voglio cambiare lavoro. Ecco sì, proprio questo. Devo mettermi a cercare seriamente qualcos’altro. Ma cosa? Sempre i soliti progetti di consulenza? Sempre nelle grandi aziende? Vorrei chiedere un consiglio…e lo vorrei chiedere a lui. Stefano capirebbe subito, non avrei bisogno di spiegare nulla, non dovrei nemmeno parlare. Mi guarderebbe negli occhi e mi direbbe “Cosa aspetti a cambiare lavoro?”.
E io rimarrei interdetta, gli direi che stavo pensando esattamente a quello, o forse no, perché non servirebbe nemmeno, scoppierei a ridere, lui anche, lo guarderei sorridendo e lui si avvicinerebbe per darmi un bacio, poi faremmo l’amore e ci dimenticheremmo dei dubbi, del lavoro, persino di New York. Non penseremmo a nulla.
Quanto mi manca tutto questo.
No aspetta, avevo detto che non avrei tirato fuori questo discorso.
Ricomincio a parlare di lavoro. Anzi, di New York. Quanto la amo.
Chissà come sono andati questi giorni di colloqui. Forse non è il momento giusto. Però il corso di graphic design mi è piaciuto molto. Se non mi prendono, pazienza. Voleva dire che non era destino. Certo che a volte il destino è strano. Ma non voglio parlare neanche di questo.
Quella ragazza, l’assistente con i capelli rossi…non credo di esserle piaciuta. Come si chiamava…Kathleen. Ecco, non credo di aver fatto colpo su Kathleen. Mi guardava come se non fossi al posto giusto. Quando mi osservava, con quegli occhi verdi, mi sentivo a disagio. Sembrava che mi volesse dire “Cosa ci fai qui? Non è questa la tua strada”. E allora qual è? Dimmelo tu! le avrei voluto rispondere. E se mi offrissero una posizione nel loro ufficio?
Quanto vorrei discuterne con te, Ste.
Non puoi immaginare quanto abbia bisogno dei tuoi consigli in questo momento.
Ma cosa è successo? Perché sparire così? Non sarebbe stato meglio parlarne? Sei sempre stato libero di prendere qualsiasi decisione. Scappare è una decisione? Si decide di scappare, si decide di non scegliere? Queste non sono scelte.
Prenditi tutto il tempo che ti serve, ma torna. Ti prego, torna. Come puoi abbandonarmi così? Non ti manco? Non ti manca il sole?

Qualche giorno prima, a New York, ero venuta a conoscenza della pratica delle morning pages. Tre pagine bianche da riempire con pensieri liberi, al mattino, prima di intraprendere qualsiasi attività. Non avevo capito a cosa servissero esattamente, ma in quel periodo ero portata a pensare che tutto rappresentasse un segno e pertanto, essendone venuta a conoscenza in un modo insolito – ovvero rovesciando il mio Frappuccino sui fogli della ragazza accanto a me, che dopo aver accettato le mie scuse e senza che le chiedessi nulla, mi aveva raccontato nei minimi dettagli cosa stesse facendo – avevo pensato che potesse essere utile anche a me. Dopo qualche ora ero già in possesso di un blocco di fogli, una penna blu, e la scolorina, perché potevano essere pensieri liberi, ma io rimanevo la perfezionista di sempre, quindi non avrei accettato di vedere pasticci o correzioni antiestetiche.

Iniziavo sempre parlando di lavoro, cercavo di deviare sulle domande che mi ponevo ogni giorno – una su tutte: cosa posso fare per stare bene? – ma poi tornavo sempre lì, da lui, da noi, scrivendo quesiti che si perdevano tra le righe e cercando risposte che sapevo di non trovare.

Ed era proprio questo che mi teneva legata a Stefano.

Non sapevo nulla di lui ma cercavo di convincermi del fatto che stesse soffrendo più di me, che avrei dovuto aspettare ancora un po’ e che poi sarebbe tornato, perché non poteva esserci un finale differente per quello che avevamo vissuto.

Hai mai sentito parlare di fiamme gemelle? Ho iniziato ad interessarmi all’argomento molto prima che tu decidessi di andartene. Un giorno ti avevo detto di leggere Eat, Pray Love e un altro libro, di cui avevo finto di non ricordare il titolo, perché non ero pronta ad affrontare l’argomento con te…e nemmeno con me stessa, a dire il vero. Queste coppie che si riunivano dopo anni, secoli, millenni, riscoprivano l’immensità del loro amore – proprio come noi – ma erano nuovamente destinate a separarsi, perché spesso le loro vite si era allontanate al punto da non potersi riavvicinare, o perché uno dei due non aveva raggiunto lo stesso livello di consapevolezza interiore dell’altro? Mentre leggevo, pensavo che a noi non sarebbe mai successo. Mi ritrovavo in tutte le descrizioni e le sfumature più intime dei racconti di chi aveva vissuto qualcosa di simile, ma pensavo che noi non ci saremmo mai lasciati, che non ci sarebbe stata alcuna separazione, fuga, nulla di tutto questo perché noi…noi eravamo pronti ad accettare quell’Amore.
Anche tu lo eri.
E invece te ne sei andato.
Lasciandomi qui da sola ad aspettare il giorno in cui tornerai ad abbracciarmi e a farmi sentire parte di te.
Forse è stata una fortuna troppo grande.
Forse nella vita c’è un prezzo per qualsiasi cosa.
Ma è davvero possibile che non si possa essere felici e basta?
Quanto dovrò aspettare?
Lo so che mi pensi, sai. Mi si scalda il cuore in quei momenti. Mi metto la mano sul petto e cerco di assorbire tutto l’Amore che mi mandi. E tu? Tu capisci quando ti penso, vero? E le urla? Le senti ancora? Ogni tanto cerco di allontanarmi, penso a me stessa, e quando lo faccio, sento che qualcosa mi porta via da te, è come se dovessi provare ad andare in un’altra direzione, ma poi prendo un foglio, inizio a scrivere…e torno da te. Perché il mio cuore non ha intenzione di andare altrove.
Che cosa devo fare? Da cosa devo farmi guidare?
Non posso aspettare e basta? È doloroso ma molto più semplice.
E se poi torni e non mi trovi?

Ho appoggiato la penna sul tavolo, sono andata a spegnere la moka e mi sono riseduta. Non ho riletto nulla, ma ho preso la scolorina e ho cancellato l’ultima frase.