“Eccoti. Ci stavamo preoccupando.” ho riconosciuto la voce di Marco prima di voltarmi verso di lui.
“Pur volendo, non potevo allontanarmi più di tanto.” gli ho risposto con un sorriso, indicando con una mano quella distesa azzurra infinita.
“Pensavamo di fare una gita sul catamarano, ti va?”
“Certo. Posso fare colazione?”
“Certo che no, cosa ti viene in mente?” mi ha risposto alzando gli occhi al cielo. “Isa, puoi prenderti tutto il tempo che vuoi.” ha continuato. “Possiamo anche farla nel pomeriggio, oppure domani, tra due giorni, una settimana.”
“Esagerato…tra una settimana sai dove saremo? Davanti a quel maledetto computer!”
“Grazie per avermelo ricordato.”
“In effetti mentre lo dicevo ho avuto la sensazione che quella fosse la vita di qualcun altro. Non pensiamoci.”
“Davvero…torno dagli altri.” ha tagliato corto Marco. “Ti aspettiamo.”
da dove si riparte“A tra poco.” gli ho risposto.
Ho continuato a camminare sulla riva nella direzione opposta a quella del nostro albergo, senza rendermi conto che mi trovavo già a qualche chilometro di distanza. Avevo raggiunto un’area selvaggia, dove l’uomo non si era ancora spinto a costruire strutture e a piantare ombrelloni. Mi sono seduta sulla sabbia e qualche istante dopo ho capito di non essere sola.

Qualche metro più in là, coperti in parte da un grande masso, c’erano due ragazzi. Quando mi sono voltata verso di loro, hanno entrambi alzato la mano per salutarmi. Sono certa che stessero parlando di me: probabilmente si stavano chiedendo cosa ci facessi lì.

“Posso farvi una domanda?”
“Certo.” mi ha risposto quello che sembrava più giovane, in un inglese perfetto, ma con una cadenza che non riuscivo a distinguere.
“Sapete se là…” mi sono alzata in piedi per spiegarmi meglio “…la spiaggia continua?”. Non riuscivo a capire se potessi continuare la mia passeggiata.

Qualche minuto dopo eravamo tutti e tre in piedi sul bagnasciuga.
“Sono italiana, sì. Di Firenze…la conoscete?”
“Ci siamo stati entrambi. Lui è un pilota, è stato dappertutto. Io ci sono passato l’anno scorso, durante un tour nel centro e sud Italia.”
“Viaggiate molto?”
“Cerchiamo di fare un viaggio insieme ogni anno, è una tradizione ormai ventennale. E poi ognuno si dedica ad altre mete.”
“Ventennale…complimenti! Sì, non sembra ma siamo abbastanza vecchi.”
“Non intendevo quello!”
“Quanti anni ci dai?”
“A te…” avevo deciso di stare al gioco, ma mi hanno subito interrotto.
“Fattene una ragione.” ha detto il “giovane” all’altro.
“Siamo coetanei. Abbiamo studiato insieme dall’asilo alle superiori. Stesso anno, stesso mese, solo pochi giorni di differenza.”
“Accidenti…beh, devo ammettere che tu…Ryan, giusto? Dimostri qualche anno in meno. A questo punto concedetemi di dirlo.”
“Siamo abituati, succede ogni volta.” ha detto lui toccandosi i capelli.

Non era bello, ma c’era qualcosa in lui che mi aveva attratto fin dall’inizio. Era ironico, ecco. Forse era questo.
“Succede ogni volta che trovate una ragazza sola in una spiaggia deserta e attaccate bottone?” gli ho chiesto, mentre entrambi ridevano.
“Fino a prova contraria l’hai fatto tu…interessante l’escamotage della spiaggia, lo riutilizzerò in futuro…” mi ha risposto.
“Era una domanda seria, alla quale non avete risposto!”
“Scusa, è stata colpa mia, mi sono distratto.”

Mi sono girata di scatto perché sapevo di avere il volto arrossato. Era da tanto che non mi sentivo corteggiata, al punto che non ricordavo nemmeno cosa si provasse.
“E quindi…di dove siete?” ho chiesto, per cambiare discorso.
“Siamo canadesi, di Vancouver. Ma lui vive a Dubai, perché lavora per Emirates, io a Parigi.”
“Emirates…che bello! E tu, di cosa ti occupi?”
“Sono un architetto. Tu invece?”
“Io…beh, al momento lavoro in una società di consulenza.”
“Dici al momento perché hai intenzione di cambiare?”, mi ha domandato Ryan. Ormai la conversazione era solo tra noi due.
“Ci sto pensando.”
“Per fare cosa?”
“A dire il vero, non lo so. Qualcosa di creativo, suppongo.”
“Tipo?”
“Vorrei scrivere. Credo. Ma non nel senso di diventare una scrittrice di romanzi. Vorrei guadagnarmi da vivere scrivendo, collaborando con diversi magazine e siti, poi certo, mi piacerebbe avere uno spazio tutto mio.”
“Fallo. Inizia da quello.”
“Voi volete restare qui o ci possiamo incamminare verso quella zona?” ho chiesto, indicando i villaggi che sembravano dei minuscoli puntini sulla costa. “Mi stanno aspettando.”.
“Pensavamo fossi sola.” ha risposto Thomas, dopo una decina di minuti di silenzio assoluto.
“No, siamo un piccolo gruppo di colleghi e amici.”.

