cosa succede se

“Ripensandoci, il mare non sarebbe una buona soluzione. Anzi, mi allontanerebbe dalla soluzione.” ho ripreso il discorso, pochi minuti dopo la mezzanotte.
“Se cerchi una soluzione, significa che pensi di avere un problema.” ha commentato Marco.
“Ne ho ben più di uno.”
“Non sono d’accordo.”
“Sono stufa.”
“Di cosa?”
“Di chi sparisce.”
“Pensavo fossi passata oltre.”
“Ma come posso farlo con una persona che mi risponde come se non fosse successo niente e promette di scrivermi il giorno dopo?”
“Ok, hai un problema Isa.”
“Sarebbe?”
“Devi lasciarlo perdere. Vai avanti per la tua strada, senza pensare a lui.”
“Lo sto facendo…Ho comprato una casa, sono appena stata a New York per fare un corso, ci sto provando davvero, credimi. Ma lui è sempre lì.”
Mi sono guardata intorno per cercare di capire dove fossero tutti gli altri e dopo aver individuato le loro sagome sulla riva del mare, ho continuato. “Una casa, ripeto…io che sognavo di andare a vivere con lui, che mi vedevo già sotto lo stesso tetto insieme ai nostri figli…”
“Capita a tutti di prendere un abbaglio.”
“Non è così Marco, lo sai.”
“Perché non provi a chiederglielo?”
“A chiedergli cosa?”
“Perché l’ha fatto.”
“Lo so già. Ha paura.”
“Chiediglielo lo stesso.”
“Se lo faccio, si allontanerà ancora di più.”
“Vedi, anche tu hai paura.”
“No! Cioè sì, ho paura, lo ammetto, ma ho già fatto le mie scelte, ora tocca a lui. Non posso mettergli fretta.”
“Ti ricordi quando mi hai parlato di lui la prima volta? A maggio dell’anno scorso. più di un anno e mezzo fa. Non credi che abbia avuto abbastanza tempo?”
“Evidentemente no, se si comporta in questo modo.”
“Hai mai pensato che questa possa essere già la situazione definitiva?”
“No, Marco, no. Non può essere.” ho detto con la voce rotta dall’angoscia.
“Magari per lui lo è.”.

cosa-succede-seCosa succede se non torna? mi sono chiesta qualche ora dopo, mentre rientravo in camera alle prime luci dell’alba.
Cosa succede se finisce così?
Cosa succede se ha già deciso?
Cosa succede se si dimentica di me?
Cosa succede se non riesco a cambiare il corso degli eventi?
Cosa succede se questo è già il futuro? Se non posso aspettarmi nient’altro da Stefano? E se non si farà sentire mai più?

Sopravvivrò a tutto questo? ho domandato infine ad alta voce, sperando di ricevere un segnale.
Il silenzio è diventato ancora più assordante. Mi sono addormentata con la sua collana tra le dita, stringendola il più possibile, per sentirlo vicino ancora per una notte e per farmi accompagnare con dolcezza nel nuovo anno, che non riuscivo proprio ad immaginare cosa avrebbe potuto portarmi in dote, anche perché non sapevo cosa augurare a me stessa per i mesi a venire.

Quella notte l’ho sognato. Sorvolavamo una grande città con i palazzi alti, che sembravano brillare di luce propria. Non sapevo dove fossimo, mi guardavo intorno per cercare di capire dove stessimo andando, ero spaventata ed emozionata allo stesso tempo, così tanto che non riuscivo a concentrarmi su ciò che c’era sotto di noi. Poi, un po’ alla volta, ho iniziato a distinguere alcuni dettagli.
C’era il nostro ufficio.
C’erano alcuni amici che passeggiavano.
C’era il nostro primo pranzo insieme. C’eravamo noi due, mano nella mano, in quella via che avevamo percorso tutte quelle volte.
C’era il suo mare, il nostro abbraccio alla fine di una camminata, c’erano una luce calda, un tavolo in mezzo al nulla, un campo di fiori, un motorino che faceva lo slalom tra le auto. C’era anche un palazzo di vetro, quello in cui avevo fatto il colloquio un anno prima. C’era la Statua della Libertà, ma c’erano soprattutto posti che sarebbero stati per tutti insignificanti, ma che per noi erano tutto. Il nostro mondo, la nostra storia.

Mi sono girata verso Stefano, che ha annuito senza dire nulla, con le lacrime agli occhi.
Abbiamo continuato il nostro viaggio ancora per un po’, sotto di noi era sempre più buio, ormai non riuscivo a riconoscere quasi nulla, la luce si era sposata verso il cielo e quando me ne sono accorta, accanto a me non c’era più nessuno.

La mattina successiva, al risveglio, mi sono infilata il primo costume che ho trovato. Poco dopo ero sulla riva del mare, con i piedi bagnati dalle onde che si affacciavano timidamente alla riva, i capelli ancora scompigliati dal sonno e da un leggero venticello che sembrava volermi accarezzare il viso. Ho percorso almeno tre chilometri sulla sabbia bianchissima, che a quell’ora sembrava ancora più candida dei giorni precedenti, mentre vedevo il sole che faceva capolino dall’acqua sulla linea dell’orizzonte.

“Addio.” ho detto a bassa voce.
Ho posato delicatamente la collana nel mare e l’ho osservata mentre veniva inghiottita dall’acqua e dalla sabbia.

Me la sono immaginata mentre riaffiorava, ancora più lucente, in un posto nuovo.