Il fatto di avere provato qualcosa per un altro uomo, nonostante si trattasse di un sentimento non ben identificato e oltretutto bloccato ancora prima che potesse tentare di sbocciare, mi aveva reso libera: poteva esserci qualcos’altro, me lo sentivo. Prima o poi l’avrei trovato, o magari lui avrebbe trovato me. E con lui non mi riferivo solo ad una persona, ma al mio posto nel mondo. Un microcosmo dal quale non avrei più sentito l’esigenza di scappare e che non mi avrebbe mai fatto sentire oppressa, come troppo spesso mi era capitato in passato.

Quella mattina avevo deciso di andare in ufficio con i mezzi. Volevo continuare un esercizio che avevo iniziato la sera precedente prima di addormentarmi con la penna e il quaderno con il palloncino rosso tra le mani, da cui non mi separavo quasi mai. Stavo cercando di mettere nero su bianco la consapevolezza che sentivo di avere in quel momento, risultato dei traguardi raggiunti negli ultimi due anni. Sentivo che tra me e il passato c’era ormai un certo distacco e questo mi permetteva di osservarlo da un punto di vista diverso: quello da cui stava nascendo la mia nuova vita.
Nonostante mi sentissi addosso gli occhi di tutti, dopo aver trovato un posto per sedermi, mi sono lasciata cullare dalla metro e ho riletto ciò che avevo scritto il giorno prima.

Ho capito
cosa significa amare veramente una persona
cosa ho sbagliato nelle mie precedenti relazioni
che ce la faccio anche da sola
che amo fare le fotografie
che ora ho una casa che adoro
che ora sono sola, ma che sono IO
che il futuro sconosciuto davanti a me fa un po’ paura
ma allo stesso tempo mi affascina
che amare davvero può voler dire lasciare andare (ma non dimenticare)
che ho preso le decisioni giuste per me
che l’amore può crescere anche con la distanza e nel silenzio più assoluto, ma quello era vero amore?
che il lavoro attuale non mi rende felice
e che quindi è arrivato il momento di cambiare
che devo accettare di non aver il pieno controllo delle situazioni
e che forse è proprio questo che rende la vita speciale
che il possesso è tutto ciò che di più distante ci sia da un sentimento autentico
che il mio posto nel mondo non l’ho ancora trovato e quindi devo continuare a cercarlo

Sono ripartita come se non mi fossi mai interrotta.

…che ho dei sogni che fino a poco fa non riuscivo nemmeno a definire
ma adesso li vedo chiaramente
e devo lottare per realizzarli
anche se fanno paura perché sono grandi
che vorrei girare il mondo in lungo e in largo
che un grande amore fa tanta paura
che non posso vivere con rimpianti
che le persone più forti sono anche le più fragili
perché sanno cos’è la sofferenza
e sanno che certe cicatrici non andranno mai via
ma nonostante questo sanno anche che si più superare tutto
che la felicità è una scelta da fare ogni giorno
che quando qualcosa ti ferisce i mezzi per superare il dolore sono dentro di te
insieme a tutti i desideri, le passioni e i sentimenti più veri
che la vita è imprevedibile
e così anche le persone
che le promesse non servono a nulla
contano i fatti
che ho tanto amore da dare
tanta paura di innamorarmi
ma fino a poco fa era più grande la paura di non innamorarmi più
che l’intimità non è solo fisica
che la complicità è l’aspetto più speciale di un rapporto
e che è rara, ma non così tanto
che mi hai fatto soffrire
ma è talmente grande l’impatto che hai avuto sulla mia vita
che non potrò mai fartene una colpa
….ecco, questo te lo prometto di nuovo…
che ho sperato a lungo di trovarti sotto l’ufficio
e mi sono illusa più che mai: ogni sera tornavo a casa distrutta
te lo immagini? Così, per mesi e mesi
fino a quando mi sono chiesta ma ne vale davvero la pena?
e la risposta è stata no
no
no
no
no
ma sai quanti no sono stati necessari prima di capirlo davvero?
Sai quanti pianti, quante sbronze, spesso in solitaria, quante notti passate a vagabondare per la città in cerca di risposte,
quanti volti felici che avrei voluto prendere a schiaffi,
quanti sogni ricorrenti,
ma ora tutto questo non c’è più. Ora sei il passato.
Ti penso, certo, come potrei non farlo,
ma senza ossessione, senza chiedermi perché, senza sperare, senza convincermi che un giorno…tu…
senza niente di tutto questo.

Ho capito
che non mi interessa sapere se mi pensi, perché anche se mi pensassi, non cambierebbe nulla.

quel-giorno-in-cuiHo alzato gli occhi e mi sono immediatamente resa conto di essermi persa tra le righe.
Nel frattempo, eravamo arrivati al capolinea. Sono rimasta seduta senza scompormi in attesa che la metro ripartisse nella direzione opposta, ho mandato un messaggio a Marco dicendogli che sarei arrivata in ritardo e mi sono buttata di nuovo nella scrittura, che si era trasformata – contro la mia volontà – in uno sfogo. Ogni tanto mi capitava. Mi sembrava di parlare con lui, pur non avendolo di fronte. Era l’unico modo che conoscevo per esternare dei pensieri che nascondevo anche a me stessa e che probabilmente, alla lunga, mi avrebbero solo fatto del male. Mi chiedevo perché non mi succedesse la stessa cosa pensando a Gabriele, ma credo che in quel caso ci fosse ben poco da dire. Era tutto chiaro da parecchio tempo, probabilmente molto prima che ci lasciassimo.

Ho capito
che arriverà quel giorno
in cui non mi farò più domande.
Ma sai che ti dico? Forse è già arrivato.

Ho chiuso il quaderno nell’istante in cui il mio telefono ha iniziato a squillare.
“Pronto?”
L’istante che mi ha cambiato la vita.