Dopo pochi metri lo schieramento era già evidente. Io e Ryan a passo lento uno accanto all’altra. Thomas dietro di noi, con una grande Reflex in mano, intento a catturare la natura incredibile che ci circondava.

“Oltre a lavorare, che fai nella vita?” mi ha chiesto mettendosi le mani in tasca.
“Cerco di uscire da una situazione.” ho risposto, sorprendendomi per aver dato una risposta così intima ad uno sconosciuto.
“Brutta?”
“Troppo bella. E poi troppo brutta.”
“Questioni di cuore, ne deduco…” ha intuito. “Cosa è successo, se posso chiedere?”
Era passato tanto tempo dall’ultima volta in cui avevo raccontato ciò che era successo dall’inizio, ma non ci ho pensato due volte e nel giro di qualche minuto avevo riassunto l’ultimo anno e mezzo in un flusso abbastanza ordinato di pensieri.
“Diceva che ci saremmo sposati nel giro di sei mesi se avessimo risolto i nostri problemi. Io l’ho fatto, lui…credo di no.”
Ryan aveva ascoltato la mia storia con grande attenzione, interrompendomi solo qualche volta per farmi domande pertinenti, cosa che non mi aveva lasciato indifferente. Non aveva fatto commenti particolari, ma mi aveva chiesto se lo stessi ancora aspettando, mettendomi in grande difficoltà, nonostante fosse l’unica domanda sensata da rivolgermi.
“No…o meglio, non lo so, sono sincera. So che non lo devo fare, ma dentro di me forse sì, lo aspetto ancora, ma chissà per quanto sarà così, magari dovrò conviverci per il resto della mia vita. Non so cosa debba succedere perché questo filo che ci lega si rompa, spesso mi chiedo se sia tutto nella mia testa…Magari lui mi ha già dimenticata, del resto sarà tornato alla vita di sempre…”
“Quella che non aveva mai lasciato.”
“Esatto…”
“E in cui tu sei piombata come una meteora. No, non sta vivendo serenamente, credimi. Lo potrà fare in futuro, ma chissà tra quanto tempo. Lui per stare bene può solo dimenticarti, ma non succederà mai. Tu invece ti ricorderai sempre di lui, ma puoi disegnare la tua vita esattamente come l’hai sempre sognata.”
“Ma non so nemmeno da dove si riparte.”
“Scrivi.”
“Ma cosa?”
“Quello che ti passa per la testa.”
“Ma non vorrebbe mai leggerlo nessuno.”
“Devi scrivere per te stessa.”
“Quindi, su fogli di carta?”
“Dove ti pare.” mi ha risposto lui, con estrema semplicità.
“Penserai che sono pazza.”
“Nient’affatto. Cosa fai stasera?” mi ha chiesto, avendo capito che eravamo quasi giunti a destinazione.
“Niente, c’è poco da fare qui intorno. Staremo nel villaggio.”
“Ti passo a salutare.”
“Ecco…” ho cercato di frenare il suo entusiasmo. “Non so se è il caso.”, gli ho detto. Il mio pensiero era volato subito – e per certi versi inspiegabilmente – a Marco.
“Sei con qualcuno?”
Aveva capito tutto. “No, sono con i miei amici.”
“Sì, ma tra gli amici…”
“No, assolutamente no! Ti ho parlato di un’altra persona fino a poco fa, non c’è nessun altro nella mia vita.”
“Non insisto. Ti lascio il mio numero, fatti sentire tu se vuoi. Noi siamo qui fino a domani sera, poi torniamo in Canada.”
“Ma non vivevi a Parigi?”
“La prossima settimana sarò lì, mi sono preso qualche giorno di ferie in più per tornare a casa.”

Si è chinato sulla sabbia e ha iniziato a scrivere +33 45…era il suo numero di cellulare.
“Fai una foto.”
“Ma non ho il cellulare.”
“Vai a prenderlo prima che si cancelli. Non ho carta e penna, mi dispiace.”.

Ci siamo salutati. Li ho osservati mentre si allontanavano. Mi sono guardata intorno e mi sembrava tutto più luminoso. L’acqua era ancora più blu, la sabbia quasi bianca, le palme di un verde scintillante, vedevo il sole riflesso dappertutto. Sono corsa in camera a prendere il telefono e ho salvato il suo numero nella rubrica. Poi ho passato il piede sopra la scritta, cancellandone ogni traccia.