“Mi manchi.”
“Anche tu Bellina. Come mai non mi hai risposto ieri sera?”
“Ho visto il messaggio poco prima di andare a dormire e ho pensato di scriverti oggi con calma. Non voglio che pensi che mi stia allontanando perché ammetto di averlo fatto in passato, ma non ci riesco più. O meglio, non lo voglio più fare perché non ha senso.”
“Lo penso anch’io. Non ho avuto questo timore, ma solo quello che fossi andata in crisi.”
“Posso essere sincera?”
“Devi.”
“Non sono per niente in crisi.”
“Davvero? Bene!”
“Sì, è così. Ed è strano. Non capisco…non dovrei esserlo?”
“Sei senza speranze…perché non ammetti semplicemente di essere felice?
“Lo sono. Tanto. Forse troppo.”
“Fino a quando lo vorrai farò di tutto per regalarti sorrisi.”
“Sono stata benissimo giovedì. So di non essermi lasciata andare completamente ma ho fatto il possibile, credimi…il passo successivo sarebbe stato sciogliermi sul letto.”
“Ci è mancato poco. A me non interessava che tu ti abbandonassi del tutto. Ho guardato i tuoi occhi e ho sentito battere il tuo cuore, il resto non conta nulla.”
“E’ stato tutto così bello e strano…”
“Strano…è possibile che con tutti i vocaboli che conosci tu sia riuscita a dire strano due volte in tre minuti? Sei proprio una streghetta.”
“Strano nel senso di spontaneo…diverso dal solito. Anzi, diverso da tutto.”
“Siamo noi del resto, cosa ti aspettavi? L’altro ieri ne abbiamo avuto l’ennesima conferma.”
“Ne ho parlato con una mia amica – senza entrare nei dettagli – e sai cosa mi ha chiesto?”
“Cosa?”
“Se non fossimo in imbarazzo. Le ho risposto ma perché? Non capivo la domanda. Anche se poi ci ho riflettuto e in effetti, in un rapporto normale, un po’ di imbarazzo sarebbe stato…normale, appunto.”
“Già. Ma il nostro non sarà mai un rapporto normale, perché è troppo grande. Se decidessimo di rimanere amici sarebbe un rapporto normale? Se fossimo fidanzati lo sarebbe? Se fossimo marito e moglie? Non credo proprio! Se fossimo amanti…no, non potremmo mai essere amanti.”
“Direi di no…”
“Prima di tutto perché nessuno dei due lo vuole. E poi perché siamo un po’ troppo coinvolti.”
“Proprio un pochino…”
“Comunque ho finalmente conosciuto la vera Bellina e quindi sei autorizzata – sbalzi di visione a parte, che sono certo arriveranno a breve – a fare tutto ciò che ti rende più serena. Ad una condizione…”
“Quale? Cosa fai, mi ricatti?”
“No. Non mi devi abbandonare.”
“Quante volte ti ho detto che non lo farò?”
“Non è mai abbastanza.”
“Perché hai paura.”
“Sì.”
“Non mi riferisco alla paura di essere abbandonato da me. Ma a quella di essere abbandonato in generale.“.

La mia frase ha interrotto il flusso continuo con cui ci stavamo scrivendo da quasi dieci minuti.
Era così palese che il nostro rapporto mettesse in luce i nostri timori più profondi, che ero quasi convinta del fatto che potesse esistere qualcosa di ancor più magico di ciò che stavamo vivendo. Perché al di là delle paure che creavano – ad intervalli irregolari – una coltre di nebbia davanti ai nostri occhi, doveva esistere necessariamente un luogo che nessuno dei due aveva mai visitato.

“Può darsi.” mi ha scritto dopo la pausa di riflessione.
“Magari sono qui per far sì che tu la affronti.”
“Magari sei qui per farmi innamorare e basta.”
“Magari innamorandoti la affronti.”
“Magari mi sono già innamorato.”
“E allora affrontala.”
“Vedremo. Vale lo stesso per te, comunque. Anche tu temi di essere abbandonata.”
“E come pensi di farmela superare, questa paura?”
“Non ne ho idea. Forse il mio compito è solo quello di fartela vedere.”
“O forse un giorno mi abbandonerai.

