La mattina seguente mi sono svegliata con la sensazione che un treno mi avesse attraversato la testa.
Non capivo se fosse colpa dell’alcool, del rientro in casa alle quattro di mattina, o della discussione che avevo fatto con Gabriele durante il viaggio in macchina. O di un mix di queste cose.
Ero scoppiata a piangere all’improvviso e gli avevo detto la verità: non volevo che Stefano partisse. Anzi, che mi abbandonasse.

La sua presenza in azienda, seppure fossimo insieme ad altre trecento persone e nonostante, di fatto, non lavorassimo mai sullo stesso progetto, mi dava conforto.
Non me ne ero mai resa conto, fino al giorno in cui aveva mostrato a tutti la lettera di ammissione al college americano, quando per la prima volta avevo avvertito un senso di vuoto al pensiero di non vederlo più alla sua scrivania.

Gabriele, apparentemente, non era geloso di lui. Del resto, non gli avevo mai dato motivo di esserlo…e sapeva quanto tenessi al nostro matrimonio.
Inoltre, ero sempre riuscita a nascondere i miei tormenti dell’ultimo periodo. Ma le mie parole l’avevano fatto innervosire.

“Sono tutte cazzate, avrai tantissime cose a cui pensare in questi mesi, non ti renderai nemmeno conto della sua assenza in ufficio. E poi si trasferisce, mica muore.”
“Che discorso del cazzo. E comunque va dall’altra parte del mondo, chissà quando lo rivedremo.”
“Lo puoi sentire con qualsiasi mezzo. Dai, finiscila. Hai solo voglia di piangerti un po’ addosso.”.
Non capiva cosa provassi, ma del resto non potevo fargliene una colpa, visto che non era chiaro nemmeno a me.

Come potevo sentirmi abbandonata da una persona che avevo sempre voluto tenere a distanza? Con cui mi limitavo a scambiare qualche parola nei corridoi o durante la pausa pranzo? Con cui certo, avevo un feeling speciale e una complicità difficile da trovare in altri rapporti – a partire da quello con il mio fidanzato – ma di cui poi, in fin dei conti, non sapevo nulla? Non conoscevo né il suo passato né i suoi programmi per il futuro. Non mi aveva quasi mai parlato della sua famiglia. E sì che passavo le mie giornate ad ascoltare le storie degli altri e a dare consigli anche agli sconosciuti.

Eppure lo sentivo così…vicino. Ci capitava spesso di dire le stesse cose nello stesso istante. Non serviva neanche che parlassimo, perché ci capivamo con uno sguardo.
Ma com’era possibile? Che senso aveva tutto questo? Era solo una mia impressione?

Inaspettatamente, una prima risposta alle mie domande è arrivata da lui quella mattina.

“Stanotte non ho chiuso occhio, ieri sera ho discusso con Laura”
“Anch’io con Gabriele…ma per cosa, se posso chiedere?”
“E’ gelosa. Di te, ovviamente. Ma non è la classica gelosia. Anzi, forse non è gelosa. Insomma, non so cosa sia, ma dice che quando ci sei tu mi trasformo. Divento una versione migliore di me stesso.  Forse non le dovevo dire che sei l’unico motivo per cui rinuncerei alla borsa di studio al MIT.”
“Come puoi dire a tua moglie una cosa così?”. Prima ancora che mi rendessi conto che in realtà il peso di quelle parole era lo stesso delle espressioni che avevo usato con Gabriele, Stefano mi aveva interrotta proseguendo con il suo discorso.
cosa-che-non-ti-ho-detto“Indipendentemente da questo, c’è una cosa che non ti ho detto. Sai che ho una sorella gemella, vero? Non te ne ho mai parlato direttamente, lo so. Anche perché non ti ho mai raccontato nulla di me. Beh…in realtà lei non c’è più. Non tutti lo sanno, non ne parlo mai con nessuno. In generale, ho sempre preferito evitare l’argomento. Sorvolando su quello che è successo…il punto è che quando sono con te, rivivo in parte le sensazioni che il nostro rapporto mi dava.”
“Ste…”. Non riuscivo a dire nulla. Mi sono limitata a prendergli la mano. Volevo capirne di più, ma non era quello il momento giusto.

Abbiamo sempre voluto mettere un muro tra di noi. Entrambi, per diversi motivi. Io per primo, lo ammetto. Ma credo di averlo sempre saputo…che dietro a quel muro, dentro di te…c’è qualcosa…che per me è come una calamita”

C’è un mondo” gli ho risposto.

“Eh sì…” ha replicato, aggiungendo, per smorzare la tensione “E tu, perché hai litigato con Gabriele?”
“Perché…no, niente. Niente di importante”.