Sto rileggendo le parole che ti ho scritto l’anno scorso per questa occasione, quando non potevo in alcun modo immaginare cosa avremmo vissuto in questi trecentosessantacinque giorni e forse per la prima volta capisco di non avere alcun rimpianto. E’ una sensazione meravigliosa, una di quelle che non puoi comprendere davvero fino al momento in cui la vita ti mette nelle condizioni di provarla. Da oggi so che non avere rimpianti significa rispondere ad una domanda precisa: se potessi tornare indietro, faresti di nuovo tutto ciò che hai fatto?
Sì. Tutto. Con le stesse tempistiche, nelle stesse modalità. Non farei nulla diversamente e sai perché? Ho fatto tutto con il cuore.
Credo che il segreto sia proprio questo: per non avere rimpianti si deve dare la precedenza al cuore. 
Questo non vuol dire che sia felice, forse non lo sarò mai finchè saremo sospesi nell’aria, in questo limbo tra inferno e paradiso: ora che sono stata sia nell’uno che nell’altro so esattamente quanto possa essere luminosa la vetta e quanto buio l’abisso. Chissà se un giorno tutto questo avrà un senso.
Certo, preferirei sentirti ogni minuto della giornata, come abbiamo sempre fatto, e non una volta alla settimana. Svegliarmi con te accanto e non in un letto troppo grande per una persona sola. Ricominciare a fantasticare sul nostro futuro e camminare insieme nella direzione che abbiamo sempre sognato. Ma nonostante questo – e pur sapendo di dover vivere questo momento – rifarei tutto. Vorrei poter tornare indietro nel tempo per riscrivere ogni messaggio, ripetere ogni parola, scegliere di nuovo di provarci, prendermi ancora una volta il rischio di sbagliare. Vorrei che anche tu potessi trovare la formula per vivere sempre così, libero e senza rimpianti, spensierato e ottimista, coraggioso e consapevole dei tuoi limiti, delle tue paure e dell’importanza di provare a superarli.
A me quest’anno è servito per capire che il mio Da adesso in poi non è solo una canzone, non può essere solo un episodio di una giornata qualunque di giugno, un pianto improvviso di fronte a parole che ti toccano il cuore. E’ molto di più. E’ il punto di partenza di un percorso che mi ha insegnato a vivere. E di questo ti sarò per sempre grata.

Tanti auguri Ste,
la tua Bellina

“Le tue parole sono sempre quelle più toccanti…grazie piccola mia. Io non so se sarò mai davvero felice. Me lo sono chiesto spesso ultimamente, sai? Forse non lo sarò mai del tutto.”
“Quanto ottimismo…” gli ho scritto dopo aver provato invano ad elaborare una risposta più sensata.
“Mi sento uno schifo.”
“Ma anche oggi? Dai, è il tuo compleanno!”
“Mi chiedo come tu possa essere ancora qui.”
“Viva? Quello me lo chiedo sempre anch’io. Scherzi a parte, ma come puoi dire una cosa del genere. Ste, smettila, stai diventando pesante. Leggerezza, ricordi? Ne parlavamo sempre all’inizio, mi sembra di capire che tu l’abbia persa per strada…”
“Quando ci vediamo?” mi ha chiesto dopo una pausa di più di mezz’ora.
“Ci sono sempre, lo sai. Dimmi tu.”
“Domani?”
“Ok.”
“Verso le 18.30?”
“Va bene.”
“Ah, no, aspetta, ora che ci penso ho una riunione che finirà sicuramente tardi. Usciamo a cena?”
“Come vuoi, va benissimo.”. Lo assecondavo in tutto senza nemmeno rendermene conto.
“Stupendo. Stupenda, tu…”
“Ste…”
“Dimmi.”
“Che fai stasera? Se non vuoi rispondere non importa.”
“Nulla, sono a casa.”
“Perchè non ci vediamo allora?”
“Perchè…beh…”
“Ok, ho capito. Non ti preoccupare.”
“Non è come pensi. Sono qui da…”
“TI prego, preferisco non sapere nulla. E’ già complicato così. Cerca di non darmi buca domani. Io non ti scrivo, aspetto che sia tu a darmi conferma, ok?”
“Non ci sarà bisogno di conferma.”
“Cerco di crederci.”
“Bellina, non ti fidi più di me, vero?”
“Purtroppo mi fido, anche se forse non dovrei. Ricordati sempre che credo a tutto ciò che mi dici. Se dovessi scoprire che mi stai prendendo in giro, io…” ho inviato il messaggio senza concludere la frase.
“Non lo farò mai.”
“Ok…mi raccomando. Non sopporterei il dolore.”
“Stasera vado ad una festa. Sono costretto a farlo…”
“Ecco, appunto.”
“Cosa? Prima non mi hai permesso di dirtelo.”
“Mi hai scritto che eri a casa.”
“Te lo stavo scrivendo, ma tu…”
“Tu cosa?”
“Tu non mi credi quando ti dico che sto male.”
“Ma cosa c’entra ora?” gli ho chiesto, sfinita da quel discorso che sembrava non avere nè capo nè coda.
“Non trovo un senso in quello che faccio. Vorrei chiudermi nella mia stanza e passarci intere giornate, senza vedere nessuno. Esco per non impazzire, mi faccio trascinare da un evento all’altro per prendere un po’ di ossigeno, ecco…ti stavo scrivendo questo prima, quando mi hai fermato. Laura non è qui. Ti riferivi a questo, vero?”
Nonostante fossi nella confusione più totale, ho tirato un sospiro di sollievo.
“Ste, tu sei libero di fare ciò che desideri e non devi renderne conto a me. Ricordatelo sempre.”
“Ti ho già fatto buttare nel cestino un biglietto per Boston, non ci dormo la notte…”
“Ne abbiamo già parlato, non importa, sai come la penso. Ci saranno altre occasioni, se lo vorrai…”
“Eppure sognavo di venirti incontro all’aeroporto, di portarti in giro per la città, di farti respirare l’aria del college.”
“A proposito di non avere rimpianti…”
“Tu sei molto più di me.”
“Anche se ora che ci penso un rimpianto ce l’ho.” gli ho scritto. “La casa. Quel loft, se potessi tornare indietro lo comprerei ad occhi chiusi.”
“E’ colpa mia.”

E’ colpa mia perchè ho aspettato troppo te. mi ha detto una flebile voce interiore, a cui ho deciso di non dare ascolto.

“Ma cosa c’entri tu? Ho sbagliato e basta. Certe occasioni vanno colte al volo.”
“Mi manchi Streghetta.”
“Anche tu.”
“Non vedo l’ora di vederti.”
“A chi lo dici…”
“Allora a domani.”
“A domani pazzerello mio.”
“Tuo…solo tuo.”

Solo mio.
E quindi perchè scappi?