“Pronto, Marco? Sono Isabella.”
“Ciao Isa, dimmi.”
“Ho deciso di seguire il tuo consiglio. Mi prendo qualche giorno di ferie, all’inizio della prossima settimana.”
“Fai bene. Ma domani vieni a vedere la partita?”
“Sì certo.”
“Perfetto. Buona serata.”.

Prima di lasciare l’ufficio, ho passato qualche minuto a riflettere su quale fosse il modo migliore per declinare l’offerta di New York. Alla fine ho scelto di adottare la strategia della sincerità. Ho ringraziato sentitamente per l’opportunità che mi era stata data, grande, troppo grande per me in quel momento. Un motivo semplice, quasi banale, ma vero.
“Non credo che ce ne saranno altre, ma farò in modo, se dovesse succedere, di farmi trovare pronta. Qualunque cosa significhi.”. Ho concluso così, senza avere chiaro quale fosse il significato preciso di quelle parole, che erano uscite spontanee da qualche parte dentro di me. Il mio cuore, era evidente, aveva già capito tutto. Anche questa volta.

Appena entrata in casa ho appoggiato la borsa all’ingresso. Non era mai successo che non la portassi con me in sala per portare avanti i progetti che mi erano stati assegnati.

E ora cosa faccio? Mi sono chiesta, mentre fissavo il muro di fronte a me. Gabriele non era ancora tornato, Stefano stava rispettando il “patto”, il computer era spento. Potevo passare qualche ora in compagnia di me stessa. Quanto tempo era passato dall’ultima volta che era successo? Non riuscivo a ricordarmelo. Forse più di dieci anni. Ho passato i primi minuti a guardarmi intorno, quasi  disorientata. Fino a quando ho deciso di prendere in mano un libro. Mi sono fatta distrarre dalla storia di qualcun altro per colmare il vuoto che sentivo. Invece di riflettere sulle sensazioni che provavo, ho fatto finta di nulla e mi sono catapultata tra le pagine del romanzo fino a tarda sera, quando Gabriele è rientrato.

“Vieni qui.” gli ho detto, allargando le braccia per invitarlo a sedersi vicino a me sul divano. “Scusa Gabry. Ti faccio sempre impazzire.” gli ho detto, mentre appoggiava la testa sulla mia spalla.
“Ho rifiutato l’offerta.”
“Anch’io.” mi ha risposto.
“COSA?” gli ho chiesto, alzando la voce con una reazione quasi ingiustificata. “Voglio dire…come mai? In che senso?” ho aggiunto, cercando di mascherare il mio stupore. E anche qualcos’altro. Una sorta di fastidio.
“Non mi convinceva la loro proposta. Ci saranno altre opportunità, ne sono certo. Questa rimarrà comunque valida per qualche mese, ma per ora ho chiesto che venisse messa in stand-by.”
“Ok…”
“Non sei contenta? Almeno rimaniamo qui insieme.”
“Sì…sì. Non sei più arrabbiato quindi?”
“Vuoi saperlo davvero?”
“Non te l’avrei chiesto…”
“Sono apatico. Non ho più voglia di discutere. Ho deciso di seguire il flusso. Andrà come deve andare.”
“Non so quanto sia sensato.” gli ho risposto, pensando che in fondo si trattava dello stesso atteggiamento che avevo adottato io.
“Sensato o no, è ciò che mi sento di fare.”
“Come vuoi. Ti va di andare allo stadio sabato? Il mio capo mi ha dato due biglietti.”
“Ma è un’amichevole…”
“E allora?”
“Bah, non mi entusiasma l’idea.”
“Pensavo che ti facesse piacere, invece. L’ho fatto più per te che per me.”
“Scusami, hai ragione. Andiamo, dai.”
“Sicuro?”
“Sì.” mi ha risposto, corrugando la fronte.
“Vedi che sei ancora arrabbiato…”
“Non capisco perché ti comporti così.”
“Così come?”
“Sei cattiva.”
“Dai Gabry, non ricominciamo, ti prego.”
“Mi vuoi abbandonare.”
“Non è vero. Ti seguo dappertutto da dieci anni.”
“E hai pensato di smettere proprio ora?”

