Volevo aspettare di finire le riunioni per scrivere a Stefano. Oppure non scrivergli del tutto e tenere per me quello che era successo.
Invece, mezzora prima del ritrovo con i grandi capi del marketing, non ho resistito e gli ho mandato un messaggio.

“Avevo pensato di chiudermi nel silenzio. Ma mi è successa una cosa troppo strana che ti vorrei raccontare così…la analizzi! Ahah! Scherzo.”
“Cioè? Sono in call con i miei compagni di università. Però dimmi perché muoio dalla curiosità.” mi ha risposto immediatamente.
“Vado subito al dunque: mentre aspettavo di imbarcarmi stavo ascoltando un po’ di musica a caso, ad un certo punto è partita una canzone di Ligabue e sono scoppiata a piangere. Non esagero se ti dico che avevo pianto al massimo due o tre volte nella mia vita. Ad ogni modo, non credo che tu lo sappia: sono anch’io una sua grande – grandissima – fan. Non associavo questo brano a niente e ti dirò di più…non lo stavo nemmeno ascoltando, era solo un sottofondo…”. Avrei proseguito se Stefano non mi avesse bloccata con un messaggio che mi ha spiazzata più di quanto già lo fossi in partenza.

“Non riesco a rispondere come vorrei, perché non posso chiudere la telefonata. Ti spiegherò bene più tardi ma sono troppo scioccato per non dirti subito che questa è la cosa più incredibile che è successa finora – lato coincidenze – almeno per me.”
“In che senso?”
“Un paio di ore fa, fregandomene del fatto che fossi in trasferta e che in generale non ti dovrei scrivere, ti stavo chiedendo che musica ascoltassi, perché non ho la minima idea di cosa ti piaccia. E ora me lo scrivi tu senza motivo!”
“Beh un motivo c’è.”
“Sì, però immaginati la scena. Ti stavo mandando un messaggio con questa domanda: Ma c’è un cantante in particolare che ti piace? E ora ho la risposta. Senza averti chiesto nulla.”
“In effetti…”
“E ti ho regalato una collana con inciso il titolo di una sua canzone.”
“In effetti…”
“Dici solo in effetti?”
“…immaginati come mi sono sentita quel giorno.”
“Ma perché non mi avevi detto che era il tuo cantante preferito?”
“Nemmeno adesso ti ho detto che lo è.”
“Sì che lo è.”
“E’ vero.”
“Ok, tutto questo non può essere normale…Ora però non posso più scrivere. Dimmi qual è il titolo della canzone. Ci sentiamo più tardi.”

Dopo circa un minuto mi è arrivato un altro messaggio.
“Mi sembra di essere in un film.”.
E non gli avevo nemmeno raccontato con precisione quello che mi era successo.

coincidenzeDa quando avevamo iniziato ad accettare il nostro rapporto per quello che era – in quel momento, una gigantesca incognita –  oltre a riconoscere la presenza di incredibili parallelismi tra le nostre vite, ci eravamo imbattuti in una serie infinita di coincidenze. Come questa. Combinazioni di fatti casuali.

Tralasciando il modo in cui ci siamo conosciuti, persi (volutamente) di vista e ritrovati a distanza di qualche anno nella stessa azienda – che è sicuramente affascinante ma, per certi versi, può rientrare nella normalità degli eventi – potrei fare migliaia di esempi relativi a situazioni molto più specifiche, che hanno sempre lasciato entrambi a bocca aperta.

La mattina del giorno in cui lui ha comunicato in ufficio la sua partenza, io ho ricevuto, senza nessun motivo e senza mai essermi iscritta alla loro mailing list, una newsletter dell’università in cui era stato ammesso, con annessa proposta di appartamenti nella zona.
Il giorno in cui è effettivamente partito, la compagnia aerea che – tuttora – scelgo per quasi tutti i miei viaggi, mi ha esortata ad utilizzare le miglia per prendere un volo per gli Stati Uniti, nello specifico per Boston o New York.
Il suo nome ha iniziato ad apparirmi ovunque. E il mio a lui, fatto ben più strano visto è tutto fuorché diffuso. Questo a me, personalmente, è successo altre volte in passato, ma non con la stessa frequenza. Mi sembrava – e, ahimè, mi sembra ancora oggi – di essere bombardata al punto che, più di una volta, ho detto ad alta voce basta!.

Questi sono esempi di eventi per lo più esterni a noi. Come se l’universo ci parlasse.
Altre volte le coincidenze si verificavano nelle nostre interazioni. Come se fossero le nostre menti a parlare.

