Durante il viaggio di ritorno, non potevo fare altro che ripensare alle prime ore di quella mattina.

Avevo aperto gli occhi di fronte alla magia dei colori dell’alba. Cercando di rimanere immobile per non svegliare Stefano, mi ero guardata intorno, per coglierne tutte le sfumature. Il mare, dopo una notte burrascosa, aveva messo da parte la sua inquietudine. Era una tavola piatta che rifletteva la luce del sole che stava facendo capolino di fronte a me.
Ed io mi sentivo proprio così…finalmente calma e padrona dei miei sentimenti.

Eravamo stanchi e scomodi, ma nessuno dei due, i quei momenti, se n’era accorto.
Solo più tardi, muovendomi all’interno della carrozza numero 2 dell’Intercity diretto a Milano Centrale, avevo avvertito i primi segni di spossatezza e un leggero dolore alla schiena.

“Mi scusi…” ho sussurato alla signora che stava riposando con la testa appoggiata al vetro.
“Sì?”
“Sarebbe il mio posto…ma posso sedermi da un’altra parte se è un problema.”
“Si figuri, mi alzo subito…sono io l’abusiva. Posto numero…71?”
“Esatto…ma ripeto, resti pure qui. Cerco un’alternativa.” le ho risposto. Mi sono rivolta a quella donna con una dolcezza tale che non pensavo potesse fare parte della mia indole, ma a Stefano dovevo riconoscere anche il fatto di avere fatto emergere alcuni lati del mio carattere che erano nascosti dentro di me, ma chissà dove.
“E’ la prima volta che ci incontriamo?” mi ha chiesto la signora, alimentando un dubbio che io stessa avevo dal primo scambio di parole con lei.
“Me lo stavo chiedendo anch’io.” ho ammesso.
“Come ti chiami? Posso darti del tu?”
“Certamente! Isabella.”
“Sei di Genova?”
“No, sono nata a Firenze, ma vivo da un po’ di anni a Milano…”. Volevo chiederle quale fosse il suo nome, ma quando abbiamo incrociato lo sguardo, non sono riuscita a finire la frase.
“Che strana sensazione…” ho detto a bassa voce, forse cercando di non farmi sentire.
“Di…familiarità? Se è così, è la stessa che ho io…” mi ha risposto, con mia grande sorpresa.
“Già…bene, le cedo il mio posto allora. Resti pure qui.”
“Ti ringrazio. Sei molto gentile.”
“Si figuri. Buon viaggio allora.”. Mi sono allontanata portando via con me l’effetto particolare di quell’incontro.

Qualche fila più avanti, ho individuato due sedili liberi e scelto senza indugio quello nella direzione di marcia del treno. Sedendomi, ho avvertito i primi dolori alla schiena, che però sparivano ogni volta che nella mia mente si materializzava la fotografia della notte appena trascorsa sugli scogli.
Continuavo a rigirare il cellulare tra le mani, senza accenderlo. L’avevo tenuto spento fino a quel momento, temendo che Gabriele mi chiamasse o scrivesse, consapevole del fatto che mi sarei comunque trovata presto di fronte a lui, tre giorni dopo, nel nostro appartamento di Milano.

Invece non ho ricevuto nessuna notifica che lo riguardasse.
“Gabry, tutto bene?” mi sono limitata a chiedergli.

Ho pensato, fino all’ora di cena, che non mi avesse risposto. In una situazione di lucidità normale, mi sarei preoccupata così tanto che avrei iniziato a tempestarlo di messaggi e telefonate, ottenendo come effetto un suo silenzio ancora più assordante.
Quel giorno, però, era successa una cosa ancora più grave.
Inspiegabilmente non mi ero accorta che la sua risposta fosse arrivata. Poche parole, laconiche più che mai, ma comunque ignorate per cinque ore, durante le quali mi ero fatta rapire da un veloce scambio di email con Stefano.

Non riesco a smettere di sognare.” mi ha scritto, mentre allungavo il biglietto al controllore.
“Posto 71…si è accordata con la signora laggiù?” mi ha chiesto lui, mentre sorridevo fissando lo schermo del telefono.
“Come scusi?” gli ho domandato confusa.
“Niente, è tutto a posto. La lascio nella sua bolla d’amore.”
Credo di essere diventata rossa all’improvviso, perchè poco dopo ha aggiunto “Ho ragione, quindi…ah, l’amore…”
“Può darsi.” gli ho detto, nascondendo il viso con il quaderno che avevo acquistato a New York e che ormai mi accompagnava dappertutto.
“Non ti nascondere. Cosa c’è di più bello di vedere una persona innamorata?”
“Esserlo è ancora meglio.”
“Sicuramente…in bocca al lupo.” mi ha risposto, salutandomi con un cenno della mano.

non-ce-partita“Nemmeno io.” ho scritto a Stefano.
“Perchè non sei qui? Ti potevi fermare ancora un po’.”
“Non avrebbe avuto senso. Devo prima sistemare alcune cose…”
“Hai ragione. E’ giusto così.”
“Ste…può sembrare una domanda strana, ma tua mamma dove si trova in questo momento?”
“Non ne ho idea. Sai che non ci sentiamo spesso…”
“Secondo me è a bordo di questo treno.” gli ho detto.
“Ma cosa dici?” mi ha chiesto stupito.
“Ho scambiato due parole con una donna poco fa ed ho avuto l’impressione che facesse parte della tua famiglia. Magari mi sbaglio, ma non credo…”
“Non mi assomiglia per niente.”
“Ci sono sensazioni che vanno ben al di là dell’aspetto fisico.”
“Lo so, Bellina.”
“I vostri occhi sono diversi, sia nella forma che nel colore, ma mi trasmettono la stessa sensazione.”
“Di…?”
“Pace, sicurezza, energia.”
“E’ lei.”
“Ne sei certo?”
“Gliel’ho appena chiesto. Siete sullo stesso treno. E non ci crederai, ma mi ha raccontato del vostro incontro.”
“Cosa ti ha detto?”
“Che sei stupenda.”
“Dai, sii serio…”
“E’ la verità. Le ho risposto che lo so. Ovviamente non ha capito a cosa mi riferissi e così ho cambiato discorso…”
“Dai Ste, dimmi cosa ti ha detto di preciso.”
“Mi è sembrato di riascoltare uno dei nostri dialoghi, di quelli speciali, che partono dal cuore. Non l’avevo mai sentita così. Ed è meraviglioso.”
“Immagino. Lo è anche per me.”
“Stiamo scrivendo così velocemente che mi sembra di averti qui davanti a me. Anzi, seduta sulle mie gambe.”
“Credo che tu abbia la capacità di leggermi nella mente. Stavo pensa la stessa cosa.”
“Bellina, non so cosa mi succeda…ma da quando ti ho incontrata ed ho iniziato a parlare con te mi sono sentito in sintonia…Dal primo momento.”
Non c’è partita.” ho aggiunto io.
“In che senso?”
“Non c’è mai stata. Mi hai sconfitta. O forse avevi già vinto in partenza.”
“Sai bene che non è così. Qui non si tratta di combattere o gareggiare.”
“Lo so, era per rendere l’idea…”
“Te lo dico io cosa è partito…” mi ha scritto in un primo messaggio.
Partita la testa, partito il cuore, partito il corpo.” ha aggiunto poco dopo.