No, ma ci sono anch’io. C’è anche il mio futuro, non solo il tuo. Mi sono piegata alla tua volontà così tante volte che non sapevo più nemmeno di avere dei sogni. Ora però li vedo. Sono lì, di fronte a me. E’ possibile che sia destinata a non realizzarli? Perché per te non hanno alcuna importanza? Forse perché sono io la prima a non dar loro la priorità che si meriterebbero?

“No. Altrimenti non sarei qui.” gli ho risposto.
“Perché sei andata a fare il colloquio?”

Perché volevo mettermi alla prova. Perché sentivo di doverlo fare. Perché è stata una delle esperienze più incredibili della mia vita. Perché mi ha avvicinato ancora di più a Stef…

“Non lo so.” ho risposto, per bloccare quel pensiero.
“Vedi che a volte prendi le decisioni senza ragionare?”
“Può darsi.” gli ho detto, per chiudere il discorso. “Ho preso qualche giorno di ferie settimana prossima” ho continuato “così mi riposo un po’.”
“Davvero? Posso stare a casa anch’io un paio di giorni. Fammi controllare.” ha detto, aprendo il calendario sul suo cellulare. “No, lunedì ho un incontro con il professore, martedì e mercoledì però sono più libero. Così stiamo un po’ insieme.”
“Ok. Pensavo di tornare a casa qualche giorno. Ti va di scendere? O preferisci stare qui?”
“Andiamo a Firenze.”
“Dopo prendo i biglietti allora.”.

Quel sabato siamo andati a San Siro a vedere Inter-Fiorentina. Un’amichevole, certo, ma per due tifosi come noi poteva tranquillamente essere una partita come un’altra, da vivere con la stessa intensità e lo stesso trasporto di una giornata di Serie A. Invece nemmeno la Viola era riuscita a smuovere i nostri animi.
“Che entusiasmo, ieri sera…” mi ha scritto Marco la mattina successiva.
“Hai ragione. Hai perfettamente ragione.”. Ho premuto Invio mentre Gabriele stava ancora dormendo profondamente.
Mi sono alzata dal letto per andare a prendere la borsa dell’ufficio, che era rimasta accanto alla porta di ingresso da venerdì sera. Ho cercato di non cadere nelle tentazione di frugare al suo interno per cercare il Blackberry, ma dopotutto ero lì, inginocchiata a terra, per quale motivo? Per uno soltanto: volevo parlare con Stefano. Subito. Ho preso il telefono dalla tasca interna e ho composto un messaggio, ricevendo una risposta quasi in tempo reale.

e-se-fosse-domani“Mi chiedevo…ma tu stai rispettando il patto? Io no ovviamente! Non mi scrivi…ma non controlli nemmeno l’email dell’università?”
“Fottiti! Ma te lo dico davvero di cuore! Cosa devo rispettare? Ma come faccio? E soprattutto, perché? Tu vuoi questo! Se ti scrivessi riceverei le solite risposte da streghetta. Ma come faccio a non controllare? Bellina è andata via? Ti prenderei a morsi, giuro! Comunque…come stai? Meglio? Ti adoro e sono sempre qui.”
“Ste, credo che tu non abbia capito niente…”
“Può darsi. Ti vorrei qui con me come quel giorno di settimana scorsa.”
Mi sono appoggiata con la schiena al muro, mentre riflettevo sulla risposta da dargli.
“Anch’io…Chissà quando ci sarà un altro giovedì.”
“E se fosse domani?”
“Eh magari…”
“Prenditi un giorno libero e vieni a Genova. Sono qui.”
“Sono in ferie fino a mercoledì.”
“Vieni qui. Vieni qui. Vieni qui.”
“Ma…non posso.”
“Puoi.”
“Ma…Laura?”
“Non c’è. Non ti volevo dire nulla per ora, ma ci sono stati un po’ di cambiamenti.”
“Che cosa?!” gli ho chiesto, mentre il battito del mio cuore accelerava sempre di più.
“Ti aspetto. Scendi a Brignole.”
“Ste, un attimo, fammi riflettere.”
“A domani.”.

Un altro scossone, così violento che avevo la sensazione che la mia testa stesse ruotando su se stessa. Ma era esattamente quello che mi serviva, che stavo cercando e che sapevo…avrei trovato. Perché con lui era così: pedalava, sempre, nella mia stessa direzione. Anche quando fingevamo di non conoscere la nostra meta.