Un giorno, prima che partisse, stavo pensando ad un possibile viaggio in Cambogia e – avvicinandomi alla sua scrivania, mi sono accorta che stava scorrendo delle immagini dei templi di Angkor.
In un’altra occasione stavo cercando su Airbnb una sistemazione per un weekend lungo a Formentera e a distanza di qualche minuto, ho ricevuto una sua telefonata con la quale mi informava del fatto che suo cugino avesse appena messo in affitto il suo appartamento sull’isola. Alla mia domanda Ma perché me lo dici? mi aveva risposto In realtà era solo una scusa per chiamarti. Non gli avevo poi detto nulla della mia ricerca. E non sono nemmeno andata a Formentera.
Pensavo ad una persona e lui me ne parlava a distanza di poche ore. Completava le mie frasi e io le sue. Ci guardavamo sempre in quel modo che significa So cosa stai pensando. Abbiamo provato qualche volta ad indovinare e, quando ci siamo accorti che ci azzeccavamo sempre, ci siamo spaventati e, per qualche mese, non abbiamo più fatto quel “gioco”.

E quindi quel giorno ci siamo trovati di fronte all’ennesima coincidenza. Con il passare del tempo ne abbiamo vissute talmente tante che ci siamo più volte chiesti se fossero davvero coincidenze.
O piuttosto segnali. Di qualcosa più grande di noi, che non riuscivamo a comprendere. Senza scomodare teorie esoteriche o spiegazioni mistiche, ci siamo limitati a prenderne atto, rimanendone sempre molto affascinati. E a tratti intimoriti.

Tornando a quel giorno, dopo aver ricevuto il messaggio di Stefano, mi sono avvicinata alla macchinetta del caffè e ho fissato il pavimento per qualche istante, prima di iniziare a comporre il primo di una lunga serie di messaggi.
“La canzone è Da adesso in poi e non ci sono parole che possano esprimere meglio di quelle tutto ciò che sto provando.”.
Inaspettatamente, ho ricevuto subito la sua risposta.
“Ho chiuso la call perché non riuscivo a concentrarmi. Anzi, la verità è che da un lato non riesco più a parlare, dall’altro ho paura di parlare troppo. Poi ripensavo alla reazione che ho avuto quando ti ho vista al ristorante e a tante altre cose. Sono un po’ scioccato, lo ammetto.”
“Anch’io.”
“Per la prima volta mi sento indifeso.”
“Ti capisco benissimo. A me è successo dopo aver letto una delle tue prime email.”
“Isa, devi trovare una spiegazione per questa reazione, per te stessa prima che per me. Che pianto era?”
“Non era un pianto triste, stavo anche sorridendo o ridendo.”
“E…?”
“E quindi ti spiegherò meglio più avanti ma il punto è questo: tu riesci a scombussolare qualcosa nel mio inconscio, perché nemmeno io me ne rendo conto. Sei arrivato ad una profondità nel mio cuore e nella mia mente che non pensavo si potesse raggiungere e tra l’altro non ci ero (voluta) mai arrivare nemmeno io. Perché non sai niente e capisci. Non parlo e capisci. Nascondo e capisci lo stesso. Non so nemmeno che cosa capisci a dire il vero ma dici cose che a quanto pare smuovono delle montagne dentro di me. E’ l’unica spiegazione che mi posso dare perché non mi è mai capitato di provare certe cose e vedo che le sto provando senza nemmeno volerlo…”
“Togli quei puntini e vai avanti.”
“No.”
Allora adesso prendo un aereo e vengo a rapirti.”
“Ste, cazzo, hai idea di dove sono e di cosa sto per fare? Non mi puoi scrivere certe cose.”.
Avevo il cuore in gola come il giorno in cui mi aveva detto che sarebbe venuto a Milano. In quelle condizioni, mi sono avvicinata al palco per esporre il mio progetto. La mia mente ha completamente rimosso i ricordi di quella presentazione, mentre mi ricordo perfettamente cosa è successo nelle ore seguenti.

In particolare, dopo che ho letto questo messaggio.
Quella comunque è la voce del cuore. Puoi smentirmi quanto vuoi, puoi dire che per te è diverso, ma i punti di contatto del bivio stanno aumentando verso la seconda strada, quella che non si può nominare. E parlo per entrambi. Perché certe cose non si possono provare per caso. Comunque…lunedì pranziamo insieme? Non ti dirò tutto quello che penso altrimenti non rientri in ufficio. Ma prima o poi lo farò. Ti dirò cosa pensa la mia testa e cosa pensa il mio cuore. E se l’altra volta sei rimasta sconvolta, questa volta ti prendi una settimana di ferie.”.