“Isa, tutto ok? Mi sei sembrata un po’ strana ieri sera.”
“Sì, perchè?”
“Eri silenziosa, assente, distratta…anche un po’…triste?”
“Poi?”
“Di’ che non è vero.”
“Hai dimenticato stanca. Sono stanca.”
“Chi pensi di prendere in giro?”
“Dai, lasciami stare. Sono venuta qui per rilassarmi.”.

Senza aggiungere nulla, mio fratello mi ha voltato le spalle e si è diretto verso la cucina.
Sono rimasta qualche minuto in sala da sola. Guardavo il quadro appeso sulla parete di fronte a me e pensavo a quelli del nostro appartamento di Milano, che avrebbero dovuto colorare i muri bianchi, mentre erano rimasti nello sgabuzzino. O forse ad un certo punto erano finiti addirittura in cantina, perchè occupavano spazio per altri oggetti più utili.

Mi sono alzata di scatto. “Comunque in parte hai ragione.” ho detto ad alta voce, mentre uscivo dalla stanza.
“E quindi, cosa ti passa per la testa?”
“Un ciclone.”
“Lascialo.”
“Chi?”
“Eh…chi…Gabriele.”
“Ma cosa stai dicendo?”
“Isa…”
“Non voglio.”
“Hai paura.”
“Ho paura e non voglio.”
Sei felice?

“Proviamo con un’altra domanda. Cosa rappresenta per te Gabriele?

Non riuscivo a rispondere. Fissavo mio fratello, che con un movimento del viso cercava di tranquillizzarmi e di creare spazio per le mie parole, ma loro restavano lì, appese chissà dove.
“Hai la risposta.” mi ha detto.
“No, non ce l’ho.”
“Appunto. E’ questa.”.

Non potevo dargli torto e non avevo nemmeno il coraggio di guardarlo in faccia.
“Isa, non c’è niente di male. Stai tranquilla.”
“Come faccio? Pensi che sia semplice?”
“Non ho detto che lo sia.”

Ho sentito il telefono vibrare nella tasca dei jeans.
“Torno subito.” ho detto a mio fratello, che mi ha fatto un cenno di intesa con la mano.

“Pronto.”
“Bellina! Cosa succede?”
“Nulla.”
“Non è vero.”
“E’ vero.”
“No.”
“Ok, ciao.”
“No Ste, aspetta.”
“Dimmi.”
“Mi manchi.”
“Anche tu.”
“Mi abbandonerai?”
“Mai e poi mai. Quante altre volte me lo chiederai?”
“Non lo so. Non capisco più niente. Questo sentimento può crescere ancora? Ci sarà un limite?”
Ma cosa sto dicendo? ho pensato. “Niente, scusa. Non so perchè ti ho fatto questa domanda.” ho aggiunto, temendo che mi prendesse per matta.
“Crescerà sicuramente. Ogni giorno.”
“Quindi non ci possiamo più tirare indietro?”
“Ne abbiamo già parlato più di una volta. Direi proprio di no.”
“Sono ripetitiva, hai ragione.”
“Non ti preoccupare. E’ tardi per farlo. E poi, perchè dovremmo? Mi sento completamente diverso. E’ come se fossi rinato. Lo vedo anche nel modo in cui mi relaziono con gli altri.”
“Anch’io. A parte qualche momento di smarrimento. Ieri sera, ad esempio…”
“Cosa?”
“Niente. Ti posso richiamare tra un po’?” gli ho chiesto. Mio fratello mi aveva fatto un segno con la mano dalla finestra per chiedermi di rientrare.
“Quando vuoi.”.

