Mi ritrovo spesso a riflettere su cosa ne sarebbe stato di me se non avessi accettato quella proposta: in poche parole non ci sarebbe niente di quello che c’è adesso e se questo da un lato mi terrorizza, dall’altro mi riempie di orgoglio.

Mi spaventa il fatto che un no mi avrebbe portato da tutt’altra parte o – peggio – mi avrebbe tenuta con i piedi ben saldi per terra, ma completamente immobili. Sarei andata o rimasta altrove e di una cosa sono certa…non poteva essere un posto migliore di quello in cui mi trovo ora. Ma non perché ho la sfera di cristallo e sono in grado di vedere quali altre opportunità la vita mi avrebbe potuto offrire. Semplicemente perché mi sento felice.
Allo stesso tempo sono fiera di me perché non è stato affatto semplice.

È successo tutto così in fretta che non ho nemmeno avuto il tempo di fermarmi a pensare. In quei mesi ho avuto l’impressione che l’universo mi stesse assecondando, dandomi ogni giorno dei segnali inequivocabili.
Non ti fermare.

Quando mi muovo, tutto si muove, e così andare avanti fa meno paura.
Se solo avessi capito subito che quel movimento fosse stato innescato da me ed alimentato ogni giorno dalle mie azioni, non mi sarei stupita così tanto delle conquiste di quei nove mesi.

Ho continuato a scrivere perché mi faceva stare bene. Sembra banale ma non lo è. Avevo passato dei momenti in cui preferivo stare male piuttosto che rimboccarmi le maniche, ma poi finivo sempre per stare peggio.
Invece quelle storie mi portavano fortuna, o meglio mi portavano via da quel periodo di assestamento, per trasportarmi in un periodo di altri cambiamenti.

Per la prima volta mi sentivo davvero in grado di scegliere chi diventare: avevo deciso di diventare me stessa e di portare alla luce anche le più insignificanti sfaccettature della mia personalità.

Le storie non raccontavano di me, ma nelle parole che scrivevo c’ero io. Nei dettagli, nei luoghi, nel tono della voce dei personaggi, ero dappertutto.

Nonostante tutto, dopo nove mesi ho interrotto la mia collaborazione con l’azienda. Scavando dentro me stessa avevo capito che non mi volevo trasferire. Sapevo di lasciare un ruolo prestigioso, ma allo stesso tempo ero certa che sarebbe arrivata un’altra opportunità. Volevo rimanere a Milano. Nella città che avevo tanto odiato durante l’università, ma che con il passare del tempo mi aveva conquistata. La città in cui avevo chiuso una relazione, in cui ero stata travolta da un ciclone, in cui presto avrei trovato un nuovo lavoro e insieme a quello, tutta la magia che credevo non facesse più parte della mia vita.