Ho staccato le mie labbra dalle sue voltandomi di nuovo verso il mare.
“Sai cosa ho scoperto da quando ci sei tu, Bellina?” mi ha chiesto Stefano circondandomi con le braccia.
“Dimmelo.” gli ho detto.
“Il potere che può avere un bacio.”
“Se te lo stessi chiedendo…” ha continuato, interrompendo il mio silenzio e riavvicinandosi alla mia bocca “Riesco a respirare la tua felicità e le tue preoccupazioni, la tua gioia e le tue paure…E’ una sensazione meravigliosa. E davanti al mare le percepisco ancora più nitidamente.”
“Restiamo qui?” gli ho domandato.
“Quindi non provi nulla di tutto ciò?”
“Restiamo qui?” gli ho chiesto una seconda volta.
“Tutto il tempo che vuoi.”
“Pensavo qualche ora, per iniziare…” gli ho detto, allungando il collo per farmi baciare in un punto preciso.
“O qualche giorno…” ha continuato lui, appoggiando le labbra proprio lì.
“Non possiamo.” ho ribattuto con freddezza.
Si è subito allontanato dalla mia pelle, appoggiando il capo sullo scoglio dietro di sé.
“D’accordo, iniziamo con qualche ora, poi si vedrà.”
“Sai, Ste…se torno indietro con la mente, solo qualche mese fa non avrei mai immaginato di poter passare una notte insieme a te.”
Ci sono cose che devono semplicemente accadere.
“Ci saremmo potuti fermare.”
“Ne sei sicura?”
“Non lo so. Però so che qualcuno ci riesce.”
“Perché se lo impone.”
“Può darsi.” gli ho risposto, sfiorando una goccia d’acqua salata che era atterrata in quel momento sul dorso della mia mano.
“Quanti motivi avevi di fermarti?”
Ho stretto le dita in un pugno con l’idea di elencare, una ad una, le ragioni per cui l’avrei dovuto fare.
“Tanto per cominciare…”
Guardami negli occhi.
“Perché?” gli ho chiesto, ignorando la sua richiesta mentre, con il pollice alzato, credevo di essere pronta a partire con il mio elenco. “Allora, innanzitutto…”.
Guardami negli occhi.” ha ripetuto.
Ho deciso di dargli ascolto e mi sono girata verso Stefano per incrociare il suo sguardo. Le mie dita si sono subito lasciate andare, senza che ne potessi più controllare la presa. I pensieri sono diventati nebulosi e il cuore mi ha intimato di dargli retta, lanciandomi un segnale chiaro: una fitta molto simile a quella che avevo sentito quando avevo iniziato a creare un po’ di spazio per Stefano nella mia vita.
“Dicevi?” mi ha chiesto, sorridendo.
“Nulla.”
“Mi sembravi convinta, invece.”
“Volevo apparire così.”
“E’ proprio questo il punto. Quando riuscirai a capire che con me non puoi apparire, ma puoi soltanto essere te stessa?”
“Lo so già.”
“Smettila di combatterti, Bellina.”

IMG_6847Da qualche minuto si stava arrotolando la mia coda sulle dita mentre, con l’altra mano, mi accarezzava la gamba destra.
“Facciamo l’amore qui?” mi ha sussurrato all’orecchio.
“Tu sei completamente fuori di testa.”
“Come vuoi…peggio per te.”
“Perdiamo entrambi.” ho ammesso, a bassa voce.
“Appunto. Quindi…” ha continuato, sfilandomi la maglietta.
“Questa almeno lasciamela.” gli ho detto, tirandola nella direzione opposta.
“No.”
“Così mi fai impazzire, Ste.”
“Magari è quello che voglio.”
“Perché mi fai questo?” gli ho domandato.
“Ti darò tutto ciò che desideri. Oggi e sempre.”
“Allora dammi un bacio.”
Prima ancora che finissi la frase, mi aveva girato il viso afferrandone il mento.
“Solo uno?” mi ha chiesto, avvicinandosi ancora di più all’angolo della mia bocca.
“No, infiniti.”
Senza staccarci uno dall’altra, ci siamo spostati sullo scoglio di fianco, più piatto e riparato sia dalle onde del mare che dalla vista di eventuali passanti.
“Guarda che nessuno si spinge fino a qui.” mi ha rassicurata Stefano, interpretando il mio sguardo preoccupato.
“Lo spero.”
“Non ci pensare. Svuota questa testolina.” ha detto, dandomi dei pugni delicati sulla fronte.
Sono riuscita a seguire il suo consiglio. Mentre facevamo l’amore, quella notte, mi sono scordata di dove fossi, di dove mi trovassi fino a poche ore prima, dei motivi per cui non avrei dovuto essere lì ma anche di quelli per cui invece, in fondo, forse non dovevo rimproverarmi proprio nulla, perché dentro di me sapevo che avevo già preso la mia decisione e che stavo solo aspettando il momento di portarla alla luce. Ho fatto un salto in un luogo in cui non ero mai stata, eppure mi sembrava così familiare. La complicità innata che avevamo scoperto di avere si ripercuoteva anche nell’intimità, in modo ancora più palese.
Mi sono addormentata sul suo petto alle prime luci dell’alba. Il mare aveva replicato per tutta la notte i nostri movimenti e si era finalmente acquietato mentre, esausti, ci abbandonavamo ad un sonno di un paio di ore.
Sono stata svegliata dal verso di un gabbiano che aveva preso posto a pochi metri di distanza da noi. Mi sono girata verso Stefano, che stava osservando i miei movimenti.
“Hai dormito?” gli ho chiesto, stropicciandomi gli occhi.
“Sì. Due o tre minuti.”
“Solo?”
“Non riuscivo a prendere sonno per l’emozione. Non ho mai provato nulla di simile prima d’ora.”
“Neanch’io. Mi batteva il cuore così forte che pensavo potesse scoppiare da un momento all’altro.”
“Bellina.” mi ha detto, appoggiando una mano sul mio fianco. “Sei un sogno.”
In quel preciso istante ho pensato davvero di essere planata in un territorio indefinito. I brividi mi scorrevano lungo la schiena e sembravano non fermarsi mai. Tre giorni dopo, durante una chiacchierata sotto casa mia, mi ricordo che stavo cercando di spiegarli cosa avessi provato.
Credo di essere stata qualche secondo in paradiso. Ma forse no, perché in fondo non so esattamente che cosa ci sia lassù. E non posso nemmeno avere le prove della sua esistenza. Invece ci sono stata eccome. Ed è il luogo più bello in cui mi potessi portare.“.