Ho continuato a correre fino a quando, stremata, sono arrività ad una stazione dei taxi. Ho aperto la portiera del primo della fila e mi sono seduta dietro di lui, cercando di nascondere il volto.
““Dove andiamo, signorina?” mi ha chiesto la persona al volante, un uomo di mezza età con una lunga barba completamente bianca.
“Mi hanno fatto la stessa domanda qualche mese fa…” gli ho risposto.
“Beh sa, la faccio spesso…”
“Proprio identica, intendo…ma sa che, adesso che ci penso bene, ci siamo già incontrati? Era proprio lei! Che coincidenza.”
“Non è poi così grande, questa città…”
“No, mi spiego…lo dicevo perchè a distanza di mesi le risponderei nello stesso modo.”
“E cioè, come?”
Lontano…vorrei andare lontano.”
“Tutto bene? L’ho intravista mentre arrivava, mi sembrava che stesse piangendo a dirotto…quasi singhiozzando.”
“Dopo un periodo di vagabondaggio, pensavo di essere approdata sulla luna, invece forse la sto solo guardando da lontano. Inizio a pensare che non mi apparterrà mai del tutto.”
“Come si chiama?” mi ha chiesto, voltandosi per guardarmi in faccia.”
“Chi?” ho domandato a mia volta, fingendo di non capire. “Lui…lui si chiama Stefano…ma che importanza ha?” ho poi aggiunto, senza aspettare la sua risposta.
“Ero curioso.”
“E cosa le ha fatto, se posso chiedere?”
“Mi dia pure del tu…intanto avviamoci verso Porta Venezia, grazie.”
Non avevo voglia di raccontare la mia vita ad uno sconosciuto, ma sentivo il bisogno di sfogarmi e trovandomelo di fronte, così desideroso di ascoltarmi, non sono riuscita a trattenermi.
“…E questo è quanto.” ho concluso, dopo qualche minuto.”
“Sarebbe una storia normale, se non ci fosse questo sentimento così profondo, che ha trasformato entrambi, portandovi a riflettere così intensamente su voi stessi.”
“Ma lei chi è?” gli ho chiesto, sgranando gli occhi. Non capivo come potesse avere compreso perfettamente il significato delle mie parole.
“Ho una certa età e un po’ di esperienza, tutto qui.”
“Ad ogni modo non capisco perchè dopo tutti questi mesi e dopo il suo slancio iniziale, siamo ancora in questa situazione. Che fregatura.”
“Non lo è. Sapresti dire, oggi, perchè è arrivato nella tua vita?”
Per cambiarla.
“Ecco, magari era solo di passaggio per permetterti di farlo.”
Non volevo sentire nulla a riguardo: non ero pronta ad affrontare l’argomento.
“Non può essere.” ho tagliato corto.
“Continua a lavorare su te stessa e un giorno riuscirai a dare un senso a tutto, anche a questi momenti di smarrimento. E non smettere mai di guardare la luna…non ti occorre altro.

Non riuscivo ad accettare quell’amore a metà, ma allo stesso tempo sapevo di non poterne fare a meno.
Volevo scappare, ma non ero pronta a camminare da sola.
Pensavo di essere già stata completamente trasformata dal nostro rapporto ma in realtà dovevo ancora crescere e credo che fosse proprio questo il senso di quel momento.