“Lo so che ti starai chiedendo che fine ho fatto. Ho letto la tua email nell’istante in cui l’ho ricevuta e non ho smesso nemmeno per un secondo di pensare a come risponderti. Non saprei da dove cominciare, ma devo farlo…non credo che finirò mai di scrivere. Ad ogni modo, ti va di prendere un caffè insieme oggi pomeriggio?”.

In realtà non mi ero stupita di quell’attesa. Dopo tutto erano passate solo tre ore dal mio invio e considerando che a me erano servite intere settimane per riuscire a mettere insieme due righe, non avevo aspettative sui tempi di risposta.

Ho chiesto un permesso in azienda e prima ancora di ricevere l’approvazione del mio capo, ho dato appuntamento a Stefano alle 14.30 in un bar che era comodo per entrambi.

Così poco dopo ci trovavamo uno di fronte all’altra, un po’ in imbarazzo per una situazione che avevamo vissuto già un milione di volte. Ma quel giorno, di fronte a uno dei soliti caffè, c’erano due persone diverse. O meglio, c’eravamo noi insieme a tutto quello che avevamo sempre nascosto.

Lo sai cosa significa quando ti brillano gli occhi? Sei davvero felice. Come in questo momento.”.
Mi sono immediatamente voltata verso sinistra, guardando nel vuoto, mentre Stefano continuava a parlare. “Dobbiamo cercare di confrontarci il più possibile per tentare di slegare tutti i nodi che ci sono in questa storia. Mi hai scritto che per te è come se ci fosse in ballo un discorso senza capo né coda. Rende perfettamente l’idea. Io avevo pensato a un filo. È da un po’ che analizzo questa strana situazione e sono riuscito a darmi alcune spiegazioni. Alcune te le ho già dette, altre no. Non è il momento, credo. Non vorrei che scappassi di nuovo.”
“Dimmi tutto, ti prego” ho replicato.
“Lo farò, non c’è fretta. Ma intanto vorrei che mi dicessi perché secondo te dovrei sparire.”
“Non lo so.”
“Bene, sappi che non lo farò. Non potrei mai. Dobbiamo però cercare di avere un rapporto meno studiato, altrimenti non ne usciamo più.”
“Lo so Ste, non è semplice. E tra l’altro adesso parti…tra qualche ora sarai sull’aereo e finirà tutto.”
“Ecco la prima domanda che mi viene in mente. Finirà…cosa? Perché io non lo so. Dobbiamo innanzitutto capire di cosa stiamo parlando e il silenzio non è di certo il modo migliore per farlo. Non credo che con la mia nuova vita possa cambiare la situazione. È come se avessi a che fare con una bomba a mano inesplosa. Comunque aspettiamo e vediamo.”
“Sì…aspettiamo” ho aggiunto, con un tono di voce poco convinto.

ti-brillano-gli-occhiLa paura che provavo svaniva quando lo guardavo negli occhi. Ma riuscivo a sostenere il suo sguardo solo per pochi secondi. Era sempre stato così. Non capivo perché, però ero certa di una cosa: in quei momenti, anche se brevi, non avrei mai voluto essere altrove. Tutto quello che avevo intorno diventava irrilevante. Le mie preoccupazioni svanivano per poi ripresentarsi, quando rimanevo sola, molto più grandi di prima.

Mi ha salutata con una carezza sul viso, un gesto semplice ma allo stesso tempo, per me, di una dolcezza disarmante, a cui non ero abituata e per il quale, in qualsiasi altro contesto, avrei provato fastidio. Non era un caso che i miei amici mi soprannominassero heart of stone…cuore di pietra. Ma con lui ogni “regola” che avevo applicato alla mia vita fino a quel momento passava in secondo piano. Anzi, era come se non fosse mai esistita.

Gli ho preso la mano e ci siamo guardati per qualche istante, senza dire una parola, nemmeno un “ciao” quando, con gli occhi lucidi, ci siamo allontanati e abbiamo iniziato a camminare in direzioni opposte.

Due minuti dopo, mi è arrivata una sua email sul Blackberry.
L’aveva sicuramente già scritta. Se me l’avesse inviata prima del nostro incontro, probabilmente non mi sarei mai presentata.