Mentre pronunciavo quelle parole, ho sentito una fitta al cuore.
“Ritiro quello che ho appena detto.” ho aggiunto subito, quasi ansimando.
“Ecco, brava. Anche perché sai che non succederà mai.”
“Voglio sapere quali sono i prossimi passi.”
“Ahah, ancora con questa storia! Mi sembra di averti già detto tutto, forse dovrei chiederlo io a te. Quando vuoi ne parliamo meglio, perché discutere tramite messaggio di una problema bello (passami il termine) ma anche grande mi sembra inopportuno. A proposito di problemi…”
“Quale dei tanti? Ahah, scherzo.”
“…Fossero tutti così i problemi! Comunque, ti hanno fatto sapere qualcosa?
“Loro?”
“Sì, loro.”
“No.”
“Magari ti hanno scritto, controlla l’email.”.

Ho scaricato la posta elettronica convinta di potergli rispondere che non avevo ricevuto alcun messaggio da New York, ma un messaggio c’era eccome e oltretutto l’oggetto lasciava poco spazio all’immaginazione.
Will you join us?

Ti unirai a noi?
Non potevo credere ai miei occhi. Ho fissato lo schermo a lungo prima di trovare il coraggio di aprire l’email.
Conteneva tutto.
Un commento sul pezzo che avevo consegnato. Un altro su di me e in particolare sull’entusiamo e sull’energia che avevo trasmesso. E poi c’era la proposta. Leggevo numeri, descrizione di attività, arrivavo ad un punto e mi rendevo conto di non aver capito quasi nulla, perchè non riuscivo a concentrarmi.
Com’era possibile che avessero scelto proprio me?

Per certi versi, ero infastidita. Avevo già i fari puntati su troppi aspetti della mia vita, perché toccare anche la sfera lavorativa?
Ho rivolto lo sguardo verso l’alto chiedendomi che senso avesse quello che mi stava succedendo. Domandandomi se ci sarebbe mai stata una fine al mio tormento, senza capire che dipendeva tutto esclusivamente da me.

Dopo un momento di smarrimento, mi è tornata in mente la stanza del colloquio, quelle vetrate infinite sul mondo sottostante, la sensazione di pace che provavo mentre le parole si materializzavano quasi da sole sul foglio che avevo di fronte, come se vivessero di vita propria, perché in fondo non mi dovevo nemmeno sforzare di scrivere, questa era la verità. Forse ero davvero nata per quello. Ma era troppo tardi.

“Allora?”
“Ste, mi hanno presa.”
“Sei una bomba.”
“Ma per piacere…”
“Vuoi farti adulare?”
“Smettila.”
diversodatutto“Bellina, sai come la penso. Non ti voglio influenzare nella scelta. Ma vorrei che tu non scegliessi di non-scegliere.”
“In altre parole?”
Vorrei che la tua non fosse una non-scelta: quella che si prende assecondando le paure.
“Ora è chiaro.”
“Ma l’offerta è buona?”
“Solo un pazzo la rifiuterebbe.”
“Cosa ti spaventa maggiormente?”
“L’idea di parlarne con Gabriele.”
“…”
“E alle conseguenze di una decisione di questo tipo non pensi?”
“Certo, ma il mio problema principale è lui. Il fatto di comunicarglielo, intendo. Perché non capirebbe mai e se provassi anche solo a parlargliene, scatenerebbe un inferno…”
“Perché usi il condizionale? Non dirmi che hai intenzione di nascondergli tutto.”
“Non ho altra scelta.”
“Ce l’hai invece.”
“Non capisci…”
“Capisco perfettamente. Ogni sfumatura del tuo carattere. Ogni tuo desiderio. Ogni tuo paura. Ogni aspetto del vostro rapporto.”
“Hai ragione, scusa…”
“Non ti devi scusare, ma non richiudere i tuoi sogni in un cassetto proprio adesso…sei ad un passo dalla loro realizzazione. Guardati intorno…”
“Lo faccio sempre. Ogni tanto vedo un prato fiorito. Ma altre volte un mare in tempesta.”
“E io dove sono?”
“Che domande…Nel prato, ovviamente.”
“Stai tranquilla, affronta un problema alla volta. Ma affrontali tutti.”.