Avevo camminato per tutta la durata della telefonata, attraversando la sala, uscendo dalla porta finestra e raggiungendo l’estremità opposta del giardino.
Sono tornata in cucina saltellando. “Che c’è?”
“Volevo finire il discorso prima di uscire. Pensavi di cavartela così?”
“Sinceramente sì!”
“Sei già cambiata. Cosa ti fa quel ragazzo?”
“Non so di cosa tu stia parlando.”
“E’ lo stesso di quella sera? Vedo che ogni tanto mi ascolti, allora.”
“Ma cosa dici…”
“Quando ti ho detto Non so cosa tu stia facendo, ma qualsiasi cosa sia, continua a farla, quella sera da te, ti ricordi?”
“Certo che mi ricordo.”
“Beh, sapevo che c’era di mezzo qualcuno. Non ti chiedo nulla, dimmi solo se è lo stesso ragazzo di allora.”
“Sì.” ho ammesso, alzando gli occhi al cielo.
“Hai capito, la piccola Isabella…”
“Smettila.”
“Chi l’avrebbe mai detto, paladina della fedeltà!” ha detto ad alta voce, tirandomi la coda.
“Non mi prendere in giro.”
“E non ridere.” ho aggiunto, spingendolo verso il muro.
“Quindi che intenzioni hai?” mi ha chiesto.
“Nessuna.”
“Sì, ok. Te lo richiedo tra qualche ora, nel frattempo pensa ad una risposta sensata.”.

Prima che potessi controbattere, era già uscito con le chiavi della macchina in mano.
Mi sono seduta sui gradini della scala che dalla cucina portava al giardino, guardando verso la strada.

“Isa!”. Mio fratello aveva ancora qualcosa da dirmi. Mi sono avvicinata al cancello, attaccandomi con le mani alla ringhiera e osservando la scena dallo spazio tra le due sbarre centrali.
“Dimmi.” gli ho detto.
“Sembra che tu sia in una gabbia.”
“Dai, non esageriamo. Sicuramente sono bloccata, ma ho fatto tanti passi avanti nel’ultimo periodo. Ci vuole tempo. Sai quante volte, in passato, ho giudicato chi non riusciva a sbloccare la propria situazione, rimanendo in un limbo o, peggio ancora, ignorando le sensazioni, nascondendo i sentimenti, fingendo che non fosse successo nulla? Ora capisco molto più profondamente i racconti di quelle persone e risponderei loro in modo diverso, con molta più accoglienza e comprensione. Perchè è difficile mettere la propria vita in discussione, lasciare il certo per l’incerto, buttarsi a capofitto in qualcosa di emozionante ma allo stesso tempo sconosciuto. Da scoprire giorno per giorno, perchè non c’è nulla di prevedibile e in fondo è proprio questo l’aspetto che lo rende così bello e speciale, ma fa paura, tanta…Non so se riesco a spiegarmi.”
“Ti capisco benissimo. Non pensavo di dare il via a questo monologo, ho usato quell’espressione perchè adesso, in questa posizione, con le mani sul cancello, sembrava che fossi all’interno di una gabbia. Non era una metafora, ma sono contento che tu abbia frainteso. Probabilmente avevi bisogno di parlarne.”
“Che cretina! Pensavo che ti riferissi al mio immobilismo.”
“Meglio così.”
“Stamattina Gabriele mi ha detto che andrà all’estero per lavoro e pensavo di seguirlo. Staremo via per tre settimane. Poi mi toccherà lavorare per tutto il mese di agosto, ma almeno…”
“Almeno cosa?” mi ha chiesto, senza aspettare che terminassi la frase.
“Almeno mi chiarisco le idee.”
“Quindi torni con una decisione.”
“Dubito…”
“E aggiungo che non lo sai ancora, ma l’hai già presa.” ha continuato, quasi ignorando le mie parole.
L’ho guardato negli occhi senza dire nulla. Il cellulare aveva iniziato a vibrare di nuovo. Ho risposto alla telefonata, mentre mio fratello metteva in moto l’auto. Gli ho rivolto un altro sguardo, accompagnato da un gesto della mano.
la-formula-perfetta“Ciao amore mio immenso.”
“E questa da dove ti è uscita?” ho chiesto a Stefano.
“Ciao strega.”
“Grazie.”
“Lo sei.”
“E’ vero. Stamattina pensavo che in fondo ti piace molto anche questo lato del mio carattere. Tu vuoi Bellina solo per te sempre…”
“Sono follemente innamorato di lei.”
“…e ogni tanto anche Streghetta, così la puoi maltrattare e prendere in giro.”
Questa è la formula perfetta, per la quale sarei disposto a tutto.”
“Lo so.” ho detto, cullandomi in quella dolcezza. “Vado a prepararmi.”
“No, aspetta un attimo.”
“Ste, sono già in ritardo.”
“Va bene. Mi scrivi dopo?”
“Sì. Bellina ti manda un bacio. Anche lei è follemente innamorata di te.”.